Bestie da soma

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Titolo: Bestie da soma

Autore: Alfredo Mogavero

Editore: Nero press

Anno: 2015

Pagine: 240

Prezzo: 2,99 euro in formato digitale

SINOSSI:

Nella giungla maleodorante del mercato coperto chiamato Mondezzaio, il “Professore” è un ragazzo che – nonostante il buon livello culturale cui deve il suo nomignolo – sbarca il lunario lavorando come facchino in cambio di uno stipendio da fame. Nel Mondezzaio c’è di tutto: fumo, droga, traffici sottobanco e scommesse clandestine. Da questo microcosmo putrido lui vorrebbe venir fuori, ma una serie di eventi sfortunati lo precipitano in un susseguirsi di situazioni al limite del grottesco. D’altra parte, i personaggi che incrociano la sua strada sono tanti e variegati: Mezzabotta, che ogni volta gli dà il buongiorno pestandolo a sangue; l’inquietante Biondo, capace di saltare su una corda sospesa nel vuoto pur di vincere una scommessa; i boriosi attivisti dell’ALF che, con il loro estremismo, hanno inquinato il cervello della ragazza dei suoi sogni coinvolgendola in progetti strampalati; un buffo scimpanzé dipendente dalle sigarette, uno strano individuo con la faccia da serial killer, la vicina di casa innamorata, una gigantesca culturista cinese che lavora per gli strozzini e una languida prostituta che è anche la fidanzata del suo migliore amico. Tutto converge verso una notte all’insegna della follia, nel cortile della villa di un noto mafioso, che sarà teatro di un autentico bagno di sangue. Dall’autore di Six Shots, un romanzo degno di una sceneggiatura di Quentin Tarantino.

LA RECE DELLA KATE:

Leggevo questo romanzo e, come flash psichedelici, continuavano a venirmi alla mente i ragazzi ricchi, ben vestiti, coccolati, griffatissimi e bellissimi del nostro italico scrittore per ragazzi Federico Moccia (non fate quella faccia, su, controllatevi). Mentre loro sono a Roma, in licei esclusivi, con la macchinuccia da guidare senza patente parcheggiata sotto casa, l’ultimo smartphone, i locali alla moda e i piccoli problemi che scaturiscono dall’essere viziati e cretini, noi siamo nel sud Italia più sporco e maleodorante che ci sia, insieme a gente ghettizzata da una società che non solo non li vuole ma che, ormai, nemmeno li vede più. Fantasmi che lavorano di notte e dormono (quando possibile) di giorno, impasticcati per necessità, alcolizzati per sopravvivenza, armati e letali per disperazione. I primi giovani e belli, i secondi pieni di sporco sedimentato, graffi, cicatrici, denti marci, la paura appoggiata addosso come un sudario mefitico. Da una parte i magnifici eroi di Mocciana penna, dall’altra gli ultimi, costretti a sgobbare al mercato coperto tutta la notte, lottando per pochi euro e per la sopravvivenza, perché il mercato della frutta e della verdura è così, un luogo per i reietti, per lo scarto. Gente che quel misero stipendio lo usa per la droga, per le armi, per quel goccio di alcol che, almeno per un poco, riesce a far apparire la realtà appena meno schifosa di quello che è.

Il Professore è uno di loro, uno di questi ultimi che incontriamo per le vie luride della città, uno come tanti. Probabilmente, passandogli accanto, ci sposteremmo impercettibilmente. Eppure è in qualche modo diverso, non ancora così perduto da non riconoscere il bene dal male e il giusto dallo sbagliato. Questo il lettore lo sa, lo percepisce, e questa consapevolezza è l’unico garante di un’alleanza che si stringe, pagina dopo pagina, tra chi legge e il protagonista di questa storia. Storia che, come avrete capito, non ha niente della favola. Forse, anzi, non ha nemmeno un happy ending. Ha però grinta, incazzatura. Ha uno humor surreale che lascia increduli e divertiti. Ha personaggi ben delineati, un contesto socio-culturale che, presumiamo, non nasce dai voli pindarici della fantasia di Mogavero ma che fanno parte di una certa triste e cupa realtà italianissima fatta di malavita, sofferenza e povertà. Ha una chiusa rocambolesca, ha spari, tanti spari. Ha sangue, tanto sangue. Ha tutta una serie di scene, quasi degli sketch, che diventano immediatamente icone e che, vedrete, vi rimarranno impresse a lungo nella memoria (una scimmia che, fumando, legge Delitto e Castigo in braccio a una puttana – ne vogliamo parlare?!). Ha un senso dall’inizio alla fine, un senso ultimo, laddove dare un senso significa avere uno scopo, e il Professore uno scopo ce l’ha ben chiaro in testa. Tutto sta a vedere cosa si è disposti a fare e quanto di quello che siamo debba essere messo da parte – dimenticato, ignorato – per raggiungere i propri scopi.

Un romanzo che, per quanto mi riguarda, si è dimostrato un filo troppo lungo (venti pagine in meno e sarei stata una donna – e una editor – appagata) ma decisamente bello, a tratti quasi, oserei dire, geniale.

Assolutamente consigliato agli amanti del noir e del pulp. E anche a tutti gli altri.

LA CITAZIONE:

«Ho le guardie che mi ronzano attorno, una scimmia in casa e un debito di trenta cartoni con dei cravattari cinesi. Nel portafogli mi rimangono meno di cento euro e tra una settimana devo pagare l’affitto, e in più c’è uno che mi vuole ammazzare perché ho scoperto che è un assassino. […]»

«Una scimmia in casa» dice.

«Esatto».

«Di che taglia?»

«Media direi. Non sono un esperto».

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