Ricordami così

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Titolo: Ricordami così

Autore: Bret Anthony Johnston

Editore: Einaudi

Anno: 2015

Pagine: 464

Prezzo: 21,00 euro – solo formato cartaceo

Voto: 8 in potenza

SINOSSI:

Sono trascorsi quattro anni da quando Justin è scomparso. Una tragedia che ha colpito l’intera cittadina del Texas nella quale viveva. È scappato? È stato rapito? È affogato nella baia? Mentre i Campbell non si dànno per vinti e continuano a cercare una risposta, quel che resta della famiglia sembra andare disperdendosi giorno dopo giorno. Poi, un pomeriggio, accade l’impossibile. Justin è stato ritrovato, dice la polizia, e pare stia bene. Ma le spiegazioni dietro il lieto evento sono tante, e talvolta non collimano. E dentro la famiglia restano ferite che difficilmente potranno rimarginarsi. Perché, forse, una volta che qualcosa ti è stato portato via non sarà mai più davvero tuo.

LA RECE DELLA KATE:

“Se una cosa può andare persa, pensò, significa che la sua perdita è sempre dietro l’angolo. È come se non ci fosse già più.”

Dare Rachele in braccio a qualcuno, per me, era una specie di violenza. Ricordo che venivo presa un pochino in giro, per questa cosa. Faticavo a separarmene come se, lontano dalle mie braccia, cessasse di esistere. Probabilmente il processo mentale è quello, comunque. Avevo terribili flash di me che, scendendo le scale di casa con lei in braccio, inciampavo, e mi sfracellavo a terra. L’idea di perderla, di perdere il contatto, di perdere il controllo intero mi terrorizzava. Certo, la mia vita funzionava sempre allo stesso modo, ma qualcosa dentro di me era cambiato per sempre. Si chiama maternità, e non ha una scadenza. Magari smetti di vederti stesa in fondo alle scale con il neonato in braccio, ma quel senso di dovere, quel senso profondo di responsabilità non cessa mai di esistere. Mai.

Ho sentito parlare di questo romanzo un po’ di tempo fa da un mio contatto Facebook (Dio benedica i social, sempre). Un amico di un amico, a dire la verità. Ne parlava con un entusiasmo così coinvolgente che ho immediatamente allungato la mano verso il mio portapenne e mi sono appuntata il titolo del libro sbuffando per il prezzo piuttosto alto e per l’assenza del formato digitale. L’ho acquistato subito dopo, ma tenuto sul comodino molto tempo, presa come sono sempre da altre decine di titoli, quintali di carta, miliardi di parole non mie.

Si parte dalla fine.

Il che, dico io, è già un bel punto di osservazione.

Nessuna scoperta di assenza, nessun letto vuoto, nessuna attesa. Nessuna ricerca, nessun detective, nessun comunicato stampa. Non ci perderemo in lunghi monologhi di vecchi detective, non ci lasceremo trascinare lungo dedali tortuosi fatti da una famiglia sfasciata e silenziosi pianti nella notte. Arriviamo, anzi, a storia conclusa. Justin, scomparso all’età di dodici anni, dopo quattro è stato ritrovato. La tranquilla cittadina del Texas nella quale vive esulta e giubila come se Justin fosse il figlio di ognuno di loro, come se ogni casa di quella sonnacchiosa cittadina avesse riavuto indietro un figliolo a lungo atteso e creduto, in fondo al cuore, già morto e mangiato dai pesci della baia. Justin è lì, davanti a loro. Dopo quattro lunghissimi ed estenuanti anni, è tornato a casa. È il day after che nessuno racconta. È quello che, di solito, non importa mai a nessuno. Dopo molte e molte pagine, una liberazione in grande stile da parte delle forze speciali e lunghi abbracci, il romanzo (solitamente colmo di action e imprecazioni) finisce.

Non questo.

Questo romanzo inizia proprio dall’abbraccio. Dal momento in cui una madre, un padre e un fratello stringono una persona che pensavano morta e sentono la loro vita cambiare profondamente. Come se qualcuno avesse acceso un interruttore dopo mesi di buio. E anche in questo caso la luce si rivela sì bellissima ma anche accecante e pericolosa. Tenere gli occhi aperti può risultare molto doloroso. Tornare alla vita normale dopo anni di buio necessita di abitudine, allenamento e sforzo.

Justin è parte di loro, ma è anche qualcosa di terribilmente diverso. Per quattro anni ha vissuto in un’altra casa, ha avuto una ragazza, degli amici. Vive di notte e dorme di giorno, abituato com’era a lavorare con il suo rapitore quando il sole scendeva sulla baia. Ha un serpente come animale da compagnia, molti silenzi e un senso di spaesamento da far tremare le pareti di quella casa che, ora che lui è tornato, sembra essere tornata in vita. Laura non piange più, non si procura più ferite, non sembra più vivere in uno stato perenne di catatonia. Eric non ha più bisogno di un’amante. La famiglia è riunita, il vaso della felicità è colmo.

Davvero?

Davvero riavere in casa una persona dopo quattro anni è così semplice? Davvero è così semplice convivere con la consapevolezza che quel figlio, in quei quattro anni, è stato nelle mani di un uomo pericoloso, che ha abusato di lui? Davvero è semplice accettare i suoi silenzi? Davvero è semplice provare a non ubriacarlo, aggredirlo di domande? Ti ha violentato? Come? Quando? Amavi quella ragazza? Eri felice? I tuoi amici ti volevano bene? Davvero è semplice convivere con l’idea che quel figlio che credevi morto è sempre stato nella tua stessa città? Davvero è semplice non soccombere al senso di colpa? Davvero è semplice non soccombere all’odio e alla vendetta?

Ricordami così è un romanzo molto lungo e molto lento, volutamente ipnotico, scandalosamente studiato. L’effetto è quello di trovarsi di fronte a un trattato sulle relazioni umane, sulla psicologia del “dopo” che, come detto, nessuno mai racconta. L’impressione è che sia un esperimento ben riuscito, giacché gli occhi non riescono a staccarsi dalla pagina. Poi arriva un senso di frustrazione abbastanza alto: nessuno ci parla davvero di Justin. Justin è solo Colui-Che-Torna, ma non potremo mai sapere quello che pensa, quello che prova, ciò che davvero gli è successo. Immagino non abbia importanza, ai fini del romanzo. Ma noi, noi che vogliamo sapere, rimaniamo sospesi a metà, in uno stato di limbo che lascia la bocca secca come dopo una lunga malattia. Ed ecco spiegato l'”8 in potenza” del mio voto. Come se mancasse qualcosa al nostro puzzle, come se la nostra fantasia, se la nostra voglia di scabroso non fossero state esaudite. Volutamente. Da un burattinaio sadico.

Ma è davvero affascinante, questo lungo romanzo. Un puntuale narratore onnisciente si premura di dirci molto di quello che vorremmo sapere; diventeremo parte dei personaggi, scandaglieremo i loro pensieri e le loro coscienze, frugheremo nei loro sentimenti più vergognosi e biechi. E chi saremo, noi, per giudicare tutti loro? Lo sappiamo, noi, cosa significa perdere un figlio per poi ritrovarlo? Lo sappiamo cosa significa condividere la propria abitazione con un figlio che non si conosce più, che ci è estraneo in tutto, se non per quell’odore di figlio che ce lo farebbe riconoscere ovunque, in mezzo ad altre migliaia di persone?

Consigliato.

E, in assenza di altre parole, concludo con un: leggetelo.

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