Deep love 2

cover

Titolo: Deep love 2

Autore: AA.VV.

Editore: Nero press

Anno: 2016

Prezzo: 0,99 euro solo in formato digitale

Il voto della Kate: 7

SINOSSI:

Seconda raccolta di San Valentino, nuovi oscuri modi di intendere l’amore. Tra odio, vendetta, sangue e morte, otto autori ci danno la loro versione delle profondità abissali insite nell’animo umano, quando a dettare le regole è l’amore.

LA RECE DELLA KATE:

Il punto, miei cari amici lettori, è che per chi ama, per chi ama davvero, non è il 14 febbraio la festa degli innamorati. Vero o falso? Veeero! C’è forse bisogno di un dannatissimo giorno annegato in cioccolatini-rose-fiori-cenette per dirsi “Ti amo”? Nooo! Ebbene, se tutti questi assunti sono veri e li condividete, non è forse vero anche che non c’è un giorno adatto e univoco per leggere un’antologia a tema horror-love ma, au contraire, tutti i giorni sono giusti, buoni e validi? Certo che è vero, ed è vero perché lo so, avendo io appena finito di leggere Deep love 2.

Dopo il successo dello scorso anno, torna l’antologia firmata Nero press a tema ammmmmore che fa girare la testa a tutti coloro che amano amare ma che sono allergici ai facili sentimentalismi. Deep love è un progetto divertente e scacciapensieri che ammicca al sentimento ma lo fa alla nostra maniera: mettendo in giro un po’ di sangue il quale, finché rimane nel mondo del fantastico, è sempre gradito.

E per fortuna ci sono loro, gli otto autori che la casa editrice romana ha messo in campo per giocare questa assurda partita all’ultimo schizzo di sangue nel tentativo (riuscito) di farci innamorare dell’amore-a-modo-loro.

Guardatevi intorno, prima di accendere il vostro reader, e condividete questa bella antologia solo con chi potrà capirne lo scopo: è per menti forti e adatte.

Si parte, come si suol dire, in quinta, con il racconto di Armando Rotondi, Una scelta di cuore, nel quale proprio il cuore, l’organo vitale e pulsante, avrà un ruolo da protagonista in un gioco perverso guidato da uno dei sentimenti più distruttivi e pericolosi dell’essere umano: la gelosia.

Proseguiamo poi con La leggenda di Malù di Vito Pirrò, tramandata e sussurrata, come il canto dell’amante che richiama il suo lontano e non più vivo amore.

A farci compagnia arriva poi Francesco Calè con il suo Stalker e una ragazza giovane e riservata, timorosa e sfuggente. Ha senso incaponirsi d’amore? Ha senso obbligare ad amare? Fino a dove può portare la ricerca dell’approvazione altrui?

Paolo Campana e il suo Dimenticare Anne ci fanno ricordare molto bene, terribilmente bene, quale sia il significato della parola vendetta, quella vendetta che deriva solo e solamente da un dolore atroce e indimenticabile, quel dolore che non conosce pace e perdono.

L’Amante diabolico di Gianluca Ingaramo porta la nostra mente pericolosamente vicina alle sadiche porcherie che leggiamo, senza troppi storcimenti di naso, nei famosi romanzi erotici da vetrina che tanto spopolano in questi ultimi anni. Il ruolo del master, del dominatore, contrapposto a quello della slave, della schiava, della sottomessa, assumono sfumature decisamente più horror e ancora più inquietanti di quelle originarie e patinate delle cinquanta sfumature.

Mellony gioca sul filo del thriller e ci racconta I piccoli paesi non hanno segreti. Una telefonata nella notte, un lungo monologo scabroso e terrificante, singhiozzi soffocati e, sullo sfondo, uno dei tanti paesi in cui la gente non è mai davvero addormentata, in cui non c’è mai, davvero, silenzio.

Con Una notte da licantropo di Angelo Marenzana torniamo ad esplorare i luoghi del sesso, tra prostitute, dominatrici e locali notturni. Persi tra maschere, identità celate, mani che si appoggiano sulla pelle nuda, gemiti soffocati e odori muschiati indagheremo su un omicidio molto particolare.

Concludiamo con Daniele Picciuti e il suo Il filo di Arianna, racconto doloroso a tinte horror che riesce a regalare (soprattutto a noi signorine, d’accordo) quel po’ di atmosfera languida e romantica che mai ci sentiamo, in tutta onestà, di disdegnare e che ci fa concludere la lettura (non conosco il numero esatto di pagine, ma posso supporre siano circa una sessantina) con un sorriso intenerito (oddio, ho usato la parola intenerito a proposito di una antologia horror??? Sì.).

Quale più, quale meno, tutti gli otto racconti parlano dell’amore nella sua accezione violenta e dolorosa. Quale più, quale meno, sono tutti interessanti, sciolti e ben equilibrati.

Ma voi, immagino, vorrete sapere i miei preferiti. E io ve lo dico volentieri! Menzione d’onore per gli ultimi tre racconti dell’antologia Nero Press: I piccoli paesi non hanno segreti per la sua atmosfera sospesa e onirica, Una notte da licantropo per l’ambientazione, Il filo d’Arianna per il plot (non per la colonna sonora, santo cielo!).

E allora, miei cari amici amanti e horrorofili, concedetevi questa lettura sopra le righe per stemperare certi momenti un pochino troppo “gne gne gne” e ristabilire quindi i giusti livelli di zucchero nel sangue   😉

Menzione d’onore anche per la cover. Spacca davvero. Di brutto.

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