La misura della felicità

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Titolo: La misura della felicità

Autore: Gabrielle Zevin

Editore: Nord

Anno: 2014

Pagine: 313

Prezzo: 16 euro per la versione cartacea – 3,99 euro per la versione digitale

Il voto della Kate: 8

SINOSSI:

Dalla tragica morte della moglie, A.J. Fikry è diventato un uomo scontroso e irascibile, insofferente verso gli abitanti della piccola isola dove vive e stufo del suo lavoro di libraio. Disprezza i libri che vende (mentre quelli che non vende gli ricordano quanto il mondo stia cambiando in peggio) e ne ha fin sopra i capelli dei pochi clienti che gli sono rimasti, capaci solo di lamentarsi e di suggerirgli di “abbassare i prezzi”. Una sera, però, tutto cambia: rientrando in libreria, A.J. trova una bambina che gironzola nel reparto dedicato all’infanzia; ha in mano un biglietto, scritto dalla madre: “Questa è Maya. Ha due anni. È molto intelligente ed è eccezionalmente loquace per la sua età. Voglio che diventi una lettrice e che cresca in mezzo ai libri. Io non posso più occuparmi di lei. Sono disperata.” Seppur riluttante (e spiazzando tutti i suoi conoscenti), A.J. decide di adottarla, lasciando così che quella bambina gli sconvolga l’esistenza. Perché Maya è animata da un’insaziabile curiosità e da un’attrazione istintiva per i libri – per il loro odore, per le copertine vivaci, per quell’affascinante mosaico di parole che riempie le pagine – e, grazie a lei, A.J. non solo scoprirà la gioia di essere padre, ma riassaporerà anche il piacere di essere un libraio, trovando infine il coraggio di aprirsi a un nuovo, inatteso amore…

LA RECE DELLA KATE:

L’ho scaricato senza guardare niente che non fosse la sinossi, l’ho scaricato perché volevo “leggere per leggere”, perché non avevo voglia di niente di troppo impegnativo, perché si parlava di libri e, nonostante mi sembrasse un poco caramelloso, ho voluto dargli fiducia. Del resto quando costano così poco mi sento meno in colpa se, per caso, la lettura dovesse fermarsi a metà… o ancora prima. Avevo voglia di comprare libri scelti da me, di sfogliare la sezione “market” del mio Kindle, di leggere sinossi su sinossi, di scaricare anteprime su anteprime. Passo periodi del genere, in effetti. Talvolta non leggo assolutamente niente, talvolta invece leggo ma non ho nessuna parola che mi aiuti a scrivere una recensione degna di questo nome. Quindi, semplicemente, non recensisco. Leggere senza dover poi recensire è una libertà grande, credetemi. Il modo di leggere di un recensore differisce in mille modi dal modo di leggere di un lettore per passione-e-basta. Un recensore deve essere sempre connesso, sempre. Per rispetto di chi leggerà la recensione e per rispetto all’autore del romanzo. O questo, se non altro, è il mio pensiero. Nonostante sia un po’ che non recensisco, ho però letto molto. Ma davvero, nessuna parola sarebbe mai uscita dalle mie mani. Eppure alcuni mi sono piaciuti sul serio. Alcuni no, alcuni sono stati cancellati dal reader con una soddisfazione quasi orgasmica. Via da me, via dai miei occhi, via dal mio lettore. Via, via.

Anche La misura della felicità è stato scaricato “solo per leggere”. Ma l’ho trovato bello, e voglio condividerlo con voi, i miei lettori preferiti  🙂

A.J. ha trentanove anni e da poco ha perso l’amata moglie. Il dolore lo ha reso un uomo introverso e irascibile che trova unico sollievo nell’alcol, che beve in dosi abbondanti nel buio della sua libreria. Sì, perché A.J. è il proprietario di una libreria, l’unica della piccola isola sulla quale vive. Nella sua libreria non entrano libri per bambini, libri per ragazzi, i post-apocalittici, i post-mortem, i fantasy, i libri troppo lunghi o troppo corti, le biografie sportive e, credetemi, molto molto altro (il passo del romanzo che sto citando è una meraviglia).

A.J. non ha più molto interesse per la vita, per la libreria e per gli altri esseri umani, ecco. Si lascia vivere, convinto che sia il metodo migliore. Ma la cosa incredibile della vita è che difficilmente si “lascia vivere”: lei vuole spirito di iniziativa, avventura ed emozione.

Ed è così che un giorno, dentro la sua libreria, A.J. troverà Maya, una bimba di due anni molto sveglia e molto sola. La madre ha lasciato la bambina insieme a un piccolo biglietto, e il biglietto dice che lei non può tenerla, ma che la libreria le sembra il posto adatto nel quale far crescere Maya.

Come si incastra la vita di un uomo in lutto con quella di una allegra e chiassosa e curiosa bambina di due anni? In qualche modo, lo fa. E lo fa nel modo migliore: con umiltà. A.J. imparerà ad adattarsi ai ritmi e alle esigenze della bambina, a cambiare un pannolino, a sorridere, a sperare. Maya, dal canto suo, imparerà tutto quello che c’è da imparare da un uomo che ama la lettura, i libri scritti bene, che odia gli scrittori, che non ha molta fiducia della gente. I nostri due adorabili eroi crescono in fretta e la libreria si trasforma insieme a loro. Tra gli scaffali compaiono libri per fanciulli, libri illustrati e addirittura qualche thriller, che serve a quelli del gruppo di lettura della Polizia dell’isola. A.J. ha ripreso a vivere senza nemmeno rendersene conto, l’alcol è solo un ricordo, peraltro piuttosto imbarazzante.

Come imbarazzante è tentare di conquistare Amelia, giovane e affascinante rappresentante di una casa editrice…

Il romanzo, che a primo impatto pare essere “solo” un libro di narrativa a sfumature dal rosa al rosa intenso, trattiene tra le sue pagine colori ben più intensi. La misura della felicità contiene un giallo e… qualche altra cosa. Non sarò io a svelarvi di cosa si tratta, comunque. Certamente questo libro è più di quello che sembra. Un suggerimento? Preparate i fazzoletti, amici.

A.J. vi ruberà il cuore, le sue idee sulla letteratura moderna pure. Vorrete avere un libraio così, vorrete vivere in una piccola isola, vorrete dover prendere un ferry per giungere sulla terraferma, vorrete assistere a una delle rocambolesche presentazioni organizzate dalla libreria, vorrete conoscere Maya e parlare con lei, acuta e intelligente com’è. Vorrete entrare in quella casa, vorrete ridere con loro, bervi un bicchiere mentre parlate di libri, vorrete vederlo in mezzo agli scaffali, vorrete sapere cosa ne pensa del vostro libro preferito (ve lo smonterà, siatene certi).

Lo stile è semplice, affatto ricercato ma mai zoppicante o fastidioso. Non è certo una lettura da Nobel, ci si intenda, ma è una lettura dolce e piacevole, leggera e riposante. Le cose non vanno sempre bene, ma anche quando non vanno bene c’è modo e modo di raccontarle e talvolta anche di viverle.

Io credo che Amelia, Maya e A.J. abbiano trovato davvero, a loro modo, la misura della felicità. Che non può essere (o essere solo) la somma dei momenti lieti. Io credo che la misura della felicità possa essere il modo in cui affrontiamo il dolore. Anche.

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