Kill all enemies

cover

Titolo: Kill all enemies

Autore: Burgess Melvin

Editore: Mondadori

Anno: 2013

Pagine: 280

Prezzo: 16,00 euro in formato cartaceo – 8,99 euro in formato digitale

SINOSSI:

Cosa succede se non hai altro se non la tua rabbia a cui attaccarti per sopravvivere? E se il mondo che ti è intorno sembra frantumarsi a ogni passo? Billie sa di non avere più possibilità. Non può più farsi trovare in una rissa, a picchiare chiunque la provochi. Verrebbe cacciata dall’ennesima famiglia affidataria e dall’ennesima scuola. Invece ci ricasca. Chris da quattro anni si rifiuta sistematicamente di studiare, eppure è intelligente e sveglio. I professori non lo sopportano più e all’ennesima provocazione lo sbattono fuori. Rob è considerato un violento, ma in realtà è il più indifeso di tutti, e sembra impossibile che riesca a uscire dall’ennesimo guaio in cui si è cacciato. Tutti, là fuori, saprebbero raccontare la loro storia, infarcendola di bugie, però Billie, Chris e Rob non l’hanno mai veramente raccontata a nessuno. Ma la musica migliore viene quando sei costretto a improvvisare, e allora la rabbia diventa uno strumento da suonare, perché la cosa più difficile, a volte, è farsi ascoltare. Bruciante, crudele e diretto come un pugno in faccia o il primo amore…

LA RECE DELLA KATE:

Billie difende Rob fuori dalla scuola. Non è certo una che difende gli altri, ma essere picchiati per una maglietta non le sembra affatto ragionevole quindi, senza sapere nemmeno bene il perché, prende le difese di quello sfigato che indossa una maglietta oscena dei Metallica e smarrisce i bulli. I bulli come lei, del resto. Lei è una bulla. O, se non altro, una a cui piace la violenza.

Chris se la prende con un ragazzino che, senza motivi apparenti, si diverte a schiacciare senza pietà plotoni di lumache che, senza fretta alcuna, stanno lì, a mucchi, su un marciapiede. Non che abbia particolarmente a cuore il destino delle lumache sulla Terra ma… che bisogno c’è di ucciderle tutte, così, senza pietà? Eppure quel ragazzino sembra godere in maniera perversa di tutto quel cic ciac. È evidente che il moccioso debba essere punito, e Chris è lì per quello.

Rob, visto che si trova lì e visto che il ragazzino è suo fratello, non può fare altro che difenderlo dal picchiatore anti-ammazzamento lumache.

Billie, Chris e Rob hanno quindici anni e combattono ogni giorno per restare in piedi, ognuno a suo modo.

Billie avrebbe una famiglia, una madre, una sorella. Ma adesso si trova a passare da una famiglia affidataria all’altra: è troppo violenta, troppo rissosa, troppo tutto. Sembra che Billie non trovi un suo posto nel mondo, sembra che la sua rabbia non conosca un contenitore abbastanza grande in cui essere rinchiusa. E allora esce. E inonda tutto e tutti. Billie mena, mena e ancora mena. Ha una mamma, ma quella mamma non la vuole. Ha una sorellina da proteggere, ma anche la sorellina, adesso, non la vuole più. Se la mamma ha cominciato a bere, se la mamma non è stata bene, se Billie ha dovuto essere allontanata be’… è tutta colpa sua. Ed è un fardello troppo grosso da portare per chiunque, ma se hai quindici anni, un po’ di più.

Chris ha deciso che il mondo della scuola non lo avrà. Che diavolo di mondo è, un mondo nel quale si diventa numeri? Nel quale i professori vengono retribuiti in base ai 7 e agli 8 che hanno in pagella gli studenti? Che mondo è quello in cui un professore può guardarti in faccia, dire che tua madre è una puttana e passarla liscia? Che mondo può mai essere quello in cui un padre e una madre perdono ore a dirti di studiare e nemmeno un minuto per chiederti come stai? Non fare i compiti e non studiare è l’unico modo per ribellarsi al sistema, l’unico modo per non soccombere a una società che ci vuole incasellati, bravi, precisi, conformati. Studi=sei intelligente/non studi=non sei nessuno.

Rob odia dover essere qualcuno che non è, quindi decide di indossare comunque l’orrenda e scandalosa maglia dei Metallica che sua madre gli ha regalato prima di andarsene per sempre di casa. Quella maglia che rappresenta la forza di non chinarsi alle regole, il diritto di gridare “Questo sono io!” che nessuno di noi dovrebbe mai dimenticare, nemmeno da adulti. Rob che le prende a scuola e passa per bullo perché a nessuno viene in mente di chiedergli “Come stai? Cos’è successo?”. Rob che le prende a casa perché non è abbastanza, perché non risponde nel modo giusto, vittima dell’ennesimo uomo violento che usa le mani perché incapace di usare il cervello.

Inutile dire che le loro tre storie si intrecceranno e si fonderanno, che si snoderanno davanti al lettore, giovane o adulto che sia, e che proveranno a farci comprendere quanta umanità ci sia attorno a noi, nelle scuole dei nostri figli e nelle nostre stesse cose. L’importanza del dialogo e dell’accudimento, dell’affetto e della presenza, di quella intelligenza emotiva che, credo, dovrebbe muovere il mondo. Crediamo che i ragazzi, fino a che vivono sotto il nostro stesso tetto, siano “roba nostra”, che possiamo disporne a nostro piacimento, che possiamo plasmarli come creta. Che sbaglio, che egoismo. Billie, Rob e Chris sono tre esempi fulgidi di come i giovani vadano protetti e messi al primo posto, poiché adulti in divenire.

Per fortuna ci sono ancora “i grandi” come Hannah, che sanno piegare le ginocchia e mettersi alla stessa altezza dei ragazzi, occhi dentro agli occhi per parlare insieme una lingua conosciuta e farsi strumenti. Farsi portatori di speranza.

Perché una via di uscita c’è sempre.

Un romanzo destinato ai giovani adulti che credo possa e debba essere letto anche da chi giovane non è più. Perché il bullismo è, e sarà sempre, un problema assolutamente attuale e reale. E grave.

E non pensiate che nella scuola di vostro figlio queste cose non accadano o che vostro figlio “certe cose” non potrebbe mai farle. Mettiamoci in ascolto   🙂

Buona lettura!

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