Vesuvio breakout

Vesuviobreakout

Titolo: Vesuvio breakout

Autore: Giorgio Riccardi

Editore: Dunwich

Anno: 2015

Pagine: 284

Prezzo: 2,99 euro ebook, 9,90 euro cartaceo (non ancora disponibile)

SINOSSI:

L’esplosione del Vesuvio ha devastato le zone circostanti, iso­lando la Campania dal resto della penisola. Come se non ba­stasse, il sottosuolo ha liberato effluvi che agiscono sui morti, facendoli tornare in vita. I nuovi esseri sono famelici e al di là di ogni guarigione. Un gruppo di sopravvissuti si rifugia all’interno del cinema situato nel centro commerciale di Caso­ria, l’unico riparo sicuro in un mondo ormai in rovina. Fughe, attacchi di morti viventi e insidie di altri sopravvissuti saranno descritti attraverso le pagine del diario del protagonista. Le sue riflessioni fanno da cornice a un universo devastato, dove la salvezza sembra essere sempre più un miraggio.

LA RECE DELLA KATE:

Chiudete gli occhi qualche secondo, respirate, rilassatevi e cercate di visualizzare l’immagine di uno dei vulcani più famosi al mondo: il Vesuvio.

Io credo di sapere cosa state vedendo. Il golfo in primo piano, acqua cristallina, fiori, cielo azzurro e il Vesuvio laggiù, silenzioso ma imponente.

Io vedo e sento anche altro. Vedo tanta gente affaccendata, sento le voci dall’accento forte e musicale al tempo stesso, sento odore di frutta, di verdura, di smog, di mare. Vedo usi e costumi lontani dai miei, sento molto chiasso e a volte ho un pochino paura perché la città non gode sempre di un buon nome. A Napoli si muore, a Napoli c’è la Camorra, a Napoli ci sono gli spacciatori, l’emergenza rifiuti, le Vele di Scampia. A Napoli però pare che sia nata la pizza, gli spaghetti al pomodoro, ci sono i più bei presepi, artigiani meravigliosi, attori e cantanti che passeranno alla storia. Che la storia la stanno facendo e l’hanno fatta (se escludiamo Gigi D’Alessio ovviamente).

Napoli, insomma, nell’immaginario comune è suono e colore puro.

Adesso spazzate via tutto, tutto.

Chiudete gli occhi più forte, più forte. Niente azzurro, niente fiori, nessuna voce, strade vuote. Puzzo di morte, di zolfo, di polvere, di fine.

Siete arrivati a Vesuvio breakout, il punto di non ritorno nel quale mi trovo io.

Mi ci ha portata Riccardi.

È il 4 dicembre 2013 quando il Vesuvio scoppia. Terremoti violentissimi, crolli, fumo, puzza di zolfo, un’immane colata lavica che lambisce tutto e tutti. È la fine. E noi assistiamo a questa fine, impotenti e terrorizzati, grazie al diario che il protagonista di questa storia scrive, pagina dopo pagina, come se fosse un memoriale, come se scrivere potesse mantenerlo in vita, ancora umano, ancora lucido, ancora presente. Perché nulla di ciò che vede ha senso. Le strade sono piene di morti viventi, azzannatori, mostri, tritacarne. Verranno chiamati in molti modi, ma il concetto è uno e uno soltanto:

gli

zombie

esistono

Di lui non sappiamo niente, non sappiamo quanti anni abbia, che lavoro facesse prima della tragedia, che desideri e speranze culli nel suo cuore. Sappiamo che ha dei genitori e che vuole ritrovarli. È l’amore per la famiglia quello che lo guida e che lo fa uscire dal suo guscio di bravo ragazzo timido e timoroso. Quando il male lo va a cercare, quando bussa alla sua porta, il nostro protagonista si farà trovare pronto.

Dopo I vivi, i morti e gli altri di Claudio Vergnani (un vero must have!!!), torna tra gli scaffali una zombie novel tutta italiana dalle atmosfere apocalittiche. Un’idea che, se proprio nuovissima non è, ha però alcune caratteristiche peculiari (tra cui la bellissima ambientazione partenopea, alcuni personaggi interessanti e una chiusa che, personalmente, mi è piaciuta tanto) che vi faranno ehm… divorare questo romanzo in un solo boccone.

Buona lettura!

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3 pensieri su “Vesuvio breakout

  1. Letto tutto d’un fiato ma alla fine mi ha lasciato un po’ così. All’inizio non ho sentito quell’ansia da “è successo un evento così traumatico da non crederci” come lo scoppio del Vesuvio…il senso di incredulità, la reazione della gente e del mondo….poi il finale che non è finale, come capita in molti racconti e libri, fa sempre il suo effetto sorpresa ma qui si lascia veramente troppo in sospeso e irrisolto….sembra quasi che mancassero all’autore le idee per approfondire un po’ di più…..poi sarei veramente curiosa di sapere se con un’eruzione in atto di tal genere possa esserci un tempo atmosferico così freddo (ma questa è ignoranza mia naturalmente)….mi è piaciuto ma non mi ha soddisfatto del tutto….
    Giulia (Julia)

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    1. Non l’ho chiesto alla CE ma magari è previsto un secondo libro. In quanto al realismo ci sono scuole di pensiero, io entro in modalità “sospensione dell’incredulità”, quando leggo fantasy o fantascienza credo un pochettino a tutto e non mi faccio molti problemi. C’è chi, invece e giustamente, se li fa. Conosco autori che se non narrano tutto esattamente “come se” impazziscono. A me importa poco e tendo a concentrarmi maggiormente sulla prosa che in questo caso, trattandosi di un autore esordiente italiano, mi ha soddisfatta.
      Grazie di avermi scritto e avermi detto la tua Julia!

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  2. Ciao Giulia e kate grazie innanzitutto per la segnalazione e per avermi letto.. È già una vittoria! Il libro è lasciato apposta così nel finale perché nelle mie idee ci sarà un seguito che spero arrivi presto.
    Sul freddo si, è realistico o almeno dovrebbe, lapilli e cenere in quantità industriale portano all’oscuranento del sole che non riesce a far passare i propri raggi è una delle teorie scientifiche della glaciazione ovviamente in scala ridotta…mettici che il tutto è ambientato in inverno e il freddo è servito 😊
    Grazie per le critiche e per le giuste riflessioni non possono che invogliarmi a proseguire.
    Giorgio Riccardi

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