Raccontami di un giorno perfetto

raccontami di un giorno perfetto

Titolo: Raccontami di un giorno perfetto

Autore: Jennifer Niven

Editore: DeA

Anno: 2015

Pagine: 400

Prezzo: 6,99 euro formato digitale e 12,66 euro cartaceo

SINOSSI:

È una gelida mattina di gennaio quella in cui Theodore Finch decide di salire sulla torre campanaria della scuola per capire come ci si sente a guardare di sotto. L’ultima cosa che si aspetta però è di trovare qualcun altro lassù, in bilico sul cornicione a sei piani d’altezza. Men che meno Violet Markey, una delle ragazze più popolari del liceo. Eppure Finch e Violet si somigliano più di quanto possano immaginare. Sono due anime fragili: lui lotta da anni con la depressione, lei ha visto morire la sorella in un terribile incidente d’auto. È in quel preciso istante che i due ragazzi provano per la prima volta la vertigine che li legherà nei mesi successivi. I giorni, le settimane in cui un progetto scolastico li porterà alla scoperta dei luoghi più bizzarri e sconosciuti del loro Paese e l’amicizia si trasformerà in un amore travolgente, una drammatica corsa contro il tempo. E alla fine di questa corsa, a rimanere indelebile nella memoria sarà l’incanto di una storia d’amore tra due ragazzi che stanno per diventare adulti. Quel genere d’incanto che solo le giornate perfette sono capaci di regalare.

LA RECE DELLA KATE:

Ciao amici, ben ritrovati e buona domenica!

Mi attende un compito difficile, questa mattina: parlarvi di questo romanzo. Non è semplicissimo perché, pur trattandosi evidentemente di uno YA, affronta tematiche dure e pesanti.

Comincio allora con un consiglio: preparate i fazzoletti. Serviranno. Chi fosse entrato in camera mia ieri, verso le undici di sera, avrebbe trovato una cretina singhiozzante. Non è che mi capiti spessissimo. La Niven è brava, niente da dire.

A cavallo tra Colpa delle stelle e Cercando Alaska, questo romanzo è davvero un piccolo gioiello della narrativa per giovani adulti e, pur prendendo sicuramente spunto dal collega Green, la Niven è riuscita comunque a confezionare un prodotto credibile e apprezzabile perché onesto, accorato, mai gratuitamente mieloso.

Violet ha perso la sorella in un incidente d’auto, lei è quella che è sopravvissuta. Quella che è rimasta. Quella che ora, disperatamente e con tutte le sue forze, deve trovare dentro di sé la forza per andare avanti, per svegliarsi alla mattina, per andare a scuola, per vivere davvero e non limitarsi a respirare per tenersi in vita.

Non è facile mai, ma se hai diciassette anni… be’, credo che sia una vera scommessa, qualcosa che diventa quasi una guerra quotidiana. Un continuo dondolare tra voglia di morire e farla finita e desiderio, invece, di resistere. Di fare tutte le cose che fanno i coetanei. Anche solo una risata ogni tanto. Anche solo riprendere a guidare. Anche solo riuscire a guardare un’auto senza sentirsi assalire dalla nausea.

Non tutte le guerre sono fatte per essere vinte, però. Violet quel giorno non ce la fa. Salire sulla torre campanaria della scuola e guardare in basso e pensare a tutto quello che non ci sarà mai più è l’unica cosa che le sembra possibile. E lo fa.

Ma non è sola.

C’è Finch.

Finch è lì perché… bah, immagino lo scoprirete leggendo il romanzo, passo dopo passo, conoscendo questo incredibile personaggio principale con calma, con lentezza, con amore e rispetto. Perché queste storie non sono invenzioni, queste storie accadono. Tutti i giorni. L’autrice, alla fine del romanzo, ci offre dei dati. Nel mondo, ogni quattro secondi, qualcuno si toglie la vita. Scrivo e ho la pelle d’oca, vi giuro.

Ogni quattro secondi qualcuno si toglie la vita.

Finch è un ragazzo meraviglioso, vi sfido a non prendervi una sbandata per lui. Scrivere di lui dev’essere stato affatto facile. È pieno di spigoli, di facce, di dettagli. È tridimensionale al cento percento. Cambia a ogni capitolo rimanendo eppure sempre se stesso.

La storia di Violet e Finch, incontrati per caso in cima a un campanile, è una storia certamente d’amore ma anche di profonda comprensione e accettazione. Di tutta una serie di sentimenti bellissimi e rari che mi hanno fatta sciogliere come un cubetto di ghiaccio lasciato in spiaggia a Riccione.

Nonostante verso la metà un poco arranchi (per poi riprendersi egregiamente nel giro di un paio di capitoli) e che l’editing sia carente (AAA cercasi editor decente per la DeA), Raccontami di un giorno perfetto è… perfetto. A partire dalla cover.

Lasciatevi andare, leggetelo, anche se è YA, sì.

Lascio una citazione del romanzo, una a caso, perché ho l’ebook pieno di sottolineature.

LA CITAZIONE:

Di tutte le persone che avrei potuto “salvare”, Theodore Finch è senz’altro la peggiore. Alla Bartlett High School è una specie di leggenda. Io non lo conosco molto bene, ma ho sentito spesso parlare di lui. E chi non ne ha sentito parlare? Alcuni non lo posso soffrire perché pensano che sia completamente fuori e una testa calda. Per altri è un mito perché è completamente fuori e una testa calda. Diciamo che è un tizio un po’… estremo. Tipo, una volta si è presentato a scuola dipinto di rosso dalla testa ai piedi e non era Halloween. Pare che ad alcuni abbia detto che era un atto di protesta contro il razzismo, e ad altri che manifestava contro il consumo di carne.

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