Le tue mani mi parlano d’amore

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Titolo: Le tue mani mi parlano d’amore

Autore: Angela Castiello

Editore: Butterfly

Anno: 2015

Pagine: 174

Prezzo: 12,90 euro per la versione cartacea – 0,99 per la versione digitale

Voto: 6

SINOSSI:

William è un ragazzo attraente, circondato da amici e persone che lo amano, sempre attento alla felicità di chi vive al suo fianco. Lavora nell’agenzia pubblicitaria di un amico ma sa già che non è quello il suo posto nel mondo. Come nel lavoro, anche nella vita sentimentale non riesce a trovare un punto fermo e vaga di donna in donna, di letto in letto, senza destinazione. La verità di ogni sua incertezza riposa in un atroce dolore che ha segnato la sua infanzia: l’abbandono da parte del padre quando sua madre stava lottando per la vita. Soltanto l’incontro con Tina, dolce ragazza sorda, che gli fa scoprire l’affascinante lingua dei segni, riuscirà a sciogliere il ghiaccio che ha nel cuore e a consegnargli la chiave del perdono. Angela Castiello racconta una storia di amore e dolore, coraggio e viltà, con pennellate delicate e tenui. Perché talvolta l’amore non ha voce, ma un dolce silenzio descritto dall’armonia delle mani e dalla profondità degli sguardi.

LA RECE DELLA KATE:

Vogliamo toglierci il dente e parlare immantinente (la rima!) della trama? Sarò estremamente breve, giurin giurello.

William, non c’è alcun dubbio, oltre a essere un bravissimo pubblicitario, è anche un ragazzo molto bello. Sappiamo che è alto, asciutto, ha addominali scolpiti come nella pietra e occhi magnetici che ama posare su ogni donna che gli passa accanto. Ora… magari proprio ogni ogni donna no. Devono essere molto belle, molto sexy e sparire la mattina dopo. Soprattutto sparire. Velocemente. Ma loro, che sono donne e sono furbe, non ci pensano minimamente, anzi, tengono le lenzuola tra i denti consce di avere nel letto un manzo di quelli da non farsi scappare. Ma William non teme rivali: alle 8 del mattino è già fuori dalle loro case, seduto al bar con gli amici di sempre che scalpitano per avere i particolari più piccanti. Se William ha questo strano rapporto con l’altro sesso è perché porta nel cuore un grosso dolore: era molto piccolo quando sua madre si ammalò e suo padre li abbandonò per rifarsi una vita. Quale padre abbandona il figlio? Quale marito abbandona la moglie gravemente malata? L’amore non esiste, William ne è certo.

Fino a quando, se non altro, incontra Tina. Sguardo dolce e pelle candida, Tina è bella ma, purtroppo, sordomuta. Anzi no! Sordomuta no! Non si dice! Si dice muta. E basta. William viene subito ripreso aspramente da Tina e dalle sue più care amiche che, con molta pazienza, introdurranno William nell’incredibile e affascinante mondo del linguaggio dei segni.

Ma di cosa parla, quindi, questo romanzo? Dell’amore tra William e la bella Tina o della sordità?

Di entrambi in egual misura, direi.

Ma io, che di romance ne ho un po’ piene le tasche, preferisco sorridere per la bella idea di mettere al centro di una storia d’amore un handicap.  Bella la dolcezza e la levità, che in un altro momento avrei definito ingenuità ma che oggi, con il mal di testa pulsante che mi ritrovo, preferisco vedere nella sua accezione positiva. Bella anche l’idea di rinunciare al diritto d’autore per donarlo all’AGOP, associazione genitori oncologia pediatrica.

Peccato (mi trovo sempre più spesso a dirlo, accidenti!) per quell’editing quasi assente. E non parlo di refusi, sia chiaro, ma di dialoghi al limite del paranormale (ragazzi, davvero: non esistono più nonne che ti chiamano “figliuolo” e nipoti di trent’anni che chiamano le nonne “nonnina”, su!) o smelensi alla follia (no, i fidanzati non si chiamano, nella vita di tutti i giorni “piccola mia”) che rovinano, per forza di cose, un’atmosfera che aveva tutte le carte per essere interessante e nuova.

Un lavoro comunque tutto sommato positivo e piacevole, adatto alle inguaribili romantiche e a chi è sempre curioso.

Buona lettura!

Le cover dei romance. Possiamo parlarne? Grafici, grafiche… aiutate noi lettrici ad avere delle cover un pochino meno stereotipate e uguali a loro stesse, please!

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