Pink lady

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Titolo: Pink lady

Autore: Benedetta Bonfiglioli

Editore: San Paolo

Anno: 2012

Pagine: 152

Prezzo: 14,00 euro la versione cartacea – 3,99 euro la versione digitale

Voto: 8

SINOSSI:

Anna ha i capelli rosa, il volto coperto dai piercing e un dolore grande che solo l’amore potrà cancellare. Anna ha diciassette anni e, di fronte all’apatia e alla depressione in cui sono sprofondati i suoi genitori alla morte della sorella maggiore, reagisce solo con la rabbia. Verso di sé, verso i suoi, verso la sorella morta: ne sente la mancanza, vorrebbe non dimenticarla mai, nutrire il ricordo di lei con il suo dolore e nello stesso tempo vorrebbe ricominciare a vivere. Riuscirà a farlo tra i palazzi antichi di Belmonte, cittadina della Pianura Padana, dove deve ricominciare tutto da capo. Qui conosce l’amore: quello tra Ete e Paolo, quello gratuito di Silvia, quello di Marco e riscopre quello dei suoi genitori. Qui impara che il passato non si cambia e che non è una colpa lasciare che il dolore si plachi per tentare di essere felici.

LA RECE DELLA KATE:

L’idea di leggere questo libro non è nata da me, e nemmeno mi è stato spedito dall’autrice e nemmeno dalla casa editrice.

Tutto è cominciato quando, non molte settimane fa, una ragazzina che abita nel mio stesso buco-paesello mi ha chiesto un aiuto. Al suo primo anno di Liceo, tanto per sciogliere il ghiaccio, ha deciso di proporsi come redattrice nel giornalino scolastico. A richiesta accettata, ha scelto di occuparsi di… recensioni!  🙂

E qui, come vedete, entro in gioco io.

Sapendo che mi occupo anche di queste cosacce brutte-brutte  😉  mi ha chiesto di darle qualche dritta. E… pronti via.

Ma parla di qua, parla di là, a un certo punto i suoi grandi occhi chiari si illuminano e mi porge un libro. Benedetta Bonfiglioli, Pink lady. Benedetta Bonfiglioli è amica di un’amica perciò, seppur per vie traverse, sapevo che aveva scritto un libro. L’ho rigirato tra le mani. “Devi leggerlo, devi!” Gli occhi della ragazza erano diventati ancora più grandi, ancora più belli. Solo chi ama tanto la lettura può comprendere quel particolare sguardo. È urgenza, è desiderio profondo, è febbre di condivisione. Ciò che io ho amato, voglio venga conosciuto.

L’ho accettato con slancio, attirata dalla cover essenziale e pulita, dalla curiosità che fa muovere ogni mio passo e dal desiderio di accettare quella sincera richiesta di condivisione.

E ora eccomi qui, ho mantenuto la promessa e, come ha fatto Sofia con me, condivido con voi ciò che i miei occhi hanno letto e ciò che il mio cuore ha provato.

Prima di tutto: mi si colpisce al cuore. Si parla di sorelle. Chi mi conosce appena un po’ sa che, sotto a una scorza molto dura e forgiata da un carattere piuttosto ombroso, si nasconde una donna che non sarebbe quella che è senza le sue due sorelle. Ciò che sono, nel bene e nel male, è frutto anche e soprattutto della loro influenza nella mia vita. Diverse come il giorno dalla notte, abbiamo imparato, andando avanti con l’età, ad amarci e rispettarci per quello che siamo nelle nostre unicità, nonostante (o grazie?) alle nostre diversità che, se pure talvolta corrono il rischio di divenire motivo di divisione, trovano sempre la forza di mutare e farsi motivo di unione ancora più profonda.

Anna, sua sorella, l’ha persa. Un incidente in auto ha ucciso sul colpo quella che era non solo sua sorella, ma anche la sua anima e la sua migliore amica. È un dolore grande che non conosce la razionalità dell’adulto; Anna è troppo giovane e, nei suoi 17 anni, è sola e terrorizzata. La madre è stata risucchiata da una depressione profonda e terribile, intontita da troppi farmaci e in un oblio chimico inattaccabile. La sua famiglia e la sua vita vanno in pezzi. Anna prova ad autodistruggersi, come un robot, come un automa.

A scuotere le fondamenta di questa famiglia allo sbando, una professoressa qualunque. Una donna qualunque. Una donna speciale. Uno di quegli animali rari che ogni tanto si trovano in mezzo ai corridoi delle scuole, quelli che non solo ti vedono, ma ti guardano. E lei ha saputo vedere e anche guardare, ha guardato il cuore di Anna e ha visto un grande e immenso e spaventoso buco nero. Lei ha voluto vedere, non ha avuto paura.

Adesso però Anna si trova lontano da Milano, dalla sua scuola, dai suoi amici, dalla sua vita. La mamma sembra stare meglio, il papà è pieno di iniziativa e di voglia di tornare a vivere. La nuova casa è grande e inutile. Anna, è arrabbiata e chiusa in un muto dolore. Hanno impacchettato la sua vita in quattro e quattro otto, l’hanno portata in quel paesino in mezzo al niente, sorridono come se non ci fosse un problema al mondo e… lei? Lei cosa dovrebbe fare? Dovrebbe fingere che vada tutto bene? Sceglie la stanza più lontana della casa e si trincera dietro i suoi piercing, eretti a difesa della sua solitudine e della sua paura. Ma 17 anni sono troppo pochi per smettere di vivere e la vita ti viene a prendere per la collottola obbligandoti a danzare con lei. Danzare la vita è tutto quello che possiamo e che dobbiamo fare. Nonostante tutto.

Tra il presente e uno strano diario che viene dal passato (editori, vi prego, i caratteri di stampa li scegliamo in modo tale che possano venire letti senza cavarsi gli occhi? Grazie.) Anna scoprirà la forza dirompente dell’amicizia, dell’unione familiare, dell’amore che non conosce paura.

Prosa pulita, cover accattivante, dialoghi centrati e sempre credibili (non a caso. L’autrice insegna e i ragazzi li conosce piuttosto bene!), Pink lady è un romanzo destinato non solo ai giovani adulti, non solo alle ragazze, ma a tutti coloro che, in preda al dolore, credono che nulla potrà più far tornare il sole, che nulla potrà farli tornare a danzare.

Buona lettura, amici!

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