Tutto quello che siamo

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Titolo: Tutto quello che siamo

Autore: Federica Bosco

Editore: Mondadori

Anno: 2015

Pagine: 338

Prezzo: 18,00 euro per il formato cartaceo – 9,99 euro per il formato digitale

SINOSSI:

Marina ha 19 anni e una vita non facile. Una mamma che se n’è andata troppo presto, un padre padrone, il sogno di frequentare l’Accademia di Belle Arti lasciato nel cassetto per evitare che il fratellino venisse cresciuto dalla “matrigna”, e la scelta di andare a lavorare per non gravare sul padre pronto a rinfacciarglielo. Si sente peggio di Cenerentola: profondamente sola, incompresa e armata solo di una bella dose di ironia, ma senza nessuna Fata madrina all’orizzonte che venga a salvarla. L’amore è qualcosa a cui, ovviamente, non ha mai neanche pensato, e comunque l’unico ragazzo che le interessa, spocchioso studente del terzo anno, che vede tutte le mattine al bar dove lavora (giusto davanti all’Accademia, tanto per farsi del male!) sembra non accorgersi di lei. Fino al giorno in cui i loro sguardi si incrociano…

LA RECE DELLA KATE:

Non esiste un’età adatta per perdere la propria madre. Non c’è un modo migliore e un modo peggiore. La verità è che fa sempre molto, molto schifo. Ma perderla a sedici anni e rimanere con un padre violento e un fratellino piccolo a cui fare da sorella, da amica e da mamma è davvero dura.

Marina lo sa. Sono passati tre anni dalla morte di sua madre, tre anni nei quali ha coraggiosamente preso in mano le redini non solo della sua vita ma anche quelle della vita del suo fratellino. Tre anni a fare doppio lavoro, di mattina in un bar a servire succhi e cappuccini e di pomeriggio nell’atelier della mamma di Dario, il suo migliore amico. Non è proprio la vita adatta a una ragazza che sta crescendo e che avrebbe bisogno dei suoi spazi, di un poco di spensieratezza, di quella frivola immaturità che è poi necessaria a comporre le tessere degli adulti che si diventerà. Anche perché nessuno, una volta giunta la sera, le carezza il volto dicendole “Sei brava” o “Sono orgoglioso di te”. Il padre di Marina è un uomo burbero che ha sempre usato la violenza fisica e verbale per affermare il suo potere nel mondo e all’interno della sua famiglia. Un padre-padrone che, una volta morta la moglie, si è ancor più incattivito e ancor più chiuso, e che sfoga tutta la sua rabbia e tutta la sua frustrazione sulla figlia maggiore. Dulcis in fundo, a rendere tutto ancora più intollerabile c’è la nuova compagna del padre, donna arida e cattiva che tenta in ogni modo di mettere zizzania in quella già ferita famiglia e che non perde occasione per porre in cattiva luce Marina.

La nostra protagonista è una diciannovenne con troppe responsabilità, troppi dolori, troppi brutti ricordi e un unico grande amore: il disegno. Disegna Marina, come un altro potrebbe fumare o bere. Disegna per disperazione, per colmare vuoti, per rappresentare la realtà grigio fumo che la avvolge. Ed ecco che la sua vita e le terribili liti col padre vengono riversate su carta e diventano ancora di salvezza imprescindibile per tentare di andare avanti.

Per fortuna però ci sono Dario e Ginevra, i suoi migliori amici. Ginevra che vive da sola, bella e affermata, già così grande, lei felice e adulta. Dario legato a doppio filo alla madre e a una vita che non sente sua, in perenne lotta conto se stesso e la sua infelicità. Entrambi colmano la vita di Marina e, insieme al fratellino Filippo, formano la sua vera famiglia.

Fino a quando l’amore non ci mette lo zampino.

Ma ormai si sa: le persone infelici non sono adatte all’amore.

Marina sarebbe disposta a tutto, pur di assaggiare un po’ di quell’amore e di quella passione che sempre le sono mancati. Ed ecco che Christo, artista rasta e impenitente donnaiolo, riesce a farsi strada nella sua vita, ad ottenere la sua fiducia e persino a farla innamorare. Ma come può amare ed essere amata una persona che, per prima, non ama se stessa? Marina si dà senza riserve, si abbandona completamente a un amore che – il lettore lo capisce sin troppo bene – è fallito e fasullo in partenza. Christo è immaturo, indeciso, frivolo e poco ancorato alla realtà; col suo fare ammaliatore, lui così bello, può permettersi di prendere la vita alla leggera, di vivere ogni cosa come un’interessante avventura.

Ma all’improvviso, in mezzo a una disgrazia, dentro a un ospedale, arriva Nic. Una specie di angelo con scompigliati capelli biondi e una visione della vita nuova e affascinante. Nic sembra appartenere a un altro mondo e, con le sue bombolette di vernice, comincia a colorare di colori vivaci quello di Marina. Le insegna che il mondo è un posto meraviglioso in cui vivere, le insegna che le cose è meglio viverle che scriverle sui social, le insegna che l’amore è una cosa diversa da quello che lei credeva fosse. Le insegna anche cos’è la fiducia, il sostegno, l’ascolto. Le porge la mano e la invito a seguirlo. Davanti a loro, una Firenze estiva e incantevole e un futuro che sembra pieno di speranza.

Ma sarà davvero l’ora del riscatto, per la nostra Marina?

Federica Bosco, autrice italiana dalla fama indiscussa, si conferma come voce autorevole e credibile e firma un romanzo che tratta temi anche molto importanti con sensibilità e fluidità. La prosa è semplice ma capace, i personaggi giovani ma ben tratteggiati, i dialoghi non sempre credibilissimi ma spigliati e centrati rispetto al target di riferimento.

Ho letto le trecentotrenta pagine in un soffio, spegnendo la luce troppo tardi e riprendendo in mano il mio Kindle non appena potevo. E questo vorrà pure dire qualcosa. La Bosco dipinge un mondo credibile anche se doloroso e ci regala un finale senza sbavature che ci fa credere, almeno per un po’, nell’unica cosa per cui vale la pena vivere: il lieto fine.

A pochi giorni dalla giornata mondiale contro la violenza sulla donne, un’opportunità in più che ci viene regalata per fermarci a riflettere.

Buona lettura!

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