La tristezza ha il sonno leggero

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Titolo: La tristezza ha il sonno leggero

Autore: Lorenzo Marone

Editore: Longanesi

Pagine: 384

Anno: 2016

Prezzo: 16,90 euro per il formato cartaceo – 9,99 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 8

SINOSSI:

Erri Gargiulo ha due padri, una madre e mezza e svariati fratelli, È uno di quei figli cresciuti un po’ qua e un po’ là, un fine settimana dalla madre e uno dal padre, Sulla soglia dei quarant’anni è un uomo fragile e ironico, arguto ma incapace di scegliere e di imporsi, tanto emotivo e trattenuto che nella sua vita, attraversata in punta di piedi, Erri non esprime mai le sue emozioni ma le ricaccia nello stomaco, somatizzando tutto. Un giorno la moglie Matilde, con cui ha cercato per anni di avere un bambino, lo lascia dopo avergli rivelato di avere una relazione con un collega. Da quel momento Erri non avrà più scuse per rimandare l’appuntamento con la sua vita. E uno per uno deciderà di affrontare le piccole e grandi sfide a cui si è sempre sottratto: una casa che senta davvero sua, un lavoro che ama, un rapporto con il suo vero padre, con i suoi irraggiungibili fratelli e le sue imprevedibili sorelle. Imparerà così che per essere soddisfatti della vita dobbiamo essere pronti a liberarci del nostro passato, capire che noi non siamo quello che abbiamo vissuto e che non abbiamo alcun obbligo di ricoprire per sempre il ruolo affibbiatoci dalla famiglia. E quando la moglie gli annuncerà di essere incinta, Erri sarà costretto a prendere la decisione più difficile della sua esistenza …

LA RECE DELLA KATE:

È da molto tempo che Erri e sua moglie Matilde provano ad avere un figlio. Molto, molto tempo. La ricerca ha smesso di essere emozionante e ha cominciato a mostrare tutti i suoi lati oscuri e grotteschi soprattutto a Erri, che riesce a guardarsi indietro e a fotografare il tutto con sconcertante lucidità. I camici bianchi che ti obbligano a fare sesso a comando, la moglie che ti scambia per una macchina da riproduzione, posizioni obbligate, erezioni sempre meno convinte, giorni fertili, ansie e tristezze hanno creato, in cinque anni, un sedimento fatto di mestizia, umiliazione e disamore. Quando il sesso è comandato dal concepimento e la coppia è allo stremo delle forze ci si dimentica che sotto o sopra di noi non c’è un mucchietto di spermatozoi, ovuli e ormoni, ma quell’uomo e quella donna che abbiamo scelto, amato, venerato in ogni sua forma e contenuto.

Quando una sera Matilde, dopo avergli morso il dito, gli comunica che ha una relazione – anzi che scopa – con un altro uomo, Erri capisce che la loro coppia è uguale a tante altre: non si sono salvati.

Non resta che prenderne atto, accettare che Matilde abbia perso la testa per un collega vagamente scialbo che naviga sulla cresta dei sessant’anni e cambiare casa. E vita. Il dramma familiare del nostro quarantenne protagonista è solo il mezzo per raggiungere un fine, o forse uno dei molti: parlare e ancora parlare, attraversando barriere del tempo, parlare dell’Erri bambino, ragazzo, adolescente, giovane uomo e di quell’Erri che adesso vive solo, per vicini una prostituta e uno spacciatore, attorniato da parte di quella amena e misera umanità che tanto si dà da fare per restare a galla mentre lui, invece, pare abbia passato la vita intera facendo null’altro che lasciarsi trascinare dalle correnti. Ora qui, ora là, purché non gli si richiedesse troppo sforzo o, non sia mai, di prendere una posizione netta.

Ma Erri, come tutti noi, non è un self-made man. Tutti noi siamo frutto di un’accurata selezione e trasformazione del prodotto che inizia proprio nella culla e, più precisamente, tra le braccia di quel nucleo di individui che si chiama famiglia e che, nostro malgrado, non possiamo scegliere su un catalogo patinato.

E se nella maggior parte dei casi una famiglia è ben più che sufficiente, a Erri ne sono state date in dono ben tre. E qui ci vuole della calma. Seguitemi. Erri è figlio di Raffaele Gargiulo e di Renata Ferrara. I due si separano. Renata si sposa con Mario, Raffaele con Rosalinda. Ci siamo? Raffaele e Rosalinda avranno un’altra figlia, Flor. Renata e Mario avranno Valerio e Giovanni. Mario, di suo, aveva già Arianna.

Capirete bene che se una famiglia dà qualche problema, tre famiglie possono dare molti, moltissimi problemi. Soprattutto se come madre hai una specie di comandante dell’esercito e come padre uno che non ha mai saputo fare il padre. Se i tuoi fratelli non di sangue sono il tuo opposto e se hai sempre amato la figlia del tuo patrigno. E se la tua sorellastra Flor rimane incinta senza sapere chi sia il padre e riesce comunque a festeggiare e tua moglie ti dice che sì, dopo cinque anni è incinta, e se tutte e tre le famiglie rischiano di finire gambe all’aria in meno di un amen c’è materiale bastevole per mettersi le mani nei (pochi) capelli e pregare che tutto finisca in fretta.

Perché si può ignorare la vita e lasciarsi trascinare dai flutti per un po’, anche per molto tempo se lo si desidera davvero, ma poi arriva un punto in cui bisogna cominciare a nuotare, nuotare fortissimo. Quel nuoto che significa vita, che significa assunzione delle responsabilità, che significa scelta consapevole, che significa presa di posizione. Tutto ciò, insomma, che Erri ha sempre scelto di non fare, in favore di un’esistenza sottotono, incolore ma sicura, perennemente in bilico tra ciò che vuole fare e ciò che alla fine fa per non creare confusione, rammarico o semplicemente disagio.

Se pure il plot e la storia colpiscono per personaggi e linguaggio, interessante è il continuo muoversi nei meandri della storia presente e passata di Erri e delle sue famiglie, un viaggio mai forzato, mai forzoso, mai troppo faticoso per il lettore che trova sempre il suo luogo, la sua nicchia sicura, la sua posizione privilegiata per assistere allo spettacolo senza perdersi nemmeno un passaggio (tutti importanti, tutti tasselli fondamentali della vita di Erri e mai casuali).

La tristezza ha il sonno leggero è un piccolo dramma raccontato col tono lieve di chi la vita, tutto sommato, la sa prendere anche un pochino così, come viene. Ed è bello che il messaggio finale sia comunque pregno di quella spiazzante positività e di quel luminoso colore che tanto spesso manca nei romanzi, come se dipingere una realtà cupa e mesta portasse più lettori, dovesse “svegliare” generazioni di giovani lettori e portarci a commiserarci ancora un attimo in più.

Marone con me ha fatto centro: mi ha raccontato la vita che voglio e che mi aspetto. Non facile, non leggera, non spensierata, ma sempre fortemente voluta e attesa. Anche quando non è certamente come la vorremmo.

Per recensire un romanzo bisogna prima di tutto ricordarlo molto bene, ed è per questo motivo che sono solita segnare con una piccola piega della pagina i punti fondamentali. Ma in questi giorni me ne sono completamente dimenticata, intrappolata com’ero nelle parole dell’autore, troppo occupata a sottolineare frasi bellissime, veri aforismi, passaggi indimenticabili che costellano tutto il romanzo e che, credetemi, non dimenticherete.

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