L’alba di un nuovo giorno

cover

Titolo: L’alba di un nuovo giorno

Autore: Carmine Cantile

Editore: Delos Digital

Anno: 2015

Pagine: 21

Prezzo: 0,99 euro in formato digitale

SINOSSI:

Quando un uomo, al risveglio, intuisce di essere stato chiuso in una cassa da morto, per un motivo sconosciuto, avrà inizio per lui uno fra gli incubi peggiori in cui ci si potrebbe imbattere da vivi: il seppellimento prematuro. Superato l’inevitabile disorientamento iniziale, l’uomo cercherà in tutti i modi di tirarsi fuori dalla surreale situazione, tentando contemporaneamente di costruire mentalmente il mosaico degli accadimenti che l’hanno catapultato in quell’incubo. E quando alla fine, dopo incredibili peripezie e stati d’animo altalenanti, anche l’ultima tessera del mosaico avrà guadagnato il suo posto, l’uomo farà appena in tempo a intuire che l’orrore appena vissuto altro non è che il principio di un incubo ancora più terrificante…

LA RECE DELLA KATE:

Apri gli occhi.

Buio. Luce viziata. Pochissima aria. Soffocamento. Tocchi. Tocchi. Tocchi. Pareti ovunque. Vicine, molto vicine. Tanto vicine che sembra di trovarsi… in una bara.

È qui che il racconto di Carmine trova il suo inizio. Un racconto che mette in campo, sfruttandolo bene, uno dei topoi dell’horror. Immedesimarsi è l’unica cosa possibile. Chiedersi cosa faremmo noi in una situazione del genere, pure. Ha un coltellino da pesca, io mi taglierei i polsi e arrivederci a tutti. Paura, tantissima paura. Dio, che morte orribile. Che senso di impotenza, di terrore, di tristezza. Chi mi ha messo qui? Chi ha osato? Perché? Perché? E io dov’ero? Perché non ricordo niente? No, qualcosa ricorda. Una battuta di pesca con degli amici, un buffo pesce tutto gonfio che prima di morire si è afflosciato come un pallone bucato. Poi più niente. Ma ora bisogna uscire. Oppure no, tanto non ce la farà mai, mai. Tanto vale morire, perdere i sensi piano piano, lentamente, dimenticare tutto, lasciarsi andare. Solo un attimo di scoramento, poi ricomincia a lavorare alacremente, scalfisce il legno, cerca aria, vuole tornare alla vita, a quello che lui chiama il piano di sopra.

Poi però niente è come sembra e tutto si ribalta, l’orrore si ingigantisce, prende dimensioni ciclopiche, il racconto si conclude e l’impressione è quella di essere usciti da una centrifuga.

Un po’ troppi aggettivi e termini non sempre “a fuoco” non inficiano però un racconto nel complesso ben scritto che riesce a provocare, come dovrebbe, ansia e paura.

Buona lettura!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...