I ragni zingari

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Titolo: I ragni zingari

Autore: Nicola Lombardi

Editore: Nero Press

Anno: 2014

Pagine: 124

Prezzo: 11,50 euro per la versione cartacea, 2,99 euro per la versione digitale

SINOSSI:

9 settembre 1943. Michele fa ritorno dal fronte, dall’Albania, portandosi appresso ricordi di morte e una ferita alla tempia. Nella sua vecchia casa in campagna lo aspettano i suoi: la madre, la sorella Adele, l’anziano nonno e lo zio Berto. Manca però Marco, l’adorato fratellino: è sparito da tre giorni e nessuno sa che fine abbia fatto.
La paura si insinua nella quotidianità. E non si tratta solo dell’angoscia della sparizione o della guerra logorante. Ai margini del campo visivo, c’è qualcos’altro. Qualcosa che risalendo dai ricordi di storie antiche tesserà le fila dei loro destini in intricate ragnatele di angoscia e terrore.

LA RECE DELLA KATE:

Come intrecciare la follia della guerra con la follia di una novella horror?

Lombardi lo fa, e lo fa con lo stile asciutto e lucido che gli è proprio. Non una parola viene sprecata, non un concetto rimane inespresso o risulta ridondante. La sua è la scrittura consapevole e sicura (senza essere troppo ricercata e allontanando quindi il lettore medio) di chi padroneggia l’argomento. Al centro di questa novella i ragni zingari (incredibile che “i ragni zingari” si legga così da una parte e anche leggendolo al contrario, provate!), una guerra, una famiglia, un segreto da nascondere, un bambino sparito. La paura di un futuro sconosciuto, troppi ragazzi troppo giovani costretti a impugnare pistole e fucili, ammazzare altri ragazzi, vedere sangue, sentire l’odore della morte. Il segreto di una fanciulla non ancora donna, i segreti di un paese di campagna dove tutti conoscono tutti e nessuno ha davvero voglia di parlare del passato. Vecchie storie di campagna che si tramandano di padre in figlio, che accompagnano al sonno, che rimandano a incubi che portano altri incubi che portano altri incubi ancora. La certezza che chi potrebbe parlare non lo farà e chi avrebbe potuto farlo non lo ha mai fatto. L’innocenza di un bambino che ha visto cose che non avrebbe voluto e dovuto vedere, che ha fatto un passo di troppo nel mondo dei grandi, degli adulti, di quegli adulti di cui lui si fidava. Le gambe tremano, il cuore oscilla, la luce diventa buio.

Un lavoro, quello di Lombardi, che anche questa volta, come per I burattini di Mastr’Aligi, scava nel mondo dell’infanzia e riporta in superficie solo bruttura, vendetta, odio e pazzia, con una chiusa che regala al lettore, per un momento, una scintilla di speranza che risulta ben presto essere tristemente e terribilmente fasulla e illusoria.

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