Dimmi che credi al destino

dimmi che credi al destino

Titolo: Dimmi che credi al destino

Autore: Luca Bianchini

Editore: Mondadori

Anno: 2015

Pagine: 262

Prezzo: 14,45 euro in formato cartaceo – 9,99 euro in formato digitale

SINOSSI:

Ornella ama i cieli di Londra, il caffè con la moka e la panchina di un parco meraviglioso dove ogni giorno incontra Mr George, un anziano signore che ascolta le sue disavventure, legate soprattutto a un uomo che lei non vede da troppo tempo, e che non riesce a dimenticare. A cinquantacinque anni, Ornella si considera una campionessa mondiale di cadute, anche se si è sempre saputa rialzare da sola. Per fortuna può contare su Bernard, il suo vicino di casa, che la osserva da lontano e la conosce meglio di quanto lei conosca se stessa. L’ultima batosta, però, è difficile da accettare. La piccola libreria italiana che dirige nel cuore di Hampstead – dove le vere star sono due pesci rossi di nome Russell & Crowe – rischia di chiudere: il proprietario si è preso due mesi per decidere. Lei, che sa lottare, ha imparato anche a lasciarsi aiutare, e così chiama in soccorso la Patti, la sua storica amica milanese inimitabile compagna di scorribande – che arriva in città con poche idee e tante scarpe, ma sufficiente entusiasmo per trovare qualche soluzione utile a salvare l’Italian Bookshop. La prima è quella di assumere Diego, un ragioniere napoletano bello e simpatico, che fa il barbiere part-time, ha il cuore infranto e le chiama guagliuncelle. Ma proprio quando la libreria ha più bisogno di lei, il destino riporterà Ornella in Italia, a bordo di una Seicento malconcia guidata in modo improbabile dalla Patti.

LA RECE DELLA KATE:

Metto le mani avanti. Non ho le idee affatto chiare quindi, più che una recensione, sembrerà un enorme flusso di pensieri e, contando che sono i miei pensieri, non vi assicuro assolutamente nulla.

Più che una vera opinione, su questo romanzo ho una serie di impressioni, di sensazioni a pelle pre-ringraziamenti finali dell’autore.

Ma andiamo con ordine, per carità divina.

Ornella, italiana di Verona, ha cinquantacinque anni e da venti vive a Londra, dove dirige una libreria. Capiamo che è una bella donna un po’ stanca, molto affranta, e con un passato scomodo alle spalle. Se non hai un passato scomodo non scappi a Londra, ecco.

Insomma, lei lo ha.

La libreria versa ahilei in cattive acque e il proprietario ha intenzione di chiudere. Panico. Ornella ha solo la libreria, i libri e Patti, la sua migliore amica. Patti è un incrocio tra una sorella e un alter ego, tra l’amica del cuore delle medie e una mamma vagamente fuori di testa, ha l’umorismo tipico di chi non si prende troppo sul serio ma anche buon senso. Patti, insomma, è l’amica che tutti vorrebbero e dovrebbero avere. In crisi perché la zia di suo marito non si decide a morire e a lasciare una cospicua eredità, non esita però a volare a Londra da Ornella per consolarla e darle nuova energia e speranza. Comincia quindi una nuova avventura: salvare la libreria di Ornella.

In mezzo c’è un signore molto anziano seduto sempre alla stessa panchina, un marito morente, un passato oscuro e terribile da dimenticare, un napoletano bello, simpatico e omosessuale, un vicino di casa interessante e un viaggio fuori programma tra le vie del centro di Verona, cullati dal rumore dell’Adige.

Ah, e una specie di happy ending.

Ecco… come dire… non sembra tutto troppo caramelloso, finto, creato ad hoc? A me, sì.

Fino a quando non ho letto i ringraziamenti finali. La storia, pur romanzata, è vera. Esiste una Ornella, esiste una Patti, esiste un Diego.

Ci crediamo, non ci crediamo? Suppongo che poco importi. Certamente scoprire che la storia è vera, che esiste una libreria londinese in crisi, che esiste una persona che sta lottando per non farla chiudere (La libreria mi ha salvato – dice l’Ornella in carne e ossa – io devo salvare la libreria) ha avuto un certo impatto sulla mia riflessione finale. Ma io devo valutare il romanzo, non la storia di Ornella, Patti e tutti gli altri allegri personaggi che gravitano attorno alla storia di Bianchini (che tra le altre cose mi piace molto sin da tempi di Instant love), e… non sono sicura che mi sia piaciuto poi molto. Mi è parso, appunto, un filo studiato. Cosa possibilissima, giacché ha dovuto romanzare una storia assolutamente vera piena di faccende non proprio allegrissime. Certamente Clara, Patti e Ornella ne escono sin troppo bene, tutte eroine a loro modo, tutte eccezionali e fuori dagli schemi, come se la vita fosse piena di gente così. Come se la gente speciale e con le palle si trovasse tutta ammucchiata a Londra, in quella libreria lì. Roba da fare un biglietto sola andata e farsi cambiare la vita da loro, insomma.

Amici, che dire?

A tantissimi questo romanzo è piaciuto, ha alcune belle atmosfere, alcuni dialoghi interessanti ma troppe frasi alla Fabio Volo. Quelle stucchevoli da agenda delle superiori o da cioccolatino che tendono a farmi venire l’orticaria.

Io non ce la posso fare più.

Non sono più molto adatta.

Tuttavia Bianchini ci sa fare, si legge che è un piacere e i continui cambi di scenario aiutano a non annoiarsi proprio mai.

Insomma: da provare e valutare individualmente.

LA CITAZIONE:

“Immagino che il tuo viaggio in Italia non sia stato proprio una vacanza.”

“Da cosa si capisce?”

“Dal modo in cui stai seduta sulle scale.”

“Cioè?”

“Quando ti metti così, un po’ rannicchiata, con la testa in avanti, vuol dire che hai qualche pensiero.”

“Ma tu come fai a dirlo se non mi conosci?”

“Lavoro osservando le persone, e nel tuo caso mi è inevitabile abitando tu di fianco a casa mia.”

“Cos’altro hai capito di me?”

“Che anche tu sei sola e che hai smesso di credere al destino.”

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