La cisterna

download

Titolo: La cisterna

Autore: Nicola Lombardi

Editore: Dunwich edizioni

Anno: 2015

Pagine: 185

Prezzo: 9,90 euro

SINOSSI:
Nuovo Ordine Morale. Una feroce dittatura militare. Un nuovo sistema carcerario estremo in cui le Cisterne rappresentano il terribile strumento per una radicale epurazione della società. 
Giovanni Corte, giovane pieno di speranze, conquista l’ambito ruolo di Custode della Cisterna 9, nella quale dovrà trascorrere un anno. E comincia così per lui un cammino – inesorabile, claustrofobico, allucinante – lungo gli oscuri sentieri dell’anima umana, verso il cuore buio di tutti gli orrori che albergano fuori e dentro ciascuno di noi.
​LA RECE DELLA KATE:
​E’ pura angoscia, pura bruttura, puro horror.
Ma no, non solo.
E’ distopia, ma anche fantascienza.
Ma no, non solo.
E’ un thriller psicologico.
E’ tutte queste cose e anche qualcosa di più, accidenti.
Bisognerà partire dall’inizio, allora.
Siamo in Italia, tempo e luogo imprecisati. Io ho immaginato di essere nel nord Italia, in una delle tante lande desolate della pianura Padana abitate solo da campi di grano, risaie, sole che brucia la pelle senza criterio e inverni impietosamente umidi e freddi.
Il NOM – acronimo di Nuovo Ordine Morale – ha istituito un incredibile e terrificante sistema carcerario: sbagli, sei punito. Semplice, lineare. Non importa chi tu sia, non importa da dove tu venga, non importa chi siano i tuoi genitori, non importa quale ruolo ricoprissi da uomo libero. Ma sotto al NOM non esistono (più) carceri sovraffollate e un sistema giudiziario incerto, nebuloso e impreciso. Esistono solo le cisterne. Luoghi infernali che sembrano usciti direttamente dalla mente e dalla penna di un demone. Nelle cisterne si viene gettati. Corpi vomitati dall’alto della cisterna che cadono su altri corpi, altri corpi, altri corpi. Carnaio terrifico e allucinato, esseri umani uni sugli altri, al buio, senza cibo, senza luce, senza appigli. Unico grande corpo fatto di arti scomposti, visi che cercano aria, puzzo acre di sangue e di morte, di feci e di paura, e un silenzio che colpisce come un pugno in pieno stomaco. Un girone dantesco, lo avete immaginato? Lo vedete davanti ai vostri occhi? Riuscite a coglierne tutto l’orrore?
Stupratori, ladri, assassini, traditori del NOM. Una lunga caduta. E ti ritrovi lì, corpo in mezzo ai corpi sepolto vivo da altri corpi che cadono e che ti soffocano, che ti tolgono respiro, che ti intrappolano. E non siete cinque o sei, siete decine e decine e decine. Urlare non ha senso, non più. Nessuno sente, nessuno è interessato. Siete feccia, siete già morti. La vostra sofferenza è, per tutti, dovuta e normale.
Le cisterne sono nove, sono sparse per il Paese, e sono sorvegliate da custodi accuratamente selezionati. Essere un custode è un privilegio. Giovanni, custode della numero nove (almeno per un anno) è – e si sente -un privilegiato.
Ha il suo appartamento pulito e rassicurante, cibo sempre pronto, libri da poter leggere, qualche canale televisivo per fare svogliatamente canale canale e la promessa di una lauta ricompensa. Giovanni pensa a servire il NOM (“Io sono il NOM, io sono il NOM!“), pensa a quei soldi che gli permetteranno di farsi una lunga vacanza in un’isola da sogno, pensa a fare il suo dovere precisamente e meticolosamente.
Le giornate si assomigliano tutte tra di loro, scandite solamente dai nuovi arrivi, dalle poche e tirate chiacchiere con le guardie, e dalla sensazione sempre più viscida, sempre più insinuante, sempre meno sottile che qualcosa non vada.
Il suo malessere diventa tangibile, trasuda dalle pagine, arriva fino a noi e si aggrappa ai nostri pensieri distogliendo la nostra attenzione da tutto il resto.
Dorme male, dorme poco, fa incubi allucinanti che lo lasciano sempre più stremato, smette di allenarsi, di guardare la televisione. Ombra di se stesso. Ricordo del giovane entusiasta e speranzoso e idealista che era.
Lombardi non ci lascia tregua e ci insegue, pagina dopo pagina, reclama attenzione e respiri strozzati. Ci obbliga  a ricordare orrori recenti, dolori mai sopiti, vergogne dell’umanità. Ci obbliga a tornare ai campi di sterminio, alle persecuzioni, agli abomini più terribili compiuti da esseri umani che di umano nulla avevano.
E ci lascia lì, sospesi in mezzo alle parole, in una atmosfera dai colori seppiati, l’odore di nebbia e di fumo, il silenzio atroce rotto solo dal rumore degli scarponi contro il metallo della struttura.
Le ambientazioni nostrane a volte hanno il potere di togliere pathos alle azioni e alla narrazione, come se ambientare un romanzo in Italia lo privasse automaticamente di una certa autorevolezza.
Non è questo il caso, comunque. Sento che nulla sarebbe cambiato se lo scrittore ci avesse portato in Texas e il protagonista fosse stato, chessò, un certo Ronald (pancia da bevitore di birra e baffi inclusi). Con una prosa asciutta e pragmatica, unite a un buonissimo editing, Lombardi ci accoglie nel suo mondo, spalancando per noi le porte del terrore.
Buona lettura!
(Nota a margine: a me piacciono le copertine un filo più rigide, debbo dirlo. E mi piace che la bio dell’autore sia ben visibile e consultabile, in questo caso l’avrei voluta sul retro, insieme alla sinossi. Ma queste sono proprio solo e soltanto note a margine del tutto personali.)
LA CITAZIONE:
“Una distesa, un ammasso di uomini, un brulicare di corpi, supini o inginocchiati, o riversi bocconi, o raccolti su loro stessi come grassi vermi verdi e grigi, come feti esili e cenciosi. Un muto ribollire di forme, di ombre, di arti scomposti, il tutto calato in una dimensioni quasi fosforescente, corrotta nella verdastra luminosità muffosa che si sprigiona dalla putrefazione. In realtà, quell’effetto era semplicemente frutto di una ripresa in assenza di luce. La telecamera […] rimandava alla Camera di Controllo, ventiquatt’ore su ventiquattro,  le immagini di tutti quei bastardi immersi nel buio intenti a dimenarsi, strisciare gli uni sugli altri, a calpestarsi, a gridare il loro inaudibile odio, il loro dolore, sollevando a tratti occhi spalancati simili a spiritati puntini opalescenti.
Annunci

2 pensieri su “La cisterna

  1. Pingback: I burattini di Mastr’Aligi | La Kate dei libri

  2. Grazie Kate, ho conosciuto questo libro grazie alla tua recensione, l’ho letto e mi è piaciuto molto. Un libro notevole, a cavallo fra l’horror psicologico e la distopia. Ho trovato solo un leggero “scollamento” fra i primi due terzi del libro e la parte finale (non aggiungo altro per evitare spoiler). La tensione è palpabile e in alcune parti mi ha ricordato Poe. Il finale lascia l’amaro in bocca, ma riflettendoci forse è proprio il finale più adatto.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...