Anche il fuoco ha paura di me

Anche-il-fuoco

Titolo: Anche il fuoco ha paura di me

Autore: Gianluca Morozzi

Editore: Fernandel

Anno: 2015

Pagine: 144

Prezzo: 12,00 euro per la versione cartacea – 6,49 euro per la versione digitale

Voto: 7

SINOSSI:

Un uomo di cui conosciamo solo il nome, Theo, è legato a una sedia. Di fronte a lui, con una pistola in mano, Metello gli spiega perché sta per ucciderlo. E gli racconta la sua storia. Metello è nato e cresciuto a Lemuria, un singolare paese della Bassa emiliana reso celebre da un famosissimo poeta e da un cantante rock di successo. Metello è cresciuto deciso a diventare famoso a sua volta, per arricchirsi e conquistare Alice, fidanzata con Ulisse fin dal primo giorno delle elementari. C’è solo un problema: non ha nessun talento artistico. Ma la fortuna gli sorride quando scopre di essere il sosia di un attore hollywoodiano emergente, il volto nuovo del cinema mondiale, il grande Lando Krol. Metello inizia così una carriera come sosia di Lando Krol: ospitate televisive, una parte in una fiction, incontri con le sosia ufficiali di Rihanna ed Emma Stone. Fino a un’imprevista svolta del destino.

LA RECE DELLA KATE:

Se ti chiami Metello e abiti in un paesino sperduto tra le nebbie delle campagne ferraresi che si chiama Lemuria, il tuo destino, al novantanove percento, è segnato. Ed è segnato di un inquietante e profetico color marrone. E se poi, per pura botta di culo, ti trovi sulle montagne russe con la ragazzina che ti piace e hai il cattivo gusto di vomitare come la bambina de L’esorcista, allora diremo tutti (e a ragione) che il color merda è proprio il colore che ti si addice. Cominciano così tutte le storie peggiori: non importa chi tu sia, chi tu voglia diventare o chi diventerai: tu eri, sei e resterai sempre quello-che-ha-vomitato-sulle-montagne-russe. È il destino dei piccoli paesi, ma anche un pochino quello di chi ha a che fare con le persone sbagliate, quelle che studiano l’avversario per colpire esattamente laddove la pelle è più sottile e il fendente provoca più danno. Sono persone furbe ma cattive, calcolatrici e opportuniste, che godono nel guardare l’avversario a terra perché, da che mondo è mondo, e Lemuria non fa eccezione, gli equilibri si fondano tutti sulla legge eterna del mors tua vita mea. Metello, però, che sarà anche un attimo sfigato ma non ci sta a essere per sempre quello-che-ha-vomitato-sulle-montagne-stronze-russe, e ha un piano tanto lucido quanto preciso e lineare. Lui abbandonerà Lemuria, diventerà ricco, molto ricco, e tornerà a Lemuria vincitore, bello e irresistibile, edificherà la sua casa accanto a quella di Alice, e Alice non potrà che bramare il suo vecchio amante vomitatore come un cocainome brama la sua dose. Se ce l’ha fatta Gatsby, santo iddio, ce la farà anche lui, Metello di Lemuria. E Alice e tutti i lemuriani che negli anni lo hanno dileggiato allo sfinimento non potranno che prendere atto del loro fallimento e chiedergli scusa sospirando al suo passaggio.

Qualche volta, accidenti, i desideri si avverano. E si avverano proprio per le persone giuste, altro che Enalotto vinti da milionari, pupazzi vinti da bambini viziati con stanzette colme di peluches e viaggi premio vinti da casalinghe insoddisfatte! Quando Lando Krol sfonda con il suo nuovo film, è ormai chiaro a tutti che Metello è la sua copia spu-ta-ta. Mancano gli occhi verdi, ma le lenti a contatto colorate sopperiscono a questa estetica mancanza. Metello ha vinto al suo personale Enalotto.

Dalle ospitate in televisione alle soap-opera serali ai concerti in terra natia, Metello inizia la sua nuova vita da sosia di Krol. Poco importa che non sappia recitare, poco importa che debba scimmiottare il famoso attore hollywoodiano (“Anche il fuoco ha paura me!”), poco importa che gli occhi verdi lui non li abbia affatto: sta facendo molti soldi e sta diventando un personaggio. Un volto. Qualcuno che non si dimentica. O meglio: qualcuno che può far dimenticare una vomitata sulle montagne russe. Qualcuno che può soppiantare quel ricordo.

Perché poi si può scherzare fino a quando si vuole, qui, con Morozzi. Ma alla fine della fiera c’è un’idea molto precisa, anche un po’ cinica, volendo. Nell’era di Instagram, Twitter, Facebook e bla bla bla, quello che importa, Dio ci conservi, è apparire. Non importa quanto grama sia la nostra vita, quanto insopportabile sia nostro figlio, quanto noioso e monotono il nostro lavoro di ufficio, quanto poco vendano i nostri libri: la gente deve credere altro. Gli specchietti per le allodole devono essere ben posizionati, i riflettori accesi, il trucco steso con cura. Siamo attori sdruciti, ma pur sempre attori.

Poi, però, qualcosa si inceppa. E quando su Krol ricadono accuse pesantissime (e fondate) di pedofilia, la vita di Metello si mette a gracchiare come un vinile rovinato. Mani sulle orecchie e occhi stretti stretti, il nostro lemuriano doc, reso scaltro da anni spesi nel tentativo di sopravvivere, farà tutto ciò che è necessario fare per, ancora una volta, salvarsi.

Un thriller “in acido”, un’avventura tragicomica nella quale compare sicuramente una buona dose di humor e autoironia (così come ci ha abituati Morozzi nel tempo), ma nemmeno manca quell’occhio furbetto e sciolto da psicologo sociale che rende il romanzo uno specchio un po’ crudele della nostra realtà.

Un romanzo tutto sommato molto semplice e lineare, una lettura d’intrattenimento senza troppi fronzoli ma resa speciale da una prosa acuta e divertente, vaghi sfottò e un uso del linguaggio come sempre interessante.

Ah.

Una cover da pauuuuuuura.

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