Direttiva Shäfer

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Titolo: Direttiva Shäfer

Autore: Luca di Gialleonardo

Editore: Delos Books

Anno: 2014

Pagine: 279

Prezzo: 3,99 euro in formato digitale

SINOSSI:

“La tecnologia deve servire la natura, non modificarla”
Solo poche metropoli restano sul suolo terrestre, punti di appoggio per i cosiddetti complessi produttivi. Tutto il globo è destinato all’agricoltura e all’allevamento, al fine di sfamare la popolazione degli Orbitali, che domina i terrestri dalle colonie spaziali, controllando e limitando il progresso scientifico.
Cal Ravelli è perdigiorno ubriacone e amante delle belle donne. Ufficialmente Cal si guadagna da vivere come investigatore privato, nella pratica svolge qualsiasi incarico gli consenta di pagare i suoi innumerevoli vizi. Al suo fianco Tyra, una ragazzina che solo Cal può vedere e sentire. Tra loro non scorre buon sangue, ma sono costretti a sopportarsi a vicenda. Maledizione o pazzia? Nessuno dei due sa cosa abbia generato questo legame che impedisce a Tyra di allontanarsi dall’investigatore.
La tranquillità di Cal viene sconvolta da un nuovo incarico: il famoso chirurgo Pierre Baleaux è sparito dalla circolazione e sua figlia vuole ritrovarlo. Sembra un caso semplice, per Cal, almeno finché qualcuno non cerca di farlo fuori.

LA RECE DELLA KATE:

Non succede sempre-sempre, ma molto spesso, quando leggo un libro con buoni protagonisti, mi capita di dare loro dei volti (succederà più o meno a tutti, no?). Mi è bastata una manciata di pagine – forse meno – per dare a Cal il volto di Woody Harrelson, l’interprete di tanti film tra i quali il divertentissimo Now you see me e la mia saga del cuore, Hunger games.

Harrelson, infatti, ha proprio quella faccia lì; la faccia della vecchia canaglia, la faccia di quello che ti frega sotto i tuoi stessi occhi ma che, lo sai benissimo, è capace di grandi gesti ed è dotato di un gran cervello.

Cal è un grandioso protagonista maschile uscito dalla penna di un autore che, si sente, non solo si è “innamorato” dei suoi personaggi ma che si è anche divertito moltissimo (cosa non poi così comune, credetemi) a scrivere di loro. Affiancato da Tyra, una ragazzina che solo lui può vedere e sentire, Cal conduce una vita borderline a cavallo tra dissolutezza e bisogno spasmodico di racimolare soldi che gli permettano di condurre la sua vita piena di alcol e belle donne. Capelli lunghi, sberla facile, frigo irrimediabilmente vuoto, il nostro uomo è un investigatore privato che viene assoldato per risolvere i casi più disparati. Dal rapimento del figlio di una ricca e bellissima donna alla scomparsa di un famoso medico chirurgo, il lettore cercherà di stare alle calcagna di Cal (e Tyra ovviamente) tra le vie ipermoderne di queste nuove futuristiche città terrestri che io mi sono immaginata fatte di tanto vetro, tanto acciaio e uno strano odore nell’aria.

Ma il vero valore aggiunto di questo romanzo di fantascienza sono proprio loro, Cal e Tyra, legati da un insolito e travolgente destino, dipendenti l’uno dall’altro, continuamente sul piede di guerra e pronti a punzecchiarsi, estenuarsi, stancarsi a vicenda con battute al vetriolo ma, ve lo assicuro, divertentissime.

Impossibile – per me – non ridere pensando alla famosissima scena di Ghost con Swayze e la Goldberg nella quale Swayze, ormai fantasma, perseguita la Goldberg con una canzoncina fastiodiosa per convincerla a farsi aiutare (ricordate?).

Insomma, un romanzo di fantascienza con molta azione, un pizzico di sesso, una manciata di amicizia, tanti sorrisi e qualche colpo di teatro, che male non fa. L’unica pecca? Forse troppa carne al fuoco: probabilmente il lettore medio si sarebbe accontentato anche di molto meno.

Da fonti certe (ehehehe) so che a marzo 2016 il romanzo uscirà anche in edicola per il marchio Ambrosia – la nuova narrativa fantasy-fantascienza-horror-noir.

Sempre da fonti certe (ehehehehe) so che Cal e Tyra… torneranno.

Non posso che saltellare di gioia fanciullesca.

Buona lettura, terrestri.

LA CITAZIONE:

Quando li raggiungo, trovo la donna che salta sul materasso e ancheggia sensuale; schiaccia il seno con le mani facendolo sporgere oltre la scollatura. Cal la guarda con un sorriso da ebete, inginocchiato sul pavimento, come se stesse pregando. Canta una assurda canzone che impazza in questi giorni in radio, nella quale un ragazzo chiede alla sua damigella di regalargli il cielo facendogliela vedere.

Speravo avessero già finito e invece devono ancora cominciare.

– Chiedile almeno come si chiama!

Non so perché abbia detto queste parole. Forse perché la scena mi sembra così demenziale e sporca da non riuscire a sopportarla. Forse perché non sopporto di vedere una donna usata come un giocattolo in quel modo.

O forse solo per rompere le palle a Cal.

Lui fa finta di niente, ma scommetto che mi ha sentito. Per un attimo ha smesso di cantare, poi ha ricominciato subito, tanto che la mora non se ne è nemmeno accorta.

Non mi do per vinta e mi chino su di lui, così come ho fatto in biblioteca. Se ha funzionato una volta, potrebbe farlo ancora.

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