Devil inside

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Titolo: Devil inside

Autore: Pietro Gandolfi

Editore: Dunwich

Anno: 2015

Pagine: 70

Prezzo: 0.99 euro in formato ebook (venduti singolarmente), 9.90 euro in formato cartaceo (insieme al racconto di Gazzarrini, il volume porta il titolo di Grindhouse Vol. I)

SINOSSI:

Helena è una ragazza affascinata dal lato oscuro della vita e conduce un’esistenza al limite, fra alcol, droga e sesso, attratta senza via di scampo in una spirale discendente di autolesionismo. Quando sul suo cammino incontra Stuart, sembra riuscire a trovare nuove espressioni per i suoi desideri estremi. Viene a contatto con gente pericolosa, all’improvviso impossibilitata a comprendere dove finisca la finzione e cominci l’orrore, quello vero. Helena è convinta di non temere nulla, ma scoprirà di avere commesso un errore, di avere fatto un passo troppo in là. Benvenuti allo show, il grande spettacolo di Devil Inside.

LA RECE DELLA KATE:

Gandolfi, ormai l’ho capito, è un uomo senza pietà.

Uno che si sarebbe trovato bene nel vecchio e polveroso far west, pistola tenuta prudentemente e intelligentemente fuori dal fodero, espressione (fintamente) disinteressata ma occhi vigili.

Uno che le cose le sa e te le spiattella in faccia senza chiedere permesso. Poco importa che tu sia pronto o meno.

Io, tanto per fare un esempio, non ero pronta.

Helena è una giovane donna annoiata in cerca del brivido, della trasgressione, del pericolo. Non importa quando, come o perché, importa che qualcuno la faccia sentire minimamente viva, che qualcuno le mostri che vale la pena alzarsi alla mattina e, si sa mai, le dia occasione di stupirsi ancora.

Ma per cosa? E perché?

Helena ha scelto di puntare la sua offuscata e obnubilata attenzione sulle cose sbagliate: il sesso estremo, inquietanti invocazioni demoniache, droghe, alcol e uomini quanto meno di dubbio gusto. Una spirale autodistruttiva che, pensandoci, non è poi così romanzata. Non sentire parlare di messe nere ogni giorno non significa che queste non esistano, che non esistano le sette, che non esistano brutture o ridicoli richiami al male. Gandolfi ce lo ricorda. A modo suo.

Helena scivola in un incubo senza apparente ritorno, sospesa tra horror e thriller, in bilico tra il brivido che anche un gioco può regalare e il terrore che solo il buio più nero davanti agli occhi può sprigionare.

Helena non ha più tempo per giocare, per lamentarsi, per sbuffare, per annoiarsi: è tempo di salvare la sua vita, di guardarsi le spalle e, possibilmente, ricominciare da capo.

Purtroppo però questa non è una favola e l’happy ending, ancora una volta, ce lo scordiamo.

Ormai si sa, da cattolica praticante ho una certa difficoltà ad affrontare con distacco temi come dire… pruriginosi. Senza dubbio è – e rimane – un mio limite.

Tuttavia (ci doveva essere un tuttavia, no?), molto prima di accorgermene, durante la lettura ho cominciato a rilassare le spalle e la mandibola: stavo leggendo, e mi stavo divertendo.

Mi sono chiesta immediatamente cosa avesse fatto sì che io dimenticassi il mio personale limite.

E mi sono risposta che non dovevo parlare di cosa, ma di chi.

L’autore.

L’autore, giocando estremamente bene – suppongo consapevolmente – con i tempi e con i ritmi, ha donato la possibilità al lettore di lasciarsi abbracciare continuamente sì dal terrore e dalla repulsione proprie della narrativa horror ma anche dalla suspance e dall’adrenalina proprie del thriller. Come se volesse, di tanto in tanto, “fare riposare” chi legge, dare il tempo di fare sedimentare gli orrori e gli abomini letti. Dimenticarli anche solo per un attimo.

Una lettura orrorifica, action e drammatica insieme.

Un viaggio scandaloso.

In formato cartaceo uscirà nel volume dal titolo Grindhouse insieme alla novello di Ivo Gazzarrini, Delirium.

LA CITAZIONE:

La stanza non è grandissima, ma è gremita di gente: solo qualcuno indossa il cappuccio o una maschera, stavolta, forse chi tiene in modo particolare a non rivelare la propria identità. Al contrario della solita folla inebetita, suggestionata da eventi che forse non comprende nemmeno fino in fondo, al  mio ingresso trovo persone esultanti.

In buona parte saranno di certo gli stessi esaltati incontrati durante le altre cerimonie, ma la mia impressione è di trovarmi alle prese con personaggi molto più convinti e coinvolti. Una parte di me vorrebbe ridere, consapevole di quanto il loro fervore sia inutile davanti alla messinscena che si apprestano a seguire, ma scopro di non riuscirci. Così come mi rendo conto di far uscire urla e lacrime con più facilità rispetto alle prove.

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Un pensiero su “Devil inside

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