Piccola dea

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Titolo: Piccola dea

Autore: Thorpe Rufi

Editore: Sonzogno

Anno: 2015

Pagine: 269

Prezzo: 16,50 euro la versione cartacea – 9,99 euro la versione digitale

SINOSSI:

A dispetto dei luoghi comuni, il rapporto più intenso per le giovani donne non è quello con il primo amore. È quello con l’amica del cuore. Lorie Ann e Mia, in riva all’oceano della California, sdraiate al sole a scambiarsi segreti, mentre provano a schiarirsi i capelli con il succo di limone, di questa amicizia ne sanno qualcosa. Diversissime tra loro, eppure unite come sorelle, crescono complici e spensierate: non passa giorno senza che l’una sappia nell’intimo cosa nasconde il cuore dell’altra. Siamo nei festosi anni Ottanta, e all’inizio di questa loro storia, che durerà per altri vent’anni, Lorie Ann e Mia si fanno una confidenza che scotta e che impone una decisione complicata: hanno sedici anni e sono rimaste incinte. Mentre Mia è la bulla, scostante, con una famiglia sgangherata, Lorie Ann è la perfezione, quella che tutti invidiano: per la sua bellezza solare, il carattere aperto e generoso, la vita serena avvolta da una famiglia unita. Se la biologia c’entrasse col destino, e la scelta coraggiosa di Lorie Ann di non abortire, all’opposto dell’amica, dovesse venire premiata, avrebbe dovuto essere lei quella baciata dalla fortuna e dal successo. Invece, anno dopo anno, Lorrie Ann scivola in tutt’altra esistenza, e a Mia, pienamente realizzata, non resta che documentare, e interrogarsi sulle ragioni per cui la sorte abbia riservato alla sua “divina” amica un percorso tanto accidentato.

LA RECE DELLA KATE:

C’è stato un momento in cui ho pensato di non farcela; ho pensato non solo che non avrei saputo scrivere una riga di recensione a questo romanzo ma, ancora di più e ancora più importante, che non sarei riuscita a continuarlo, il romanzo. È piuttosto difficile, per me, riuscire a raccontarvi chi sono Lorrie Ann e Mia, ma ci voglio provare.

Mia è il nostro narratore: una ragazza forte, decisa, dalle idee chiare. Ha sedici anni quando rimane incinta e, senza pensarci nemmeno troppo, decide di liberarsi del bambino e continuare dove era rimasta. Una ragazza pragmatica e senza grilli per la testa che viene da una famiglia piuttosto complicata e fuori dagli schemi nella quale l’adorata mamma passa da uno stato di ubriachezza all’altro nel disperato tentativo di dimenticare almeno un po’. Si potrebbe dire che Lorrie Ann è la sua migliore amica, ma sarebbe riduttivo e non spiegherebbe niente del rapporto che sussiste tra le due protagoniste. Lorrie Ann non è solo la nemesi di Mia, ma è anche una specie di anima gemella, di pezzo mancante, di altra metà della mela. Le loro diversità si sono incontrate e abbracciate e hanno trovato, nell’altra, una culla ideale nella quale trovare rifugio e conforto. Lorrie Ann – almeno lei – ha una famiglia normale, una bella famiglia fondata su basi sicure e concrete, che condivide momenti e passioni e che trova suo massimo esempio e pilastro nella figura paterna che ricorda, seppur sia sicuramente più moderno e bizzarro, il famoso e sorridente papà della famiglia Ingalls di televisiva memoria. Certo, fino a che non muore. E fino a che Lor non rimane incinta a diciotto anni e non decide di tenere il bambino. Sì, Lorrie decide di tenere il suo bambino. Non come Mia. Lei vuole quel bambino e ama il padre di suo figlio (Mia, invece, pensa che sia un emerito idiota). Ma poi la vita va come cavolo le pare e Lorrie ha un parto terribile, il bambino nasce con dei problemi e da lì tutto va a rotoli e, nonostante Mia ci sia, sia tornata apposta per aiutare la sua migliore amica e darle conforto e aiutarla nel post parto be’… più niente è come prima e si accorge che mai più tornerà come prima. Lor ha suo marito, adesso. Ha la sua famiglia. Non hanno bisogno di lei, è meglio che torni a casa. E Mia lo fa, torna a casa. Delle sedicenni piene di segreti e confidenza non è rimasto più nulla e la vita perfetta della perfetta e biondissima Lorrie Ann non è più tanto perfetta e davvero, davvero tutto sembra andare male e alla deriva e a ogni pagina le cose vanno sempre peggio e il cuore sembra possa non reggere a tutto un carico di dolore e di frustrazione e di sfortuna che si fa via via sempre più importante e insopportabile.

Il duo Mia/Lorrie Ann diventa trio accogliendo il lettore che, senza volerlo davvero, comincia a prendere parte alle loro vite, comincia a dispiacersi, ad arrabbiarsi e a… giudicare. Perché giudichiamo, e lo facciamo tutti. Anche quando diciamo di non farlo. Io non vi credo, quando dite che non giudicate. Lo dico con il sorriso e lo dico con le migliori intenzioni, sapete. Ma non vi credo. Non giudicare è codardo, ma non solo: è impossibile. Giudichiamo sempre e continuamente, anche distrattamente, anche senza dare peso al nostro stesso pensiero. Lo farete anche questa volta, perché Mia e Lorrie Ann sono terribilmente vere. Sono piene di difetti, di idiosincrasie, e si passa da dialoghi quasi stranianti a frasi da sottolineare e ricordarsi per tutta la vita. Frasi così vere e così crudeli, così belle e indimenticabili, così profonde e piene di vita che riescono, come fossero un punteruolo, a scalfire anima e cuore lasciando un segno percettibilissimo.

Mi hanno rigato il cuore, Mia e Lorrie Ann.

Ho letto da qualche parte che dovrebbe essere un romanzo di formazione. Ci posso anche stare, se da qualche parte si aggiunge la postilla “e di distruzione”.

Ringrazio la Sonzogno per avermi dato la possibilità di leggere questo bellissimo romanzo e vi prego, vi prego… leggetelo. Sottolineatelo, riempite di “orecchie” le pagine, di appunti i margini. E ricordatevi di Lorrie Ann e del suo povero bimbo, dei profumi dell’India, dei colori del mondo, dell’imprevidibilità delle cose e della gente. Piccola dea è tutto questo.

Buona lettura.

LA CITAZIONE:

«Non ti sto chiedendo di essere coraggiosa» dissi, innervosita.

«Ma preferiresti che fossi sobria» mi disse. «E ci vuole del coraggio per essere sobri. Una delle ragioni per cui mi drogo è perché non riesco a gestire tutta questa situazione, ma tu vuoi che io ci riesca perché così ti sentiresti meglio. Però, Mia, nella mia vita non prendo le decisioni in base a come ti fanno sentire.»

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