Anime alla deriva

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Titolo: Anime alla deriva

Autore: Richard Mason

Editore: Einaudi

Anno: 2005

Pagine: 256

Prezzo: 13,00 euro in versione cartacea – 6,99 euro in versione digitale

SINOSSI:

Il sole sta tramontando su un mare in tempesta, e James Farrell lo osserva da una finestra di Seton Castle, la residenza in Cornovaglia che, per più di quarant’anni, ha condiviso con sua moglie Sarah. Ma Sarah è morta, ed è stato James ad ucciderla, appena ventiquattr’ore prima. Perché? Perché un uomo pacifico ha ucciso la sua compagna, dopo mezzo secolo di felice convivenza? Le risposte non sono facili da affrontare, ma James sa di doverlo fare, e sa che, per farlo, deve ricostruire il proprio passato: deve tornare all’epoca in cui, rampollo dell’alta società londinese, aveva conosciuto Ella, la cugina di Sarah, e l’aveva amata appassionatamente, contro tutti e contro tutto…

LA RECE DELLA KATE:

Non c’è un incipit, non c’è un lento accompagnare, non c’è un lento comprendere.

Apriamo il romanzo, ci sistemiamo meglio sui cuscini, tiriamo un profondo sospiro e, in pochi attimi, tutta la storia e tutto il passato ci vengono squadernati (come si suol dire) davanti al naso: James Farrel ha ucciso sua moglie Sarah.

Ora, ovviamente, non resta che capire il perché. Chi è James Farrel? O, ancora meglio oserei dire, chi era James Farrell? Be’, nulla di più facile. Facciamo un salto indietro nel tempo e scopriamo che James Farrell è un giovane talentuoso che un giorno, in un parco, incontra Ella, una ragazza piena di dolore e di fascino; Ella gli rapisce il cuore per sempre, cambiando la sua vita, il suo destino e il suo futuro.

Non è semplice parlare di questo libro senza fare spoiler fastidiosi, perché questo è sì un romanzo incentrato sulla forza dirompente e distruttiva dell’amore, ma è anche un thriller piuttosto accurato, un libro che va assaporato come assaporereste il vostro piatto preferito: occhi socchiusi per il piacere che colma ogni centimetro del vostro corpo, un mugolio estatico, il cuore che aumenta i suoi battiti.

Essere guidati dalla voce narrante dello stesso omicida è una specie di onore, un privilegio graditissimo, perché è l’unico (letteralmente) a sapere tutto e a poter raccontare la sua storia. Lui solo è intriso d’amore, di odio, di sospetto, di vendetta. Lui solo sa cosa voglia dire avere tutto e poi, improvvisamente, non avere più niente. Scoprire che tutto, proprio tutto, era finzione.

Ma io mi debbo fermare qui, anche se, vedrete, tutto verrà portato alla luce piuttosto velocemente perché – almeno per come l’ho vissuto io – il punto non è tanto lo svolgimento della trama (il finale non è poi così sorprendente, ecco) e il plot che sfuma in un thriller psicologico, ma l’accuratezza della scrittura che rimane ancora più incredibile ai miei occhi se penso che questo romanzo è stato scritto da un ragazzo di nemmeno venti anni. Ogni personaggio è una specie di miracolo, un lavoro di ingegneria letteraria, un piccolo delizioso dipinto. La potenza della scrittura di Mason rende questi personaggi tridimensionali e facilissimi da ricordare, facilissimi da riconoscere, così trincerati dietro caratteri granitici e così diversi gli uni dagli altri da diventare reali, quasi stessimo guardando un film.

Mi accodo però a chi, in questi anni, ha voluto fare critica a Mason: il romanzo è pieno di manierismi. Il linguaggio usato (e io aggiungo certe situazioni) non sono in linea con i tempi raccontati. Sembra di assistere a scene di metà o fine ‘800, e talvolta questo disturba e confonde. Un attimo ti pare che manchi solo una carrozza e un camino acceso e del brandy e l’attimo dopo si parla di automobili e macchine fotografiche. Sì, debbo dire che è piuttosto strano e di questa incongruenza si è accorta non solo la critica più dotta ma anche i tanti lettori “comuni” che hanno voluto lasciare i loro commenti qui e lì in rete. Non ci vuole insomma un genio per capire che qualcosina è andato storto. Non posso fare altro quindi che abbracciare il parere della critica ma rimanere però convinta che questo romanzo è strepitoso. Accarezza anime ferite, realmente alla deriva.

Consigliato.

Dimenticate carrozze e brandy però, ok?

P.S. – Si può dire che un romanzo sia molto bello nonostante il linguaggio utilizzato e le atmosfere usate siano totalmente fuori fase?

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