Ultima – La città delle contrade

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Titolo: Ultima – La città delle contrade

Autore: Carlo Vicenzi

Editore: Dunwich

Anno: 2014

Pagine: 342

Prezzo: 8,42 in formato cartaceo, 2,48 euro in formato digitale

SINOSSI:

La guerra ha lasciato il mondo in ginocchio. L’umanità, divisa e in perenne conflitto, affida il potere alla fazione che si dimostra superiore alle altre. La vittoria è decretata nei giochi annuali che prendono un nome vecchio di secoli: il Palio delle Contrade.
Demetrio Deisanti, Campione dell’Occidente, viene gettato nel fango per qualcosa che non ha commesso, perdendo titolo e appartenenza. Chi sta uccidendo i Campioni delle Contrade? E che ruolo ha la donna dai capelli rossi incontrata da Demetrio il giorno in cui la sua vita è stata distrutta?
Inizia così il viaggio in un’Italia fatta di ingranaggi, tubi e vapore, dove l’incontro tra steampunk e tradizione si tinge di sangue, intrighi e competizione sfrenata.

LA RECE DELLA KATE:

Può essere che qualcuno di voi mi segua anche su Pinterest e che sappia, pertanto, quanta soddisfazione mi dà quella… app? Quel… sito? Cosa cavolo è Pinterest? Wikipedia (grazie) mi aiuta e mi dice che Pinterest è un social network: in effetti potevo arrivarci con un minimo storico di ragionamento. A ogni buon conto, sia quello che sia, Pinterest non solo mi diverte e mi tiene compagnia in fila alla posta e in bagno (lo so, non avreste voluto saperlo), ma mi offre anche validi spunti per i miei racconti e per la mia vita. Magnifici tatuaggi e bellissime foto d’amore, tra le altre. Tutto questo per dire cosa? Che una delle tante bacheche su cui “pinno” si chiama proprio Steampunk. Raccolgo oggetti, abiti, cappelli, gioielli. Ogni cosa che ha un suo fascino, ogni foto interessante o con una particolare atmosfera viene immediatamente archiviata. Ma questo, ahimè, è l’unico contatto che ho con il mondo steampunk. Ammetto con estrema riluttanza che, prima d’oggi, non avevo mai letto un romanzo appartenente a questo genere letterario ma, poiché nulla è perduto e di tempo ne abbiamo a volontà (?), non è mai troppo tardi per iniziare.

Inizio, dunque, citandovi pedissequamente la mia amica Wikipedia:

Lo steampunk è un filone della narrativa fantasticafantascientifica che introduce una tecnologia anacronistica all’interno di un’ambientazione storica, spesso l’Ottocento e in particolare la Londra vittoriana dei romanzi di Conan Doyle e H. G. Wells.

Le storie steampunk descrivono un mondo anacronistico (a volte un’ucronia) in cui armi e strumentazioni vengono azionate dalla forza motrice del vapore (steam in inglese) e l’energia elettrica torna a essere, come nellafantascienza ottocentesca, un elemento narrativo capace di ogni progresso e meraviglia; dove i computer sono completamente meccanici, o enormi apparati magnetici sono in grado di modificare l’orbita della Luna. Un modo per descrivere l’atmosfera steampunk è riassunto nello slogan “come sarebbe stato il passato se il futuro fosse accaduto prima”

Adesso, pertanto, posso dirvi che la città di Ultima si trova in Italia e che i fatti narrati si svolgono trecento anni dopo la Terza Guerra Mondiale. Armi chimiche e popolazione ai massimi storici. Vedete un po’ voi com’è andata a finire. Ve lo dico io: molto male.

Ultima è una città enorme, divisa in cerchie – delle contrade-, ogni contrada un colore, ogni contrada un nome, un campione e un capo. Ultima è un mondo dentro a un mondo lurido, confuso, ammaccato e malato. È un mondo che del passato poco sa, che è tornato indietro restando, a suo modo, avanti. Un mondo color seppia, io lo immagino così, polveroso di terra rosso, fumoso, pieno di macchine strane, rumorose, ingegnose, fantasiose. Un mondo pieno di voci, caos, cose da fare, persone da vedere, argomenti da discutere. Internet è svampato, Poste Italiane (grazie a Dio) pure, Bartolini e compagnia li hanno seguiti a ruota. Ci si sposta a piedi, si corrono pericoli anche solo svoltando l’angolo perché c’è paura, c’è competizione, c’è voglia di emergere e di farcela. Insomma, se fai qualcosa che non mi piace di certo non scrivo frecciatine su facebook: ti spezzo un braccio e siamo a posto così.

Vicenzi descrive benissimo le atmosfere di questa Ultima, e lo so perché a me è parso di essere lì in mezzo, vestita… volete vedere come mi vedo vestita? Così:

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E, tralasciando il fatto che sono molto meno bionda e molto meno figa… come mi ci vedrei bene, lì in mezzo!

Demetrio è stato cacciato dalla sua contrada e insieme a lui, molti altri campioni hanno perso la loro dignità, il loro nome e il rispetto che è dovuto a un uomo onesto. Un uomo senza contrada è un uomo morto, ma un uomo con qualche amico è un uomo fortunato e salvo. Demetrio troverà molti buoni amici, tanti terribili nemici, una congiura da sventare e una affascinante rossa a cui far abbassare le penne.

Insieme a Demetrio, Miranda, Veronica e Iago vivrete una bella avventura, una storia action e polverosa tra argani, motori, orologi in un’atmosfera post-apocalittica che però non ha quell’aura drammatica a cui ci hanno abituato i romanzi distopici e ucronici che tanto vanno di moda adesso, ma ha invece un’aria molto scanzonata, quasi divertita.

Consiglio caldamente di leggere, per meglio comprendere, la prefazione a cura di Uberto Ceretoli e la postfazione scritta invece dall’autore. Postfazione che, vuoi perché ero stanca, vuoi perché parla della mia amata bassa modenese e dei due bastardi e terribili terremoti del maggio 2012, mi ha fatto commuovere, ieri sera, nel mio letto.

Buona lettura, amici!

LA CITAZIONE:

Sedetti all’imbocco di un vicolo che sfociava sulla piazza, cercando di dare ordine alle emozioni. Attorno a me, la vita continuava come se niente fosse successo: ricchi funzionari salivano e scendevano da lussuose carrozze a vapore, con mantelli sfarzosi e i cappelli a cilindro decorati dai colori di appartenenza. Sul lato opposto, due gruppi di ragazzi se le stava dando di santa ragione: giallo-verde degli Alfieri contro nero-rosso delle Viverne. Accadeva ogni giorno: l’equilibrio tra le fazioni era instabile e le Guardie avevano un gran da fare a tenere a bada le teste calde.

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2 pensieri su “Ultima – La città delle contrade

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