Tutto questo tempo

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Titolo: Tutto questo tempo

Autore: Alberto Bellini

Editore: Fernandel

Anno: 2016

Pagine: 176

Prezzo: Disponibile dal 21 aprile 2016 a 14,00 euro per il formato cartaceo – 6,49 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 7

SINOSSI:

Irene e Daniele. Di nuovo insieme, dopo tutto questo tempo, sotto il cielo stellato d’agosto che piove su di loro col garbo di una carezza: un uomo e una donna cresciuti nella stessa città, dove hanno frequentato lo stesso liceo, la stessa cerchia di amici. E che negli ultimi quindici anni si sono persi e ritrovati (o anche solo sfiorati) un’infinità di volte. Ne hanno trentatré quando si vedono per quello che consegneranno alla storia come il loro primo veroappuntamento. Ed eccoli ancora a ventotto, unici spettatori di un cinema d’essai la notte di capodanno, poche ore prima della tragedia; e a ventisei, dall’altra parte dell’oceano, diretti in auto verso un aeroporto senza nome, perfetto per quello che sembra un addio, l’ennesimo. E così via, in un imprevedibile susseguirsi di incontri fortuiti. Risalendo il tempo come un fiume, Ire e Dani tornano così al pomeriggio di pioggia della loro adolescenza in cui, reduci da un funerale, e custodi di un segreto più grande di loro, decidono di lasciarsi. Nella speranza di incontrarsi per la prima volta.

LA RECE DELLA KATE:

“«Credo che dovremmo fare un patto». Ok, lo aveva detto; ora doveva solo tenere duro e avere il fegato di andare fino in fondo.

Il viso di Daniele virò di pochi gradi verso di lei. 

«Quale patto?» 

«Non dobbiamo vederci più, Dani. Mai più».”

Non tutti i libri possono essere letti in qualunque momento.

Questo vale anche per me che sono una lettrice – come si dice in gergo – forte.

Ogni libro chiama quando i tempi sono maturi, quando è pronto per essere letto, quando è pronto per essere totalmente capito. Ricevuta la rassegna stampa della case editrice Fernandel (conosciuta dopo aver recensito uno degli ultimi lavori di Gianluca Morozzi), sono stata immediatamente e inesorabilmente catturata dall’immagine di copertina di questo romanzo e, leggendo meglio i dettagli, non mi è sfuggito il fatto che l’autore fosse di Modena, la mia città. Mi sono fatta mandare il libro senza pensarci due volte, conscia del fatto che non solo mi sarebbe piaciuto, ma sarebbe piaciuto anche a voi, miei cari amici. Ho cominciato a leggerlo con lo slancio affettivo che riservo ai libri dai quali mi aspetto moltissimo, totalmente avvinta dalla storia, già innamorata di quei due ragazzi distesi sull’erba, vicini, a contare le stelle. Poi qualcosa si è spezzato e io non sono riuscita a leggere più. Non saprei cosa dirvi. Mi è entrata dentro una specie di malinconia, di senso di mancanza, di vuoto. Ho preferito lasciare per un attimo Ire e Dani. Lasciarli lì, su quel prato, concentrati sul futuro. Passato qualche giorno non ho avuto dubbi: era il momento giusto. Il libro mi stava ri-chiamando. Ho ricominciato dall’inizio, ho chiuso la mente a ogni stimolo esterno, mi sono distesa sul letto, e… l’ho finito. Per tre ore ho dimenticato molte cose, altre mi sono invece tornate in mente. Ho appuntato frasi, ho sorriso, mi sono incupita, ho trattenuto il fiato, ho fatto il tifo per quelle due anime che continuavano a incrociarsi senza mai davvero toccarsi. Il che è strano… perché io la fine della storia già la conoscevo.

Siamo nell’agosto del 2013 e Irene e Daniele sono distesi sull’erba a contare le stelle cadenti. Del resto è il 10 agosto: quando, se no? Distesi sull’erba fresca contano le stelle facendo a gara a chi ne conta di più (parlare e osservare il cielo può sembrare facile ma è un gran esercizio di concentrazione) mentre snocciolano, uno alla volta, pensieri felici. Una notte in tenda, dice lei. Un pasto decente in aereo, dice lui. Licenziarsi, dice lei. Suonare i campanelli e scappare, dice lui. Intanto le mani saettano verso l’alto, come a voler acchiappare quelle stelle birichine, toccarle e catturarle. Per lui, per lei.

Siamo nel giugno 2012 e Daniele è accanto a Irene. Sono entrambi spaventati. Probabilmente più lei di lui, ma non potremo mai saperlo e comunque Daniele ha tutta l’aria di una persona spaventata. Anzi no. Terrorizzata. Quanta forza ci vuole per proteggere la persona che ami? Quanta forza ci vuole per caricarti di responsabilità nemmeno lontanamente affrontabili?

Siamo nell’aprile 2012 e i due si incontrano in ospedale. Male al collo lui, male al ginocchio lei. L’attesa sfinisce, le sale d’aspetto non mettono allegria. Trovarsi lì sembra assurdo. Proprio lui, proprio lei. Seduti sulle scomode sedie rigide tipiche delle sale d’aspetto tastano il terreno e fanno domande retoriche e scomode, cercano di scavare nel passato, di dimenticarlo, se possibile. C’è ancora coso nella vita di Irene? Si chiama Marco, sì, ok. Ma sarà sempre coso. E Sara? Sara esiste ancora nella vita di Daniele? Domande, domande, ancora domande. Il suono della voce di lei è rimasto identico. “Mi sei mancato” è la frase più bella che esista. Fingersi indifferenti è un esercizio difficile, dannoso e inutile. L’uscita di scena ha il dovere di essere memorabile.

Siamo a dicembre 2007 e passare l’ultimo dell’anno in solitaria sembra essere l’unica strada percorribile. Ma cosa fare? Come scappare dalle voci, dalle parole, dalle domande, dalle persone? Dani e Ire si scovano nel buio di un cinema senza parcheggio, entrambi soli, entrambi abbastanza sconvolti dalla presenza dell’altro da continuare a parlare sopra le immagini, parlare stretti stretti, fitti fitti, tentando di ricucire in quel cinema, davanti a quel film, fili così logori e sdruciti da sembrare ragnatele.

Eppure esistono persone che se ne fregano dello scorrere del tempo. Persone che vivono al di sopra delle leggi della natura. Amori che non vengono distrutti dalla lontananza ma che, al contrario, dalla lontananza vengono resi più splendenti, forti, coraggiosi. Irene e Daniele sono due coraggiosi, un uomo e una donna che non si sono arresi e che hanno saputo attendere, senza aver fretta. Lottando per un poco, poi lasciandosi andare al destino, al caso, alla corrente. Non opponendo più resistenza.

Tutto questo tempo è un romanzo altrettanto coraggioso: parte dalla fine e fa compiere a noi lettori un incredibile ed emozionante viaggio nel tempo che a tratti diventa quasi onirico, quasi straniante perché noi, la fine, la conosciamo già. Noi, dalla fine, ci siamo già passati. Ma è come se… come se avessimo spiato dal buco di una serratura molto piccola e avessimo quindi potuto vedere solo una minima parte della storia. Come se, insomma, avessimo potuto vedere i personaggi principali ma non gli attori secondari, la scenografia, e tutto quello che rende una storia.. una storia VERA. E che conosce solo l’autore. Autore che non esita un attimo e che ci fa salire senza sforzo alcuno su una macchina del tempo che solo lui può guidare per noi. Indietro, ancora più indietro. Ancora più indietro. Ancora più indietro.

Fino a riempire ogni spazio, ogni domanda, ogni vuoto.

Fino a quel maledetto patto.

Fino al primo dolore, il primo rimorso.

Tutto questo tempo è un viaggio psichedelico a tratti sofferente, totalmente impregnato d’amore. Tutto questo tempo parla d’amore anche quando non ne parla affatto, perché l’amore è stato assorbito da ogni pagina, ogni parola, ogni lettera ed è così spudorato, così chiaro e limpido da far male al cuore. Ha la giusta lunghezza, il giusto ritmo, dialoghi mai banali sempre intelligenti e puntuali. La prosa pulita e scorrevole è portatrice di messaggi importanti che, spero, avrete modo di scoprire leggendo questo romanzo.

Sono conscia che ognuno di voi troverà il suo personale messaggio.

Io ne ho trovati almeno due o tre.  🙂

Buona lettura, amici.

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