Cannibal Corpse

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Titolo: Cannibal corpse

Autore: Tim Curran

Editore: Dunwich

Anno: 2015

Pagine: 270

Prezzo: 9,90 euro in formato cartaceo (in uscita a metà settembre 2015), 3,99 euro in formato digitale

SINOSSI:

Dopo una violenta pandemia, il Paese è in rovina. A ovest del Mississippi c’è una zona infernale conosciuta come le Deadlands. Qui, i vermi della resurrezione cadono dal cielo rossastro, rianimando i morti. E qui le armi atomiche hanno creato legioni di mutanti, mostri primordiali e bizzarri eventi atmosferici.

John Slaughter, motociclista fuorilegge e membro dei Devil’s Disciples, viene catturato. I federali vogliono che guidi la sua vecchia banda oltre il Mississippi, tra i rifiuti nucleari delle Deadlands con l’obiettivo di recuperare una biologa che è tenuta prigioniera in una vecchia fortezza dell’esercito da un gruppo di terroristi. Ciò significherà compiere un’incursione in un territorio pieno di morti viventi, mutanti, sette di sopravvissuti impazziti… e la gang dei Cannibal Corpses, acerrimi nemici dei Devil’s Disciples. Come incentivo c’è la promessa della salvezza di suo fratello, al momento nel braccio della morte. Se Slaughter non riporterà indietro la biologa, l’esecuzione avrà luogo.

Come se non bastasse, su tutto aleggia una presenza antica e diabolica che ha rivendicato le Deadlands. E, a meno che Slaughter non riesca a fermarla, si pulirà i denti con le ultime ossa della razza umana.

LA RECENSIONE DELLA KATE:

Se dico Norman Reedus, voi dite? Voi dite?

Dai… su! The…? The…? The wa…?

THE WALKING DEAD, bravissimi!

Norman Reedus è infatti il bravissimo attore che, nella serie televisiva a tema zombie più famosa del globo, interpreta Daryl, un ragazzo dal volto stropicciato e dall’aria molto molto cattiva che pare abbia il bellissimo fondoschiena attaccato al sellino della sua Bonnie, una Triumph degli anni ’60.

Non ho potuto non pensare a lui durante la lettura di questo romanzo che, pur rimanendo fedele a certi aspetti e tematiche care a tutto il filone zombi, cerca con tutte le sue forze, riuscendoci, di dire e di offrire qualcosa di nuovo ai suoi famelici (è proprio il caso di dirlo) lettori. E se ho pensato a lui è perché anche John Slaughter ha quell’aria lì: sbattuta, stanca, stropicciata e cattiva. Anche lui non si separa mai dalla sua motocicletta. Anche lui risulta un filino becero, rozzo, come intagliato grossolanamente nella pietra. Ma anche lui, come tutti i cattivi che ben si adattano allo schermo, riserverà grosse sorprese.

Diciamocelo chiaramente: Slaughter è un assassino. Chiamatela necessità, chiamatelo senso di giustizia, chiamatelo come vi pare, ma ha ucciso delle persone. Certo, i tempi sono cambiati e ognuno si deve difendere come può, ma nessuno ha intenzione di chiudere nemmeno mezzo occhio sulle imprese omicide del motociclista. E lui non ha nessuna intenzione di restare dov’è; ha intenzione, invece, di correre verso le Deadlands e far fuori tutti, tutti quegli uominiverme schifosi, tutti quegli esseri umani (o quello che sono o quello che sono diventati) che sputano vermi, liquami e putridumi vari. E saranno proprio i federali a dargli una ragione in più, la migliore ragione del mondo per correre tra le braccia di una morte quasi sicura: salvare suo fratello.

Insieme alla sua vecchia banda di motociclisti John comincerà il suo personale viaggio negli oscuri abissi della morte, lande desolate e polverose che si accartocciano su loro stesse come se volessero scomparire per non vedere più quelle brutture, quella distruzione, uomini che tornano dalla morte, terribili mutanti, animali paurosi, paura che diventa terrore a ogni passo e a ogni respiro perché la vita è appesa a un filo putrido e talvolta si prega di morire in fretta, semplicemente.

Fa paura questo romanzo; urta decisamente lo stomaco, a volte si sente il rombo del cuore nelle orecchie. Gli zombi non sono inutili fantocci che fanno versi gutturali e puzzano un pochino. Non barcollano tristemente come vecchi ubriaconi. Questi zombi (uominiverme) sono brutti, orribili, puzzano molto più di quanto non sia possibile sopportare, sono cosparsi di vermi, la pelle – quando ancora c’è – è bucata, lacerata, i ventri gonfi di bestie che si muovono laddove un tempo c’erano organi vivi e vitali. Parlano. Non sono forse intelligentissimi ma parlano e fanno una paura del diavolo.

E dove c’è paura e abominio, il male si espande. Trova terreno fertile e mette radici che, col tempo e con la forza, diventano grandi e robuste, spaccano l’asfalto e distruggono case. Le radici del male sono, purtroppo, terribilmente potenti. Slaughter se ne accorgerà. Voi pure.

Un viaggio adrenalinico e spaventoso che puzza di terrore, di sangue, di terra, di escrementi, di sudore e di quella morte che ritorna e che non lascia scampo, che ti si appiccica addosso e che cambia tutto, per sempre.

Un horror con tantissima action che non deluderà nessuno ma che, sono certa, verrà apprezzato soprattutto dai signori uomini.

LA CITAZIONE:

Ti colpiva ed eri finito. In pochi secondi cadevi sulle ginocchia, le membra molli e scoordinate, gli occhi vuoti. E una volta drogato, in uno stato di piacevole torpore, il verme ti avrebbe fatto visita, infilandosi ovunque ci fosse stata un’apertura: naso, bocca, occhi, ano… Non erano esigenti. La morte sarebbe sopraggiunta entro sei ore, ed entro dodici ti saresti risvegliato affamato di carne umana.

 

 

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