Hope – Diario di due sopravvissute

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Titolo: Hope – Diario di due sopravvissute

Autori: Amanda Berry e DeJesus Gina

Editore: Mondadori

Anno: 2016

Pagine: 374

Prezzo: 20,00 euro per il formato cartaceo – 9,99 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 8

SINOSSI:

Il 6 maggio del 2013 Amanda Berry riuscì a fuggire da una anonima casa di Cleveland, attirare l’attenzione di un vicino di casa e con il suo aiuto chiamare il 911: “Aiutatemi, mi chiamo Amanda Berry e sono stata rapita dieci anni fa”.

Il giorno dopo, su tutti i giornali del mondo, emersero i contorni della mostruosa vicenda che ha scioccato per dimensioni, crudeltà e durata. Ariel Castro, un oscuro e solitario conduttore di autobus, aveva sequestrato Amanda e altre due ragazze, tra il 2002 e il 2004, quando avevano rispettivamente 14, 16 e 20 anni. Poi le aveva segregate dentro casa, impedendone la fuga e isolandole dal mondo. Nella casa-prigione gli investigatori dell’FBI hanno trovato porte antifuga, corde e catene. Dai racconti sono emersi abusi fisici e psicologici. Pare che almeno cinque bambini siano stati dati alla luce in quella orribile bolgia e che nessuno sia sopravvissuto. Dieci anni di totale inferno. Dopo un regolare processo di grande rilevanza mediatica, Castro è stato condannato a 1.000 anni di detenzione in quanto colpevole di oltre 900 capi di imputazione. Dopo appena un mese di galera, è stato trovato impiccato nella sua cella. Questo libro, che è balzato al primo posto delle classifiche americane, è lo sconvolgente diario delle due ragazze sopravvissute: come sono state catturate, come hanno vissuto tutto quel tempo, come sono riuscite a sopravvivere e, infine, a liberarsi. Un racconto angosciante, scritto assieme a due premi Pulitzer, ma anche un testo che vuole far passare un messaggio positivo. Le due autrici vittime scrivono continuamente che anche nella notte più buia non hanno mai perso la speranza. Guardavano in tv le trasmissioni che si occupavano della loro scomparsa, assistevano alle veglie di preghiera dei vari comitati, e continuavano a dirsi reciprocamente: “hope, non perdere mai la speranza”, nonostante tutto. “Adesso vogliamo che il mondo sappia: siamo sopravvissute, siamo libere, amiamo la vita. Siamo state più forti di Ariel Castro.”

LA RECE DELLA KATE:

Una mattina vi svegliate, vi stiracchiate, accendete la luce, scendete dal letto, aprite la porta della vostra camera, ma la porta fa resistenza, non si apre. Potete scuoterla, potete girare la maniglia convulsamente ma la porta è chiusa dall’esterno, non si aprirà. Questo fa di voi, a tutti gli effetti, dei prigionieri. Non potrete più uscire, non sentirete più i raggi del sole sulla pelle, le gocce di pioggia tra i capelli, il mare, gli amici, la vostra famiglia.

Questo non è un romanzo firmato da un famoso thrillerista di fama internazionale, e non è nemmeno frutto della fantasia di uno scrittore horror. Questa è la  vera storia di due delle tre ragazze che sono state tenute prigioniere per dieci anni da Ariel Castro, il famoso mostro di Cleveland. Amanda e Gina hanno voluto raccontare la loro storia perché il mondo, che in quei dieci anni non ha mai smesso di sperare con loro, sapesse e conoscesse. Perché con la morte del loro folle aguzzino (suicidatosi in carcere un mese dopo il suo arresto) non morisse anche la voglia di raccontare, di fare giustizia e di far conoscere a tutti il vero Ariel Castro, un uomo fortemente disturbato, ma soprattutto un uomo che è stato l’incarnazione stessa del male sulla terra.

Nel romanzo vengono alternati con la dovuta cura i racconti della due ragazze, la ricostruzione della vita e dell’infanzia del rapitore (che aiuta a inserirlo in un contesto sociologico, psicologico e culturale) e la ricostruzione, invece, di ciò che durante la loro prigionia accadeva fuori dalla villetta bianca: l’impatto mediatico che i casi di sparizione hanno avuto su tutto il mondo, la vita delle famiglie di origine, le indagini (parrebbe a volte goffe e inutili) della Polizia e dell’FBI.

I racconti di Amanda e Gina, perfettamente coincidenti e lucidi ma anche terribili e osceni, insieme alle numerose pagine del diario che ha tenuto Amanda durante tutta la prigionia (prima su un vero quaderno poi su pezzi di carta raccolti qui e lì e tenuti con cura maniacale per poter – almeno – scrivere) rendono al lettore una testimonianza unica e indimenticabile.

Diamo per scontate molte cose, la più importante è la libertà.

Possiamo odiare il nostro lavoro, avere una situazione sentimentale traballante, possiamo anche avere problemi di salute ma se apriamo la porta di casa, quella si aprirà. E noi potremo salire in auto, fare due chiacchiere con le amiche, andare in palestra a sfogarci, in libreria a comprare l’ultimo romanzo uscito, al pub a farci una birra, a casa a fare l’amore. Noi siamo fatti anche di ciò che facciamo, delle scelte che compiamo, della gente che abbiamo accanto. Ma cosa succede se, all’improvviso, qualcuno decide che tutto deve sparire? Se a farci compagnia, per anni e anni e anni è solo una televisione? Se l’unico contatto umano è lo stupro perpetrato giorno, dopo giorno, dopo giorno? Cosa accade quando vedi il tuo volto in televisione, quando vedi tua madre piangere e urlare, quando la speranza minaccia di crollare?

Il mio cuore ha battuto selvaggiamente, come in preda a un’ansia folle. Era il senso di ingiustizia, a farlo battere così. Il senso di angoscia, di claustrofobia, di rabbia. Cosa è saltato in mente a queste tre ragazze di salire in auto con un uomo adulto ed entrare in casa sua? Certo, lo conoscevano, ma erano a pochi passi da casa, non c’era nessun motivo valido per salire su quel furgone (Castro stesso si stupì dell’ingenuità delle tre giovani donne). Perché, pur non essendosi mai mosse dalla loro città, non sono mai state trovate? Perché le autorità non hanno aperto casa per casa come fossero scatolette di tonno? Ho la testa piena di perché, confusa da queste brutture che accadono ogni giorno in tutto il mondo. Penso al mio essere madre, e a mia figlia. Un libro chiaro e ben scritto (anche se rimangono molti dubbi irrisolti in merito all’operato delle forze dell’ordine) che testimonia il valore della speranza, dell’amore, soprattutto dell’amore per la vita. Amanda e Gina sono ora due donne libere e felici. Dentro la casa, frutto di uno dei tanti stupri, è nata Jocelyn, la figlia di Amanda, che adesso è una bimba vivace, allegra e per niente intimorita dal prossimo, semmai ancora più curiosa e bisognosa di aria e di libertà.

Consigliatissimo.

“Signor Castro, non c’è posto in questa città, e non c’è posto in questo Paese, e in realtà non c’è posto in tutto il mondo per coloro che schiavizzano altre persone, per coloro che aggrediscono sessualmente altre persone e per coloro che brutalizzano altre persone. Per oltre dieci anni lei ha vessato queste tre giovani donne. Ha imposto loro i suoi comportamenti violenti. Pensava di dominarle, ma si sbagliava. Non ha mai portato via la loro dignità.”

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