Appena prima dell’alba

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Titolo: Appena prima dell’alba

Autore: Virginia Graziani

Editore: Eden

Anno: 2015

Pagine: 400

Prezzo: 13,90 euro

SINOSSI:

Il prestigioso istituto St. Moise dà il via all’annuale festa di fine anno con la tradizionale “caccia all’indirizzo” per scoprire il luogo del party. Seguendo gli indizi riportati su dei biglietti di carta, quindici studenti provenienti da diverse parti del mondo scompaiono nel nulla. Col passare delle ore, e poi dei giorni, i ragazzi rimasti bloccati in un vecchio monastero cercano di sopravvivere costretti a confrontarsi con gli altri e a fronteggiare le proprie paure, i segreti, i limiti. Mentre emergono nel gruppo i primi scontri e alleanze, sentimenti e amicizie, la convivenza si complica drasticamente: ben presto, infatti, gli studenti si accorgono che qualcuno dall’esterno fornisce loro del cibo, e per la prima volta vedono insorgere l’agghiacciante possibilità di essere stati attirati in una trappola. A incappare in questa disavventura, vi sono tra gli altri, il viziato figlio del Rettore del St. Moise, uno spagnolo con la fama da ladro, un ex soldato italiano reduce dall’Afghanistan tormentato dagli incubi, un canadese con il volto deturpato dal fuoco, una sensitiva di origini indiane, il machiavellico e sarcastico Gerard McFallon, e un americano che sembra non possedere alcun passato.

LA RECE DELLA KATE:

Era il 2000 quando Endemol Italia trasmise un nuovo format (di proprietà olandese) che divenne poi famosissimo in tutto il mondo. Il più commentato, il più guardato, il più discusso, il più imitato, il più atteso. Si trattava del Grande Fratello, titolo che prendeva il nome da un famoso romanzo di Orwell, 1984. Se lo slogan del romanzo era “Il Grande Fratello vi guarda”, lo stesso slogan potrebbe (e di fatto è) essere traslato sul celebre programma televisivo. In questo caso, però, essere ripresi ventiquattro ore su ventiquattro assume un’aura di fascino irresistibile e per niente macabra. Da esperimento sociologico a gioco, da gioco a unica opportunità per emergere nel mondo dello spettacolo, purtroppo (?) il programma ha subito un bruschissimo calo degli ascolti, fino a diventare, negli anni, decisamente (e pare quasi volutamente) trash.

Ma perché questo preambolo?

Perché chi guardava (io lo facevo) il Grande Fratello i primi anni, lo faceva affascinato dalle dinamiche interpersonali che si sviluppavano tra i vari componenti della casa, tenendo anche presente che loro sapevano perfettamente di essere ripresi e guardati da casa da milioni di persone. Come cambiavano i loro comportamenti? Che peso avevano, in quel contesto, razza, religione, colore della pelle, ceto sociale? Se nella vita reale un muratore e una contessina non si sarebbero mai nemmeno stretti la mano, dentro la casa potevano addirittura innamorarsi.

Era questa, la vera forza del programma. L’aspetto sociologico.

Aspetto sociologico che, ci ha tenuto a dirmi l’autrice quando mi ha gentilmente mandato il suo romanzo, è il fulcro anche di Appena prima dell’alba. Certo, è classificato come thriller e di fatto lo è; ma è anche di più: è il tentativo di provare a capire cosa succederebbe se quindici ragazzi tra i venti e i venticinque anni rimanessero chiusi in un antico monastero disabitato senza acqua, cibo, abiti, letti, sigarette, giornali, televisione. Non ricorda, pur nella tragicità, un Grande Fratello? I nostri quindici protagonisti sono tutti studenti di un prestigioso istituto francese, il St. Moise. Sono ricchi, sono dei privilegiati. Volevano solo divertirsi. Avrebbero dovuto seguire degli indizi, come ogni anno, e arrivare al luogo scelto dal rettore per l’annuale festa dell’istituto. Un modo per spezzare la routine, la tensione, stringere nuove amicizie e alleanze. Del resto, saranno anche ricchi da impazzire, ma sono e rimangono ragazzi.

Ma questa volta qualcosa va per il verso sbagliato. Il luogo della festa non può essere un monastero. Non ci sono gli altri studenti. Le pareti sono spesse, c’è molto buio e… la porta non si apre. I sorrisi si spengono. Si accendono tremolanti luci di candele. Qualcuno piange, qualcuno si sente male, qualcuno impreca, qualcuno prega. Cos’è successo? Dev’essere uno scherzo cretino, qualcuno li tirerà fuori, è poco ma è sicuro. I compagni di stanza daranno l’allarme e così i fidanzati, e così il rettore che, lì dentro, ha suo figlio. Certo, là fuori si accorgeranno della loro assenza; quindici ricchi rampolli non scompaiono nel nulla senza una spiegazione. Ma passano i giorni, le notti. Si stringono certamente alleanze e amicizie ma il seme del sospetto e del tradimento comincia a piantare le radici che diventano sempre più spesse e profonde. I ragazzi sono in pericolo.

Virginia Graziani è molto giovane e la sua giovane età (insieme a un editing discontinuo) traspare dalle pagine di un romanzo che è sicuramente un grosso, enorme banco di prova. Il plot è molto più che avvincente, la chiusa, nonostante sia un poco telefonata, è buonissima e commovente e tutto quello che c’è in mezzo è un tentativo validissimo – e in parte riuscito – di creare un clima da vero thrillerone americano. Questo è a tutti gli effetti un romanzo che, aggiustato e corretto da un buon editor, potrebbe stare accanto ai nomi più famosi, credetemi.

Il mio parere è che il difetto più lampante sia quello di aver messo in campo troppe persone, troppi nomi e pochi dettagli. Il lettore non prova empatia, lettore e personaggi non vengono messi in connessione, le varie storie si perdono tra le pieghe del libro senza diventare mai tridimensionali.

Ma sono davvero sconcertata dall’abilità di questa ragazza. Dispiace perché se fosse stata aiutata di più ne sarebbe uscito un libro adatto alle major dell’editoria italiana. Non posso che togliermi il cappello davanti a questo romanzo e alla sua ventisettenne autrice che ha creato delle atmosfere da brivido e dei personaggi che, nonostante siano tratteggiati, sono credibili e buonissimi.

Che mi sia piaciuto è palese: sulla mia pagina facebook avevo detto che la recensione sarebbe uscita lunedì, pensando che 400 pagine di thriller non le avrei mai lette, mai. Invece ho preso in mano il mio Kindle anche di pomeriggio, anche a pranzo, e poi alla sera, fino alle undici. Dovevo sapere.

Consigliato agli amanti dei thriller e dei gialli tradizionali, magari con un bel Carmina Burana mandato in loop sul computer…

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