Il fantasma di Scrooge

IL FANTASMA DI SCROOGE

Titolo: Il fantasma di Scrooge

Autore: Aizir G. Ziranov

Editore: Dunwich

Anno: 2015

Pagine: 41

Prezzo: 0,99 euro in formato digitale

Voto: 7

SINOSSI:

«Maledetto Natale!» Una figura, di spalle, alla finestra. Indossa un trench logoro; i capelli bianchi, lunghi e sporchi si intravedono da un cappellaccio bucato e sudicio. «Che posto è questo?»
Lydia non riesce a pronunciare nessuna parola.
L’uomo tira su con il naso, rumorosamente. «Ti ho fatto una domanda, piccola peste. Esigo una risposta e ho già aspettato troppo.» Scoppia in una risata sguaiata.
«Siamo a Staten Island, New York City. America.»
«Cosa? America?»
Lo sconosciuto si gratta la barba lunga. Comincia a camminare per la camera, passi lenti e cadenzati. Le catene che porta arrotolate al collo e agganciate ai pantaloni producono un cigolio agonizzante. Nota il libro sul letto. Lo afferra. «Hai letto Il Canto di Natale?»
La ragazza fa un cenno affermativo con la testa.
Lui tira su con il naso. «Dimenticatelo. Le cose sono andate un tantino diversamente.»
«Tu sei Ebenezer Scrooge?»
«In carne e ossa. Si fa per dire. Hai fatto un casino, bellezza.»
Scrooge osserva il libro di Dickens che tiene ancora in mano. Storce la bocca e sbuffa.

LA RECE DELLA KATE:

Scrooge… Scrooge… sì, ci siete vero? Canto di Natale, Dickens, Topol… no, Topolino no, scusate! Colpa mia, ho letto Il canto di Natale troppi anni fa, forse non nella sua versione integrale e in lingua inglese. Va da sé, miei cari amici, che io ricordi davvero molto poco della prosa del vecchio Charles e che invece ricordi più vividi e divertenti vengano automaticamente associati alla sua bellissima trasposizione disneyana.

Ma insomma, è presto detto, no? Inutile farla lunga. Scrooge è un vecchio iroso, avaro e cattivo. E odia il Natale, perché è una perdita di tempo, tempo sottratto al lavoro e, dunque, al guadagno. Una notte, però, il fantasma del Natale passato, il fantasma del Natale presente e il fantasma del Natale futuro vanno a fargli visita e gli mostrano, senza pietà, quella che la sua vita è stata sino ad ora, quello che la sua cattiveria ha causato e quello che la pochezza della sua anima andrà a causare. Ma nulla è perduto: dopo quella tremenda notte sospesa tra incubo e realtà, Scrooge cambierà e diventerà l’uomo buono e generoso che non era mai riuscito a essere, facendosi amare e rispettare per quello che è.

Dickens, tenerone! Scrive un horror, ma regala l’happy ending!

Immagino che Ziranov non la pensi esattamente così e che non sia esattamente quello che si può definire “un tenerone”.

Scrooge è tornato, ma questa volta non è per nulla ravveduto. Non solo continua a odiare il Natale con ogni fibra del suo essere, ma ha tutta l’intenzione di farlo odiare a tutti, ma proprio a tutti, a cominciare dalla giovane Lydia e dal suo vicino di casa, il silenzioso detective Sam Burton.

E se nulla posso dire del plot per non svelarvi le cose più succose (e non solo) di questo sin troppo breve racconto, allora posso almeno parlarvi di questo nuovo Scrooge da pelle d’oca che tanto, almeno nella mia mente, somiglia a un Freddy Krueger redivivo (redimorto, volendo fare dello spirito), un personaggio che ho trovato riuscitissimo, molto tridimensionale e reale. In una parola? Cinematografico. Merito anche dei tanti dialoghi e di uno stile che, per quanto talvolta sia troppo secco e asciutto, è risultato però vincente per questo tipo di soluzione narrativa. Il nostro terrificante protagonista ha l’anima del leader e ruba la scena a tutto il resto, intrappolando l’attenzione del lettore che, come istupidito, quasi si trova a simpatizzare col nemico, per poi scuotere la testa con forza per risvegliarsi dal torpore indotto dall’autore.

Scattante, veloce, essenziale, terrificante.

Consigliato a tutti coloro che hanno amato (anche se non se lo ricordano poi molto) Il canto di Natale e a tutti coloro che il Natale vorrebbero amarlo un pochino di più.

Cover riuscita a metà.

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