Dov’è finita Audrey?

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Titolo: Dov’è finita Audrey?

Autore: Sophie Kinsella

Editore: Mondadori

Anno: 2015

Pagine: 285

Prezzo: 13,60 euro per la versione cartacea, 6,99 euro per la versione digitale

SINOSSI

Audrey ha 14 anni ed è da tempo che non esce più di casa. Qualcosa di brutto è successo a scuola, un episodio di bullismo che l’ha profondamente segnata e ora lei è in terapia per rimettersi da gravi attacchi d’ansia e panico che non le permettono di avere contatti con il mondo esterno. Per questo indossa perennemente dei grandi occhiali scuri, il suo modo di proteggersi e sfuggire al rapporto con gli altri. Il fratello invece è un simpatico ragazzino ossessionato dai videogiochi che, con grande disperazione della madre nevrotica, non si stacca un attimo dal suo computer e dal suo amico Linus che condivide la sua stessa mania. Ma quando Audrey incontra Linus nasce in lei qualcosa di diverso… deve poter trovare un modo per comunicargli le sue emozioni e le sue paure. Sarà questa scintilla romantica ad aiutare non solo lei, ma la sua intera famiglia scombinata. Dov’è finita Audrey? è un romanzo caratterizzato da una grande empatia in cui si ride tanto e ci si commuove e in cui Sophie Kinsella riesce magistralmente a alternare momenti di puro humour a momenti più seri e teneri con grandissima sensibilità.

LA RECE DELLA KATE

Mi pare ormai chiaro che, di questi tempi, o scrivi chick-lit o scrivi young adult.

Se scrivi chick-lit E young adult, baby, sei nell’Olimpo.

In effetti è da anni che la Kinsella batte cassa furiosamente e pare non si sia tirata indietro all’idea (ghiotta) di aumentare ancora un pochino i suoi lauti introiti scrivendo un romanzo dedicato alle lettrici più giovani.

E se c’è una cosa che va di gran moda tra la letteratura YA (a parte le sedicenni che trombano come trentenni e che si atteggiano a quarantenni) sono i ragazzini strani. O malati. O strani e malati.

Uhm.

Colpa delle stelle. Lo strano caso di Alex Woods (consigliatissimo). Golden boy (bellissimo). Cercando Alaska (insomma). E chissà quanti altri diavolo ne sto dimenticando. Ah già! Ne ho appena recensito uno, che sciocca. Raccontami di un giorno perfetto (si salva per il protagonista maschile da sballo). Pagine su pagine (su pagine su pagine su pagine) a parlare di quanto siano strani i ragazzini del giorno d’oggi, di quanto siano malati, infelici, bistrattati, innamorati, intelligenti (sempre sopra la media), desiderosi di uscire dal gregge nel quale li pensano gli adulti.

Ebbene.

Niente di nuovo sotto al sole. Come dicevo, la Kinsella si è rimboccata le maniche e si è messa a scrivere l’ennesimo romanzo che parla di gioventù provata ma molto intelligente molto spiritosa molto sensibile.

Nel farlo, straparla.

La famiglia di Audrey è ben descritta ma risulta una macchietta. Un’enorme macchietta. La madre somiglia alla protagonista dei suoi romanzi I love shopping. Svagata, a tratti isterica, si appoggia continuamente al marito. Dice cose senza senso che fanno ridere il lettore ma che la comprimono in ruolo che non è quello materno. Il fratello, Frank, è un nerd fatto e finito, che si alza di notte per giocare a un gioco sul computer, dimentica di dormire per una settimana e prende i suoi genitori per il naso continuamente. Il padre è un mezzo cretino che non sa nemmeno allacciarsi le scarpe da solo. Simpatico senza dubbio, ma poco credibile. Poi c’è un fratellino tanto piccolo quanto inutile. Poi c’è lei. Non sapremo mai come sono andate veramente le cose, ma possiamo intuire con ragionevole certezza che la ragazzina è stata vittima di gravissimi (issimi) episodi di bullismo scolastico a opera di un manipolo di sue compagne di scuola.

Ha smesso di frequentare la scuola, ha cominciato a frequentare una psichiatra e tanti psicofarmaci.

Indossa occhiali da sole sempre, anche in casa, e rifugge il contatto (qualunque contatto) con altri esseri umani.

Una fobia a tutti gli effetti.

Accanto a lei la sua terapista e l’amico di suo fratello Frank, Linus. Ha un anno più di lei e, con un amore e una pazienza propri solo di un ragazzo molto più grande, accompagna Audrey alla guarigione, alla riscoperta non solo di se stessa ma anche del mondo e della fiducia verso il prossimo.

Un romanzo leggero, veloce da leggere, con molte pecche ma alcuni – indimenticabili – bei momenti.

Una bella chiusa.

Vista mille volte al cinema ma sempre d’effetto.

Buona lettura, amici!

LA CITAZIONE:

E credo che alla fine abbia ragione la mamma sulla cosa del grafico che va su e giù. È così per tutti. Pure per Frank. E per la mamma. Perfino per Felix. Mi pare di aver capito una cosa, e cioè che la vita è questo, salire e poi scivolare giù, e ricominciare a salire. Le scivolate non contano. L’importante è che il percorso nel suo insieme vada più o meno verso l’alto. È il massimo che si può chiedere. Più o meno, salire.

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