Roma caput zombie

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Titolo: Roma caput zombie

Autore: Marco Roncaccia

Editore: Nero Press

Anno: 2015

Pagine: 204

Prezzo: 13,00 euro per la versione cartacea

Il voto della Kate: 7

SINOSSI:

Per Aldo la vita è dura ma anche la morte non scherza. La sua compagna l’ha lasciato, la cooperativa per cui lavora non lo paga ed è sotto sfratto. Scambia con un tossico la sua auto, per un posto in una stanza in una palazzina popolare fatiscente di un quartiere degradato di Roma. Viene morso da un piccione che gli arriva in casa dalla finestra. Da quel momento nulla sarà più come prima. Si sorprenderà a divorare il cane di un pastore sardo, i furetti allevati da un homeless che vive nel parco, fino a scoprire il raccapricciante piacere di un pasto di carne umana. Un’avventura tra orrore e degrado, in una periferia romana tristemente in rovina.

LA RECE DELLA KATE:

E finalmente ce l’ho fatta anche io a leggere Roma caput zombie, maremma pasqualina! Lo puntavo, lo puntavo e nessuno me lo spediva ahahahahah! Per fortuna, però, ho incontrato gli ammmmici della Nero Press di Roma al meeeeraviglioso BUK di Modena, i quali mi hanno fatto dono (me lo sono preso) di questo romanzo tanto desiderato. Acchiappato al volo e ficcato dentro la mia borsa da arraffona-del-Buk, me ne sono tornata verso casa, dove ad attendermi c’erano altri millantamila libri in fila per essere letti e recensiti, tutti piuttosto scocciati, alcuni addirittura polverosi e abbacchiati. Roma caput zombie ha quindi dovuto aspettare il suo turno con pazienza e zombesca dedizione. E per fortuna che gli zombie non invecchiano, per loro il tempo non passa. Infatti il romanzo ha dovuto attendere alcune settimane prima di venire aperto, sottolineato, riempito di “orecchie” e goduto. Insomma, eccoci qui, amanti degli zombie italici e non italici, splatter e non splatter, puzzosi e non puzzosi. Voi come li preferite, nelle grandi città o vanno bene un po’ ovunque? Li preferite violenti o stupidi come quelli di TWD o che altro? Vi piace sentire sotto il vostro nasino benpensante puzzo di decomposizione o preferite una cosina più pulita e perbene? Qualunque sia la vostra risposta (che rimane comunque poco influente) questo libro vi piacerà. Vi dovete fidare; venite, venite con me in questa Roma non particolarmente nuova o sovvertita, in questo mondo uguale al vostro, né più né meno. Venite a conoscere Aldo con me, su! Muovetevi! Non vi farà alcun male. A meno che… be’, a meno che non abbia fame, certo. E per fame intendo quella fame. Quella fame che ogni appassionato zombie saprà riconoscere come fame-di-carne-viva-e-pulsante, non certamente la fame da uh-come-mi-farei-un-mcdonalds-ora.

Il piccione alcolista […] si avventa contro la tua caviglia e, con una forza che ti stupisce, ti dà una beccata strappandoti un pezzo di carne.

Urli dal dolore e preso dalla rabbia gli molli un calcione che lo scaraventa oltre il davanzale.

Non lo vedi risalire in volo e senti un tonfo. Ti affacci alla finestra e, guardando in basso, lo vedi spiaccicato sull’asfalto.

Un attimo dopo non credi ai tuoi occhi – e, infatti, te li stropicci energicamente – quell’ammasso ormai informe di piume e ossa si sta muovendo. Lo vedi rialzarsi sulle zampe e iniziare a trascinarsi di nuovo.

Già. Le cose per Aldo sono parecchio cambiate da quando un piccione schifoso lo ha beccato con una certa inusuale violenza. Riportato alla vita da una esperienza di zombesca pre-morte da un solerte vicino di casa, adesso Aldo si trova improvvisamente lordato di sangue canino e molto indeciso sul da farsi. Prima di tutto bisognerà lavarsi, gettare i vestiti sporchi, tornare a casa e fare mente locale: è vero che le ferite guariscono nel tempo di un Amen e che dopo aver mangiato si sente in effetti tutto un altro uomo ma, diamine, ha spolpato un… un cane! Sarà meglio farci un mezzo pensiero sopra ma, soprattutto, cercare di resistere a quella fame, a quella nuova esistenza da non-morto che ogni poco prende il sopravvento e che lo fa sbavare indecentemente privandolo di quella umanità di cui, tutto sommato, va ancora molto fiero. Sì perché lui non è mica una bestia schifosa, non gli si staccano mica i lembi di carne dalla faccia, non puzza (non più di tanti altri esseri umani del tutto vivi, comunque), non ringhia, cammina bello dritto e non fa versi strani da telefilm. Aldo è uno come me e come voi, che mantiene il suo lavoro da operatore assistenziale lungo le strade di Roma, uno che sta accanto ai drogati e agli alcolizzati, che dovrebbe portare speranza e – appunto – assistenza agli ultimi della città.

Ma chi assiste l’assistente quand’egli non sa come assistere se stesso?

Per fortuna arrivano Claudio e Sara, due tossici che, come moltissimi altri, abitano silenziosi le strade buie delle nostre città, coppia improbabile e malata, duo in bilico su un filo talmente sottile da risultare invisibile ai più. La loro auto affianca Aldo, mani pietose gli porgono un pasto ancora vivo e guizzante, energia pura, vita pura, pura adrenalina. Un pasto – un vero pasto – è una botta orgasmica, un’esperienza dentro l’esperienza, qualcosa che colpisce Aldo come un pugno in pieno petto. Sara lo ha capito da come camminava, lo ha capito subito: quel ragazzo aveva bisogno di aiuto. Di un pasto. Perché Sara è come lui, una non-morta. Claudio, invece, altro che non-morto. Lui è già praticamente morto, un vecchio tossico malato di cancro, così vicino alla Morte (quella vera) da poterla toccare, da farsi carezzare dalle sue mani adunche e rachitiche senza provare paura. Del resto cosa c’è di peggio di una vita da tossico in questa Roma triste e senza speranza?

Con Sara al suo fianco le cose andranno meglio, perché Sara è una zombie disillusa e le cose le sa, riesce a spiegargliele, riesce a fargliele comprendere con delicata fermezza. E poi è facile da amare bella com’è, giovane com’è, intrappolata in un corpo che non conoscerà vecchiaia o malattia, maternità o morte. Si cercano, si amano, affondano i denti l’uno nelle carni dell’altra, strappano pezzi di pelle, lobi, delicate porzioni di epidermide che vengono presto sostituite da pelle fresca e nuova così come si addice a esseri come loro, un po’ zombie, un po’ supereroi di questa Roma buia e pericolosa, infestata da tossici, alcolizzati, barboni e poliziotti impiccioni e violenti.

La baci e lei risponde al bacio. Le parole sono inutili. Rimanete in silenzio a infliggervi piccole ferite che si rimarginano poco dopo facendo cadere solo alcune goccioline di sangue che si mescolano in una unica macchia sul lenzuolo.

Tu esisti. Tu Esisti. Tu Esisti.

Ma questa nuova esistenza di Aldo è solo agli inizi e davanti ha tanto, tantissimo tempo. Bisogna stare in vita, bisogna cibarsi, bisogna continuare a lavorare, bisogna amare Sara, bisogna stare attenti a Claudio, bisogna non lasciare tracce, bisogna seminare la polizia, bisogna tenere a bada l’istinto zombie. Ci sono un sacco di cose da fare, sempre con gli occhi aperti, le orecchie spalancate e il cuore (ormai immobile) comunque pronto a percepire la sofferenza altrui.

Perché gli zombie di Roncaccia sono così: esseri dediti alla morte con un occhio alla vita degli altri. Ex-uomini e donne che non rinunciano alla loro umanità e che rimangono fedeli (come possono) ai valori che li hanno portati sin dove sono arrivati, perché quel morso che li ha trasformati non li renda meno umani di tutti quelli che si divertono a menare i ragazzini di notte, nei parchi; di tutti quelli che nei vicoli provano piacere nel torturare giovani donne; di tutti quelli che ogni giorno, ogni minuto, scelgono la dis-umanità nonostante abbiano un cuore (loro sì) pulsante pronto a essere strappato e mangiato.

La Roma di Roncaccia è una Roma che sembra venuta fuori da un fumetto, un po’ pulp e un po’ sanguinaria com’è , un po’ Gotham nella sua logica irreale. E loro, i nostri zombie, chi sono? Sono i cattivi da combattere o sono invece gli eroi di cui la città ha un disperato bisogno? Chi è più umano di loro? Umanità è avere un cuore che batte, poter avere figli, invecchiare? O è forse uno stato dell’anima, qualcosa che o si ha o non si ha?

Aldo e Sara ci daranno moltissime lezioni di umanità, talvolta dolorose e commoventi ma che sembreranno strane e inattese pennellate di colore in uno scenario grigio e abbastanza desolante.

Una zombie novel italiana e ambientata in Italia, un punto di visto nuovo, divertente, scanzonato ma non per questo privo di spunti di riflessioni o di tragiche verità.

La prosa fluida e i tanti colpi di scena aiutano il lettore a camminare leggero in mezzo alle pagine che l’autore che ha scritto per lui, aiutandolo a raggiungere la fine gravato di un peso fatto di consapevolezza e riflessione, divertimento e action che sarà difficile dimenticare.

Una buonissima prima prova d’autore consigliatissima a tuuutti gli amanti del genere che si ripromettono sempre di non perdersi nemmeno un libro zombi.

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