La casa nella nebbia. Amarillys

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Titolo: La casa nella nebbia. Amarillys

Autore: Eleonora Calabrese

Editore: Alcheringa

Anno: 2014

Pagine: 256

Prezzo: 12,00 euro

Voto: 8

SINOSSI:

Antea Lorenzi compra una vecchia villa fuori Milano. Non sa cosa l’abbia spinta ad acquistarla, ma sa che non ha potuto evitarlo. Con l’amica Livia scopre sul sito internet gestito da Eugenio Callegari che negli anni Venti la villa era una clinica psichiatrica privata. Attraverso il diario dell’assistente del dottor Malick che all’epoca gestiva la clinica, Antea, Livia ed Eugenio rivivono gli orrori vissuti dai pazienti. Nella casa accadono fatti strani e soprattutto ci sono strane presenze. Il presente e il passato si fondono attraverso fenomeni soprannaturali in un intreccio di personaggi vissuti nel passato e legati ai protagonisti. Tutto questo mentre una incomprensibile e fitta nebbia avvolge la casa.

LA RECE DELLA KATE:

Ciao amici!

Uhm… era un freddo inverno di molti anni fa quando, da poco scomparsa la mia mamma e dunque sola in casa, ebbi l’incredibile idea di guardare The ring. Seh… quel The ring.

Una volpe, nevvero?

Non ero nuova ai film horror, e pur avendo abbastanza paura, non mi ero mai tirata indietro davanti alla possibilità di provare qualche brivido. Mi davano quella scarica di adrenalina che stava a metà tra un singhiozzo di terrore e una risata isterica. Una paura che potevo comunque controllare con una luce accesa o con un “pause” sul lettore dvd. Anche scherzarci sopra con l’amica di turno sgranocchiando una manciata di pop corn può aiutare, spesso e volentieri. Sdrammatizzare allenta la tensione e distoglie l’attenzione dalla paura.

Ma io ero sola, quella sera.

Distesa sul letto cominciai a guardare un film che chiuse per sempre la mia carriera da horror-cinefila. La paura che provai era qualcosa di così tangibile, così doloroso e così umano (niente a che fare con la fiction del film) che, nonostante non fossi una bambina, piansi. Presi sonno molto tardi e solo dopo essere stata al telefono svariati minuti col mio fidanzato di allora (che non prese benissimo il fatto che io, persa da poco la madre e sola in casa, mi mettessi a guardare film di quel tipo in piena notte. No. Ricordo ancora le sue urla.).

Non ho mai più riprovato quel tipo di paura, mai più. E non ho mai più guardato un film horror, che fosse al cinema o in dvd. In effetti a volte me ne dispiaccio, alcuni titoli mi fanno davvero molta, molta gola. Ad esempio sta per uscire al cinema The boy, e quello dev’essere davvero davvero fighissimo.  Ma solo a parlarne mi viene la pelle d’oca quindi… cambiamo argomento e lanciamoci a bomba verso la recensione di questo romanzo!

Eleonora Calabrese è un mio contatto Facebook. Probabilmente abbiamo amici in comune e lei mi ha chiesto l’amicizia, oppure ha visto che sono una lit-blogger e ha deciso di chiedermi l’amicizia, oppure conosceva il blog e poi mi ha chiesto l’amicizia… insomma, non ricordo come ci siamo “conosciute”, ma Eleonora è una persona estremamente discreta, educata, dolce e simpatica. Le sue emoticons giganti la rendono riconoscibilissima e unica. Non ti aspetteresti mai che vada poi a scrivere La casa nella nebbia. Dietro a quei sorrisi si nasconde una scrittrice horror con i (scusate) controcazzi. Io, una paura così, non l’ho mai avuta.

Ma parliamo del libro, così che possiate farvi un’idea più precisa.

Antea, una psichiatra, compra una vecchia casa fuori Milano e, dopo averla sommariamente ristrutturata, dà inizio alla sua nuova vita. Eppure Livia, sua amica di sempre e collega di lavoro, sente che qualcosa non va. Quella casa, quelle stanze… qualcosa le fa venire i brividi. Sapere che la sua Antea è lì da sola non la fa stare tranquilla, per quanto ridicolo sia. Una casa è una casa, no? Ma alle due amiche bastano pochi click per scoprire l’incredibile: negli anni ’20 un certo dottor Malick e il suo staff, tra quelle mura, passavano il loro tempo compiendo disumani esperimenti pseudomedici su persone vive, portate alla follia. Una vecchia clinica psichiatrica. Una casa degli orrori. Antea è una donna di scienza, equilibrata e razionale, un medico delle mente. Nonostante questo, la casa cercherà in tutti i modi di spezzare i suoi equilibri, cercherà di portarla alla follia, di spostare il confine tra realtà e incubo. Le porte sbattono, le finestre si serrano, un allegro e inquietantissimo charleston si diffonde tra le mura della vecchia casa. È in trappola. Scappare non si può più. Né dal presente, né dal passato. Ma chi… cosa vuole tenerle prigioniere? E perché? Chi è la donna che appare dal nulla, sporca di sangue e implorante? Aiuto Antea, dice. Chi deve aiutare, la nostra dottoressa della mente? E perché proprio lei? Questa casa vi darà il terrore, parola mia. Inciamperete nelle vostre stesse paure, nei vostri stessi pensieri, quella cantina maleodorante e riecheggiante di lugubri e terrifici lamenti non ve la dimenticherete così facilmente. Non vi guarderete più allo specchio con la stessa noncuranza. Poi passerà, ve lo assicuro. Poi passa. Ma fino a quando starete con Antea e Livia dentro la casa, qualcosa in voi cambierà.

Ho letto il romanzo in due nottate, e me ne dispiaccio. Interrompere la lettura ha tolto moltissimo del terrore che stavo provando, e ricominciare dopo una giornata intera ha spezzato un pochino l’incantesimo che aveva creato per me l’autrice. Il mio consiglio è, se potete, di leggerlo in un fiato. Lo so che sono molte pagine, ma vi assicuro che scorrono molto velocemente e che comunque spegnere la luce non è semplicissimo: gli occhi rimangono incollati alle pagine. Sì, anche se fa paura, una paura del diavolo.

Avevo brividi ovunque.

Sono io ricettiva sull’argomento? Il libro mi ha cercata in un periodo “fertile”? Non saprei dirlo, ma so che ho provato una sincera paura. E non vi mentirei mai, lo sapete.

Dividendolo virtualmente in quattro parti, forse l’ultimo quarto (quello che ho letto ieri) è quello dotato di meno ritmo, ma rimane comunque un lavoro molto, molto buono. Io, ripeto, di horror ne mastico. Ma la pelle d’oca che punteggiava il mio corpo durante la lettura de La casa nella nebbia… no, mai.

Lettura CONSIGLIATISSIMA, amici miei.

Il titolo del libro non rende giustizia al lavoro della Calabrese. Sa un pochino di già letto e di già visto, e scoraggia moltissimo.

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