Berlin – I fuochi di Tegel

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Titolo: Berlin – I fuochi di Tegel

Autore: Fabio Geda e Marco Magnone

Editore: Mondadori

Anno: 2015

Pagine: 201

Prezzo: 14,00 euro per la versione cartacea – 7,99 euro per la versione digitale

SINOSSI:

È l’aprile 1978: sono passati tre anni da quando un misterioso virus ha decimato uno dopo l’altro tutti gli adulti di Berlino. In una città spettrale e decadente, gli unici superstiti sono i ragazzi e le ragazze divisi in gruppi rivali, che ogni giorno lottano per sopravvivere con un’unica certezza: dopo i sedici anni, quando meno se lo aspettano, il virus ucciderà anche loro. Tutto cambia quando qualcuno rapisce il piccolo Theo e lo porta via dall’isola dove viveva con Christa e le ragazze dell’Havel. Per salvare il bambino, Christa ha bisogno dell’aiuto di Jakob e dei suoi compagni di Gropiusstadt: insieme dovranno attraversare una Berlino fantasma fino all’aeroporto di Tegel, covo del più violento gruppo della città. Là, i fuochi che salgono nella notte confondono le luci con le ombre, il bene con il male, la vita con la morte. E quando sorgerà l’alba del nuovo giorno, Jakob e Christa non saranno più gli stessi.

LA RECE DELLA KATE:

Non è che la morte sia un concetto che ci coglie poi così tanto impreparati. Il problema della morte è, semmai, quello di essere un ospite sempre indesiderato. Bistrattata e messa sotto silenzio, prima o dopo, riesce comunque a ghermirci.

Certamente chi scrive sa che prima o poi volterà – come si dice – i piedi all’uscio; ma quando? Non è dato saperlo, ovviamente. Ed è certamente molto meglio così.

I ragazzi di Berlino invece sanno. Sanno che non molto dopo i sedici anni un virus sconosciuto farà di loro dei verbi al passato. Sanno che qualcosa accadrà, che il respiro si farà più pesante, che le forze verranno meno, che la giovinezza smetterà di essere un vantaggio e diverrà una condanna a morte. Sedici anni, diciassette… poco più. Il tempo di farsi crescere la barba, di innamorarsi, di imparare a sopravvivere in un mondo sempre più avverso e pericoloso fino a quando, all’improvviso, tutto finirà.

La Berlino ucronica di questo romanzo è una città colpita da un virus spaventoso che in pochissimo tempo ha falciato tutti gli adulti. Una Berlino abitata solo da ragazzi. Una Berlino grigia e post-apocalittica illuminata dai fuochi delle bande e sconvolta nel suo equilibrio. Nulla è più come prima. I ragazzi che prima andavano a scuola, correvano nei cortili, litigavano con i genitori, andavano nei cinema e passeggiavano nei parchi adesso sono solo un ricordo: al loro posto ci sono degli individui che hanno dovuto crescere all’improvviso e che hanno dovuto trovare metodi veloci e immediati per non morire di fame, di freddo o di malattia. E poiché l’uomo è, da sempre, animale sociale, la cosa più naturale e conveniente per tutti (per il singolo e per la collettività) è stata quella di riunirsi in gruppi. Le bande di ragazzi hanno invaso Berlino dividendosi equamente la città. Chi la zona dell’aeroporto, chi la zona dello zoo, chi la zona dell’isola.

Ed è proprio dall’isola, che un giorno, Theo viene rapito. Theo è un bambino speciale, è un Nato dalla Morte, un bambino cioè nato da una donna morta a causa del virus subito dopo. Quelli di Tegel i bambini così li collezionano. Vuoi per noia, vuoi per cattiveria, ma li rapiscono. Poco importa se, come nel caso di Theo, non siano soli e abbiano anzi qualcuno che si prende cura di loro e che li ama come dei figli. Non importa più nulla, in questa città grigia e pericolosa.  Una cosa però ancora importa alle ragazze dell’isola: riprendersi il bambino a tutti i costi, anche a costo di chiedere aiuto ai ragazzi di un’altra banda. Non importa cosa chiederanno in cambio, non importa se si rischierà la vita, non importa quanto pericoloso sia: Theo è l’unica cosa che Christa vuole.

Inizia quindi un viaggio da incubo tra le vie e i quartieri di una Berlino post-apocalittica e spettrale, solo pallido ricordo di una città vivace e vitale. Un freddo che punge la pelle come mille spade, la paura e la fame. Ma anche la grinta giovanile, l’amicizia e la solidarietà tra coloro che non si sono arresi e che hanno deciso di continuare a essere Uomini anche in piena Apocalisse. Uomini e Donne (maiuscole non casuali) che hanno deciso di essere il meglio di quello che possono essere perché se il virus è una terribile promessa, l’unico modo per arrivare alla morte è combattere e combattere per il Bene.

Un bel romanzo destinato agli adolescenti che ricorda l’importanza dell’onestà e della bontà e che, con una prosa davvero stupefacente, regala descrizioni molto ben costruite, personaggi sfaccettati e tridimensionali e tanti dialoghi assolutamente credibili e convincenti che, spesso, si sono rivelati fondamentali per la buona riuscita del libro.

Nuovissima anche la scelta di una città come Berlino che si presta magnificamente a una situazione di questo genere e che, per una volta (e proprio per mano italiana!) riesce a scalzare a mani basse le solite note ambientazioni USA.

Chi mi segue su Facebook avrà notato che ho fatto riferimento al fatto che la sinossi di questo romanzo fosse pericolosamente simile all’ultimo romanzo di Ammaniti, Anna.

Nonostante in effetti le premesse siano simili (un virus che uccide solo gli adulti e un bambino rapito) i due libri sono destinati a un pubblico del tutto differente perché differenti sono gli stili di partenza. Ammaniti è uno scrittore per adulti che cavalca l’onda horror e creepy; Geda si rivolge invece ai ragazzi dai 13 anni in avanti e si concentra maggiormente su altri aspetti che non quello tragico e vagamente orrorifico.

Si cammina in un territorio nebuloso tra la Via Pal e gli Hunger Games, territorio che non può, secondo me, risultare già letto e già visto, perché vede troppi stili e troppe situazioni miscelati con una certa astuta sapienza.

Nel complesso, quindi, voto pienamente positivo (nonostante una cover che, secondo me, avrebbe potuto essere molto di più).

Consigliato ai ragazzi fascia 13-16 anni (di entrambi i sessi) e agli adulti appassionati di distopia e ucronia.

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11 pensieri su “Berlin – I fuochi di Tegel

  1. Lo leggerò sicuramente…soprattutto per vedere come è declinata questa volta la storia del virus che uccide gli adulti che è già stata più volte utilizzata (penso alla serie inglese scritta da charlie Higson (The enemy e the dead ci sono anche in italiano) e ad un altro libro che ho visto proprio stamattina e che comprerò presto (magari dopo aver letto questo) ambientato a new york (The young world di Chris Weitz) dove a sopravvivere ad un terribile virus sono solo gli adolescenti…interessante che stiano uscendo ora quasi contemporaneamente.

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  2. Letto. Scritto bene e scivola via veloce (forse anche troppo). E’ sicuramente un buon libro per la fascia 13-16. Per un adulto (o meglio, per me) lo trovo troppo lineare, poco profondo come dialoghi e descrizioni. Come hai detti tu manca la vena tragica e horrorifica che invece io cerco, anche in romanzi così. Mi mancano delle belle descrizioni che rendano l’idea di un mondo che è finito ma che in realtà va avanti da solo, una natura che si riprende ciò che l’uomo le aveva tolto, e tutta l’urbanistica che piano piano si sgretola lasciando un profondo vuoto. E’ ambientato a Berlino, originale come sfondo, ma non si sente. E’ come, a mio parere, se avessero usato immagini di Berlino stereotipate e turistiche per creare uno scenario inusuale ma che in realtà non ha poi così grande importanza. Aspetto il seguito per vedere se diventa tutto un po’ più profondo.
    Giulia

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      1. Ma infatti è perfetto per quella fascia di età, su questo niente da dire. Però ho letto YA più incisivi. (Se non l’hai già letto io ho trovato interessante la trilogia The Hunt (Hunt, Trap, Prey)

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      2. L’ho letto tempo fa. Non è quello che tutti sono vampiri tranne lui, o qualcosa di questo tipo? Mi ha detto pochissimo tanto che, pur amando le saghe, mi sono ben guardata dal comprare i seguiti 🙂
        Se dovessi pensare a una YA ben riuscito penso a La quinta onda, del quale tra l’altro è uscito il seguito (dopo un secolo) proprio in questi giorni!

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      3. Esatto, quello (a me era piaciuta la soluzione finale che ribalta tutto). La quinta onda l’ho letto e non l’avevo nemmeno considerato un YA! Prenderò di certo il seguito.

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  3. Federico

    Ciao Kate,
    posso chiederti il voto numerico che assegneresti a questo libro? Non lo vedo nella recensione mentre è sempre presente nelle tue ultime recensioni.
    Sono indeciso se prendere questo libro (di cui è da poco uscito il seguito), essendo quarantenne forse dovrei desistere ma le ambientazioni post-apocalittiche mi piacciono molto e questo libro mi attira molto.
    Complimenti per il blog pieno di spunti interessanti.

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    1. Direi un 7.
      È bello senza essere una roba da strapparsi i capelli.
      Se vuoi un distopico da adulti leggi Anna di Ammanniti, con cui tra l’altro condivide alcune cose.
      Grazie di leggere, di aver commentato e di esserci!
      K.

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      1. phantomfh

        Grazie Kate,
        seguirò il tuo consiglio e poi magari scriverò come l’ho trovato sulla tua discussione dedicata a quel libro.

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