47 gradini al buio

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Titolo: 47 gradini al buio

Autore: Simone Lega

Editore: Nero press

Anno: 2015

Pagine: 210

Prezzo: 2,49 euro nel formato digitale in offerta attualmente a 0,99 euro

Voto: 8

SINOSSI:

Una terribile leggenda aleggia sulla rocca di Castroverde: si mormora che di notte i morti della cripta si alzino dalle loro tombe per unirsi al diavolo in festini allucinanti e osceni. In paese nessuno osa parlarne ad alta voce: il signore della rocca, Riccardo, è un tiranno crudele capace di tagliare la lingua al malcapitato che non sa tenerla a freno.
La morte della signora della rocca scuote la quiete del paesino di Castroverde e richiama l’unica figlia di Riccardo, Vittoria, dall’esilio impostole dal padre. L’arrivo di Vittoria e quello di un misterioso monaco vagabondo di nome Armando minacciano di riportare a galla gli orribili segreti di Castroverde che Riccardo per tutta la vita ha tentato di mantenere celati.

LA RECE DELLA KATE:

Buon lunedì miei cari! Buona ennesima giornata di umidità, nebbia fittissima e caldo inusuale!

Il fine settimana, passato in un battibaleno, mi ha vista in compagnia di Simone Lega, giovane scrittore appartenente alla scuderia della Nero Press, casa editrice alla quale sono legata per vari motivi, uno dei quali è sicuramente il profondo apprezzamento per le opere che propongono e l’impegno profuso alla diffusione di una letteratura di genere sempre di alta qualità, sempre curata e ricercata. Lega poi, in particolare, mi aveva rubato il cuore col suo Salvanima, sempre per i tipi Nero Press:

Sei amici, un progetto incredibile per salvare uno di loro dalla morte. Ma imprigionare la sua anima dentro un computer si rivelerà una mossa azzardata che sprofonderà tutti loro in una spirale d’orrore.

Racconto che a suo tempo mi aveva – per l’appunto! – rubato l’anima e mi aveva fatto mettere una piccola spunta mentale accanto al suo nome, giusto per ricordarmi di leggere tutto quello che sarebbe uscito in seguito.

Sono stata ben presto accontentata: la CE, che conosce bene i miei gusti, mi ha immediatamente segnalato l’uscita di 47 gradini al buio, romanzo a chiaro tema horror ad ambientazione medievale che ho caricato in un lampo sul Kindle e portato poi con me affinché mi tenesse buona compagnia durante una seduta dalla parrucchiera che si prospettava lunghissima. E la seduta è stata lunghissima, in effetti, ma mi sono resa ben presto conto che 47 gradini non poteva essere letto in mezzo a piastre, phon, spazzole e chiacchiere.

Non è lettura adatta alla condivisione, e nemmeno alla confusione, e nemmeno adatta a cancellare la noia di un pomeriggio sotto i ferri di una parrucchiera.

Simone Lega vi chiede silenzio, solitudine e concentrazione.

Vi chiede di chiudere gli occhi appesantiti dal lavoro, cancellare dalla vostra memoria strade, auto, palazzi e città. Vi chiede di sentire, sotto al palmo della mano, le pietre umide di un castello, di udire gli ordini imperiosi che provengono dalle stalle, di percepire gli odori speziati e grassi che salgono dalle cucine. Vi chiede di udire lo scalpicciare degli zoccoli, l’odore del fumo dei camini.

L’odore della paura.

Perché, ve lo dico subito, in mezzo alla nebbia dei miei furiosi mal di testa, questo libro fa paura.

Riccardo, vero e indiscusso protagonista di questo romanzo dalle tinte molto più che oscure, è un uomo tridimensionale, vivido e reale. Riccardo è uno di noi. Le sue fondamenta hanno cominciato a corrodersi. La rabbia, la paura e una violenza improvvisa e feroce, senza scampo, si sono fatte strada e lo hanno reso un uomo imprevedibile e molto pericoloso, capace di giacere con un fanciullo ma anche di massacrarlo senza pietà, sferzata dopo sferzata, fino a fermare il piccolo cuore di bambino. Per Riccardo la vita è solo un sogno fatto di avvenimenti senza nessuna importanza, è solo un brutto, orribile sogno.

La sua Castroverde è infatti vittima di un maleficio potentissimo, che affonda le sue radici in tempi ancor più remoti. Castroverde è due mondi in uno, entrambi spaventosi e orribili. Non c’è pace, alla rocca. Nel mondo di sopra Riccardo semina terrore; nel mondo di sotto, là in fondo a quei gradini, la morte prende vita. O almeno, questo è ciò che si dice. Questa è la leggenda. Castroverde è l’inizio e la fine di tutto.

In mezzo a morti senza senso, punizioni esemplari, urla, strepiti, distruzione e una paura che fa accapponare la pelle, Vittoria, la figlia di Riccardo, cercherà in tutti i modi di ottenere quello che tutti vogliamo: un po’ di amore. L’amore di un padre che, lei ne è sicura, è sepolto da qualche parte, là in fondo a quel cuore cattivo e inaridito che a stento batte nel petto del padre rabbioso e violento che l’ha voluta lontana da casa anni prima.

Vittoria sa che suo padre è capace di amare.

Io non posso spoilerare, né lo voglio.

Questo romanzo è da leggere, da godere, da gustare parola dopo parola.

Perché se è pur vero che Lega ha uno stile pulito, elegante e quasi impeccabile (probabilmente qui e lì un poco prolisso?), è anche vero che, più di ogni altra cosa, ha una capacità evocativa che rende quello che scrive irresistibile, ammaliante, ipnotico. La sensazione finale, ripensandoci adesso, è quella non tanto di aver letto un libro, ma di aver visto un film. E mi sembra una considerazione non da poco.

I 47 gradini sembreranno attirarvi come la luce attira le falene. Li sentirete sotto i vostri piedi. Sentirete i colpi alla porta. Sentirete l’odore della corruzione. Sentirete una sottile e curiosa paura che si infila sotto alle coperte insieme a voi. Sentirete di odiare Riccardo, ma poi lo vorrete come amico e come compagno, sentirete di volerlo salvare dagli altri e da se stesso.

La morte, quella che fa più paura, è più vicina che mai. La cripta del castello di Castroverde è pronta ad aprirsi sotto i vostri occhi che, spalancati dallo stupore e dal terrore, assisteranno alle peggiori nefandezze.

Buona lettura, amici!

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