Nero elfico

copertina-nero-elfico

Titolo: Nero elfico

Autore: Daniele Picciuti

Editore: Watson

Anno: 2015

Pagine: 278

Prezzo: 10,00 euro per il formato cartaceo – 1,99 euro per il formato digitale

Il voto della Kate: 7

SINOSSI:

Ponte Spaccato è un villaggio sperduto di quattrocentocinquanta abitanti, un paese di fabbri, muratori, contadini, falegnami e artigiani, gente semplice che conduce una vita tranquilla. Finché non fa la sua apparizione Lacero, un mezz’elfo feroce e astuto, che nel giro di poco tempo riesce a diventare sceriffo. Lui e Violata, la sua donna, una spietata assassina, si trovano presto al centro di una serie di macabri e sanguinosi avvenimenti che sconvolgono la cittadina. Il Male stesso, nelle vesti di alcuni personaggi diabolici e perversi – il demone Scribacchio, la contessa Bianca, il mago Grimorio, il nano Toro-Dai, il Negromante – si abbatte su quella povera gente che, suo malgrado, dovrà fare affidamento, per la propria sopravvivenza, al “male minore” costituito dalla scanzonata coppia di criminali. Della partita saranno le terribili gemelle Coro, il Castigatore muto, il grosso Melmone e sua madre Poiana, e numerosi altri personaggi uno più improbabile dell’altro, fino a scomodare nientemeno che dei viaggiatori stellari. Presto, tutti comprenderanno che l’ago della bilancia in questo scontro è il Trono d’ossa, un antico artefatto che dà, a chi vi siede, il dominio sui morti.

LA RECE DELLA KATE:

Lo ammetto e mi mostro per quello che sono: non avevo mai sentito nominare, prima di questi giorni, il termine bizarro fiction (sul sito della Watson viene chiamato bizzarro fiction, con due zeta, cosicché io non so bene quante zeta ci vogliano, e voi vorrete, gentilmente, scusare la mia ignoranza), termine che viene utilizzato per definire il genere nel quale collocare questo ultimo e interessante lavoro di Daniele Picciuti, prolifico autore di genere (almeno sino a ora) horror. E poiché nulla posso e devo dare per scontato, vi dirò io, semmai non lo sappiate, di cosa si parla quando si usa la parola bizarro fiction:

Bizarro fiction è un termine, mutuato dalla lingua inglese, con il quale si indica un genere letterario i cui elementi dominanti sono l’assurdo, la satira, il grottesco e il surrealismo che si fa reale. La Bizarro fiction mischia fantasy, horror e fantascienza in proporzioni variabili a seconda dell’opera, quindi ogni romanzo può essere classificato come appartenente a un genere anziché a un altro.

Ci troviamo quindi di fronte a un romanzo che, per le sue caratteristiche peculiari e imprescindibili, ci fa viaggiare attraverso più generi che si fondono tra loro fino a rendere il romanzo lo sbalorditivo e apprezzabilissimo risultato di un melting pot letterario, cosa che, a tutti gli effetti, avviene, ma che mi è stato reso palese e comprensibile solo leggendolo e solo leggendolo tutto, sino all’ultima riga.

Quello di Picciuti è un mondo decisamente fantasy popolato da maghi, orchi, giganti, elfi e mezz’elfi, contesse e oscuri cavalli elfici. Il piccolo villaggio di Ponte Spaccato è uno dei tanti villaggi che abbiamo imparato a conoscere nelle nostre molteplici letture: piccole strade, piccole case, pochi abitanti dai nomi rassicuranti e un’esistenza fatta di quelle banali e oneste cose che rendono la vita degna di essere vissuta che tu sia un elfo, che tu sia un orco o che tu sia un mago. Se invece sei il sindaco di Ponte Spaccato e vieni brutalmente ucciso, le cose potrebbero complicarsi un pochettino. Tocca trovare un altro sindaco, e in fretta. Un torneo è quello che ci vuole e quando a vincerlo è un mezz’elfo brutale e affamato di sesso di nome Lacero, non tutti sono propriamente contenti a parte Violata, donna sensuale e pericolosissima che, infastidita dai continui tradimenti del marito, non ha esitato un secondo a fargli voltare i piedi all’uscio e che ora, accidenti, deve pure fare la parte della vedova sconsolata in quel villaggio popolato da esseri mediocri che poco hanno a che vedere con lei, quasi divina nel suo essere fatale e bellissima, tanto bella quanto mortale e che sceglie Lacero come suo nuovo compagno di avventure. La prima metà del romanzo è dedicata proprio a loro: lo scopo è quello di farceli conoscere e amare anche nella loro violenta cattiveria, nella loro sincera e disincantata voglia di sangue e il risultato è che presto ci dimentichiamo che gli assassini sono loro, che sarebbero loro (in un altro mondo) i nostri cattivi, o almeno che sono anche loro dei cattivi, una coppia che farebbe la gioia di tutte le Barbara D’Urso del regno fantasy, se esistessero (e per fortuna non esistono o, se esistono, sono state presto ridotte in cenere dalle fiammate di un plotone di draghi incazzati). Violata e Lacero festeggiano la morte altrui a colpi di sesso sfrenato, perché l’adrenalina a loro fa quell’effetto lì, e a noi piace, perché dopo tutto si amano e l’amore ce li rende più vicini e più umani, meno letali. Il che, ovviamente, è una grossa baggianata: sono molto più che letali e levare un occhio a qualcuno come se fosse null’altro che una briciola su di una tavola riesce a scatenare, tutt’al più, le loro scomposte risate. Non hanno moralità e non hanno senso del limite, ma quando i morti al villaggio un tempo tranquillo e sereno cominciano a non contarsi più, tocca che i nostri due inconsapevoli eroi si diano da fare.

Ed ecco che la bellissima cover di questo romanzo prende significato: il trono d’ossa sarà al centro di una disputa e di una lotta ben più grande di quello che Lacero avrebbe mai creduto. Il punto è che siamo parte di un disegno, ma non siamo il disegno stesso. Se ne accorgeranno presto tutti i nostri protagonisti, trascinati loro malgrado in una guerra che non ha mai avuto davvero inizio a Ponte Spaccato e che non avrà fine a Ponte Spaccato, ma che è cominciata molto tempo prima, molto lontano da lì, probabilmente più vicino a noi d quanto possiamo immaginare. Il trono d’ossa, in grado di richiamare in vita i morti, ha un potere immenso, che non conosce spazi e tempi e che è in grado di cambiare tutto il destino di quella umanità che Lacero e Violata hanno sempre considerato misera e priva di interesse.

Loro malgrado saranno costretti a essere, in mezzo a tanti antagonisti, quelli… un po’ meno antagonisti e a diventare, per una volta, quegli eroi che noi abbiamo sempre desiderato diventassero.

Nero elfico è un viaggio piuttosto psichedelico che si interrompe bruscamente davanti a un coup de theatre da applauso che farà prendere al romanzo tutt’altra piega, virando dal fantasy-horror alla fantascienza con una sterzata da rally che vi farà girare la testa e sollevare le labbra in un ghigno soddisfatto.

Veloce e sincopato, Nero elfico piacerà proprio a tutti, perché a tutti è dedicato, o se non altro a tutti coloro che non amano le banalità e che amano quella letteratura che, decisamente, non è mainstream. Ha forti tinte horror, ma anche spunti di sapiente erotismo, pennellate del fantasy più classico e della fantascienza più pura e dura, come vogliamo che sia.

È secco, è violento, è senza pudore, senza regole. Non gli importa di essere infiocchettato e colorato, vuole essere ed è nero, come la notte, come i pensieri, come il sangue.

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