Laggiù mi hanno detto che c’è il sole

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Titolo: Laggiù mi hanno detto che c’è il sole

Autore: Forman Gayle

Editore: Mondadori

Anno: 2015

Pagine: 283

Prezzo: 18,00 euro in formato cartaceo – 9,99 euro in formato digitale

SINOSSI:

“Mi rincresce informarvi che mi sono tolta la vita. Era una decisione che meditavo da tempo e di cui mi assumo tutta la responsabilità. So che vi farà soffrire e me ne rammarico, ma sappiate che dovevo porre fine alle mie sofferenze. Voi non c’entrate niente , è stata una mia scelta. Voi non avete nessuna colpa.” Questa è la lettere che Cody riceve il giorno in cui Meg, la migliore amica di sempre, si toglie la vita bevendo una bottiglia di candeggina in una squallida stanza di un motel. Cresciute insieme, Meg e Cody erano inseparabili, non esistevano segreti tra loro, o almeno questo era quello che pensava Cody. Quando però va a recuperare le cose dell’amica nella città dove un anno prima si era trasferita per andare al college, scopre che c’è tutta una parte della vita di Meg da cui lei era stata esclusa: i coinquilini, gli amici del college e Ben. Il ragazzo con la chitarra, un sorriso strafottente e tanti, troppo lati oscuri. E poi c’è un file criptato sul computer dell’amica che una volta aperto, sconvolgerà Cody: all’improvviso tutto quello che credeva di sapere su Meg sembrerà non avere più senso.

LA RECE DELLA KATE:

Non è da oggi che la letteratura dedicata ai giovani adulti ha cominciato a parlare non solo d’amore ma anche di sofferenza e di malattia. Il caso recente più famoso è sicuramente John Green. Blogger, scrittore e critico, ha fatto parlare di sé per il suo premiato Cercando Alaska e per il suo famosissimo Colpa delle stelle da cui, nel 2014, è stato tratto l’omonimo film.

Ed ecco quindi che la letteratura per giovani adulti smette di essere solo lustrini, rossetti, sesso e ragazzi pericolosi (fino ad allargarsi ovviamente al fantasy) e diventa anche veicolo fondamentale per parlare di temi scomodi e importanti come la malattia e la morte a un pubblico che, se pure si avvicina all’età adulta, adulto ancora non è.

Come per il più recente Raccontami di un giorno perfetto, anche questo romanzo tratta – anche se in maniera decisamente meno soft – il tema della depressione.

Meg e Cody sono amiche da sempre, ma sono sempre state molto diverse. Terribilmente diverse. E Cody ne è consapevole. Dolorosamente consapevole. Meg è brillante, intelligente, ha una bellissima famiglia, è affascinante, è diversa, ha voglia di rivoluzione, piace a tutti e, come un faro, attira chiunque graviti nelle sue vicinanze. O almeno così l’ha sempre visto Cody che, invece, ha solo una mamma che non può chiamare mamma, una casa troppo piccola, nessun padre, un lavoro come donna delle pulizie e un carattere assai diverso da quello della sua amica. Cody non fa che brillare della luce riflessa di Meg, non può che usufruire della sua bella famiglia fingendo che sia la sua, bearsi della sua amica ed esserne orgogliosa come solo una madre potrebbe fare. E mentre Meg spicca il volo e comincia l’università lontana da casa,  Cody continua la sua vita di sempre, con quella madre che madre non è, con l’assenza di Meg, con case altrui da pulire. Fino a quando non riceve quella maledetta mail spedita con invio ritardato nella quale la sua amica, la migliore amica che si potrebbe avere, annuncia di essersi uccisa. In una camera d’albergo. Con un detergente per i pavimenti. Uno dei più letali. Meg? La Meg di Cody? La Meg che ama il rock e i locali pieni di gente? Come diavolo è possibile? Cody non ha nessuna intenzione di lasciarsi annientare dal dolore senza fare niente per combattere e per scoprire cosa si nasconda dietro la morte della sua metà, del suo sole, della sua ragione. Accompagnata da Ben (un personaggio maschile che vi piacerà moltissimo) e dagli amici del college di Meg, Cody riuscirà non solo a scoprire molto sulla sua amica, ma anche su se stessa e sulla vita in generale. Perché le cose non sono mai o bianche o nere, la gente non è mai buona o cattiva, non esiste solo il giusto o lo sbagliato. Cody scoprirà le infinite sfumature della vita e, pur nel dolore, non si lascerà sfuggire l’occasione di crescere.

È un romanzo di formazione che tratta certamente di un argomento delicatissimo (e purtroppo reale) ma lo fa parlando anche di altro (sì, anche d’amore) riuscendo quindi nell’intento di stemperare un pochino la tensione che sempre si crea quando si parla di morte giovanile. Credo che nel complesso riesca a dire quello che deve con i giusti mezzi, senza togliere drammaticità a un argomento così doloroso ma senza nemmeno caricarlo volutamente di ulteriore pathos. Equilibrio. E probabilmente riesce a farlo perché, come scopriamo leggendo le note dell’autrice al termine del romanzo, questa è una storia vera. Non si chiamava Meg ma Suzy, ma la storia non cambia. Meg esiste, come esiste Suzy e tantissimi altri giovani che ogni giorno, in tutto il mondo, annientati dalla malattia della depressione, decidono di togliersi la vita.

Qualche tempo fa un’amica mi ha chiesto se Raccontami di un giorno perfetto fosse adatto alla figlia undicenne. No, no e ancora no. Ricordate sempre di leggere i libri che pensate di dare in mano ai vostri figli, siate filtro. Questo è un romanzo che IO darei in mano solo dai 15-16 anni in avanti. Per quanto riguarda voi, invece, sono certa che saprete valutare con saggezza e obiettività il grado di maturità dei vostri ragazzi.

Vi abbraccio e buona lettura!

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