L’ultima spiaggia

shute

Titolo: L’ultima spiaggia

Autore: Nevil Shute

Editore: Mondadori – Urania

Anno: 1957 (ristampa aprile 2015)

Pagine: 217

Prezzo: 2,99 euro formato ebook (per Kobo e Kindle)

SINOSSI:

La guerra atomica è durata solo trentasette giorni, ma sono bastati ad annientare tutto l’emisfero settentrionale e a condannare il resto del pianeta a un’inesorabile estinzione. Il sottomarino Scorpion corre silenzioso nelle profondità del mare, con al comando il capitano Dwight Towers, uomo tutto d’un pezzo che ha visto le sue certezze vacillare e sbriciolarsi assieme alla civiltà. Destinazione l’Australia, ultimo baluardo del genere umano. Insieme agli ultimi sopravvissuti il capitano Towers affronterà l’inevitabile in un romanzo corale dai toni foschi e disillusi: mentre la mortale nube radioattiva si fa sempre più vicina, l’autore orchestra un impeccabile ultimo requiem per l’umanità.

LA RECE DELLA KATE:

Da Armageddon a Deep impact , da The day after tomorrow a Dantes’ Peak (guarda cosa vado a tirare fuori), i film catastrofici, quelli che ci ricordano che noi siamo solo piccole e insulse pedine di un sistema complesso, mai casuale e talvolta distruttivo, mi mettono addosso un’angoscia difficilmente spiegabile. Dove eravate, voi, il 20 dicembre 2012? Io a casa, sul letto, a piangere. Giuro. Affanculo le profezie, affanculo Nostradamus, affanculo quell’imbecille di Roberto Giacobbo. Capito come? Così.

Il terremoto che ha scosso (letteralmente) l’Emilia Romagna tre anni fa non mi ha di certo aiutata (non sapevo più dove emigrare), anzi, ha fatto sì che il terrore di calamità naturali e dell’estinzione umana mettesse radici sempre più profonde e radicate nel mio francobollico cervello e che mi tenessi ben lontana da filmografia e letteratura di genere.

Nessun problema se si parla di zombi, vampiri, mostri, streghe, fantasmi e chincaglieria di questo tipo, ovviamente. Ma se si parla di estinzione umana… faccio un passo indietro.

Cosa è accaduto, allora? E’ accaduto che la sinossi di questo Urania è imprecisa quanto il mio concetto di ordine e organizzazione, ragazzi miei.  Le cose non stanno esattamente come la sinossi racconta. Vanno un filo peggio. Lasciate che vi spieghi. Siamo in Australia, uno dei pochissimi luoghi ancora abitabili e abitati della Terra. Ancora per poco, perché la nube atomica presto arriverà anche in Australia. Lo sanno tutti. Tutti sono pronti. Immaginate il conto alla rovescia: meno sei mesi, meno cinque, meno quattro, meno tre, meno due. Al centro della scena una manciata di protagonisti: il capitano Towers, Peter, la moglie di Peter, lo scienziato Osborne, e la brillante Moira.

Towers, Peter e Osborne, a bordo del loro sottomarino, hanno il compito di fare una crociera lungo le coste americane per accertarsi – ancora una volta – che lì e altrove non ci sia rimasta nessuna traccia di essere vivente. Solo silenzio, annientamento, vuoto, solitudine. Intere città svuotate dall’attività umana. Strade vuote, moli deserti. Nessun richiamo, nessun animale in vita. Nessun profumo di cibo, nessun bambino. La nube tossica ha ucciso tutti e tutto. La razza umana sta per estinguersi e loro sono gli ultimi. Come abbiamo detto, ancora per poco, pochissimo tempo.

Cosa c’è di più terribile di sapere quando e come si morirà? Di sapere che nulla esisterà più? Che tuo figlio non diventerà mai adulto? Che tua moglie morirà in mezzo al suo vomito e alla sua diarrea? E’ un romanzo angoscioso che non insiste su certi concetti perché non ne ha bisogno. Non ha bisogno di grandi descrizioni per far comprendere al lettore ciò che sta accadendo. Tipico esempio, dunque, di “Show don’t tell”. Non ho bisogno di parlare della guerra durata trentasette giorni che ha annientato l’umanità: te lo faccio capire, lettore, attraverso i dialoghi, attraverso piccole e brevi pennellate di vita quotidiana. L’estremo attaccamento alla vita di chi non rinuncia a piantare fiori e alberi, comprare panchine per il giardino, coltivare la terra, andare in ufficio, vendere giocattoli, fare figli, parlare del futuro come se ci dovesse essere realmente un futuro. La mancanza di isteria rende tutto ancora più terribile e terrificante, accappona la pelle, commuove sino alle lacrime, mozza il respiro in gola. “Cosa farei, io, se sapessi che sto per morire?” è la domanda che mi ha martellato ogni secondo durante la lettura. Vi posso assicurare che, nonostante io sia stata molto fortunata, il terremoto ci ha resi ugualmente indifesi, piccoli, spauriti. Quando nemmeno casa propria risulta essere rifugio e pace e diventa anzi minaccia e instabilità, allora, di noi, che resta?

Un romanzo corale dettagliato e preciso, struggente e pieno di dignità umana. Uno degli Urania più belli che io abbia letto fino ad ora, con un pizzico di nostalgia per una prosa che ora non esiste più, e che rimanda a tempi e scrittori diversi.

Buona lettura, amici.

LA CITAZIONE:

– Vuoi dire che rimarremo tutti colpiti?

– Sì, Ne rimarremo tutti colpiti. Moriremo tutti. Ecco perché voglio parlartene un poco.

– Non puoi parlarmene quando il momento sarà più vicino? Quando sapremo che sta veramente per succedere?

Scosse la testa. – E’ meglio che te ne parli ora. Vedi, potrebbe anche darsi che non mi trovassi qui, allora.

E va bene – fece lei, con una certa qual riluttanza. Accese una sigaretta. – Avanti, parla.

Lui rimase per qualche istante pensieroso. – Dobbiamo tutti morire un giorno – disse alla fine. – Quello che succede è che ti ammali. Cominci con un senso di nausea, poi ecco che vomiti. E continui a vomitare… non riesci più a tenere giù nulla. Poi si manifesta la diarrea, che peggiora continuamente. Puoi magari riprenderti un poco, ma dopo tutto ricomincia come prima. E alla fine ti riduci a uno stato di debolezza tale che… muori, semplicemente.

Lei soffiò una boccata di fumo verso l’alto. – E quanto tempo dura tutto questo?

– Non lo so. Credo vari da individuo a individuo.

Seguì un breve silenzio.- Un brutto pasticcio – lei mormorò poi. – Credo che, se tutti la prendono contemporaneamente, non ci sarà nessun ad aiutarci. Niente dottori e niente ospedali.

– Temo proprio di no. Credo sarà una battaglia che dovremo combattere da soli.

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