Una notte ho sognato che parlavi

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Titolo: una notte ho sognato che parlavi

Autore: Gianluca Nicoletti

Editore: Mondadori

Anno: 2013

Pagine: 177

Prezzo: 14,02 euro

SINOSSI:

Queste pagine narrano la storia quotidianamente e banalmente vera di Tommy, un simpatico e riccioluto adolescente autistico. Ci parlano del suo straordinario rapporto con il padre, Gianluca Nicoletti. Ci raccontano di un bambino che a tre anni era sorprendentemente buono e silenzioso – forse per fino troppo – e di suo padre che, quando un neuropsichiatra sentenziò: «Suo figlio è attratto più dagli oggetti che dalle persone», non trovò tutto ciò affatto strano. Ma poi , con l’adolescenza, le cose in famiglia all’improvviso cambiano: quel bambino taciturno diventa un gigante forzuto, talvolta aggressivo, spesso incontrollabile, e Gianluca, chiamato in causa dalla moglie sconfortata, si scopre un genitore felicemente indispensabile…
Una notte ho sognato che parlavi è un memoir ironico e toccante, talvolta struggente, spesso allegro, il racconto dolceamaro, franco e disincantato, di un piccolo universo quotidiano in cui si affronta con grande coraggio una patologia oggi diffusissima, troppo spesso rappresentata in modo fantasioso e iperbolico.

LA RECE DELLA KATE:

Solo ora, al termine della lettura del romanzo, ho digitato su google il nome dell’autore.
Solo ora mi rendo conto di conoscerlo benissimo, di averlo visto in televisione e probabilmente anche ascoltato la sua voce per radio.
Leggendo la sinossi di questo libro non può che venire in mente – in automatico – il famoso caso editoriale (ma non solo, anche radiofonico e televisivo) de Se ti abbraccio non aver paura, scritto da Fulvio Ervas.
Ervas si fa penna e foglio per raccontare l’incredibile e straordinaria vita (quasi) comune di un papà e del suo figlio autistico.
Per inciso, se non lo avete ancora letto (ma non credo, suvvia!) vi consiglio caldamente di farlo.
Quindi, dicevo, si pensa di avere tra le mani qualcosa di similare; un altro padre molto in gamba e un altro figlio diversamente abile.
Sì, ma anche no.
Questo è un libro che parla di paternità e di disabilità ma il tono (i toni) sono molto diversi.
Ervas (che ha scritto comunque sulla base dei racconti di Franco, il padre di Andrea) ha scelto un tono molto dolce, lieve, sereno e tranquillo. In effetti nelle comparsate televisive si è potuto notare quanto sia “scanzonato” il Sig. Franco, un tantino fricchettone, molto libero in tutti i sensi.
Sorride, ride, ha questo figlio molto molto bello e molto molto grande, ha fatto un viaggio incredibile in motocicletta negli USA con lui, è diventato un vero personaggio.
Nicoletti, che è famoso di suo, cala la maschera.
Il linguaggio è il più delle volte scurrile, molto colloquiale. Non ha remore nel definire suo figlio uno spaccamaroni, non ha remore nel dire che si sente incastrato, non ha remore nel dire che se la sua famiglia è ancora unita è perché di fatto sua moglie non si occupa più del figlio (dunque deve pensarci lui). Lucidamente cinico.
Ci parla di medici, istituzioni, scuole, servizi sociali, amici e gente dello spettacolo.
Punta il dito verso una società non benigna ma volutamente maligna, intrisa di burocrazie e perversità. Una società che finge aiuto ma che in realtà non fa che mettere bastoni tra ruote già molto logorate. Meccanismi che si sbloccano solo dopo aver fatto presente che lui è tal dei tali, uno che parla in radio e in televisione. Schifo italico, insomma.
Ci parla di famiglia, di sesso e di amore.
Il più delle volte fa proprio ridere di gusto, usa termini bellissimi, è uno che la penna la sa muovere sul foglio, per intenderci. Quindi al di là del tema trattato leggerlo è proprio uno spasso, è proprio bello, è proprio coinvolgente.
Poi, sul finale, ci parla di futuro. Che è poi quello che spaventa tutti noi genitori. Cosa succederà ai nostri figli quando non ci saremo più? Ma per questi genitori la domanda è urgente, pulsante, terrifica. Cosa ne sarà di loro, nemmeno capaci di chiedere aiuto, allacciarsi una scarpa o avere una relazione affettiva?
E allora Nicoletti sogna di una Insettopia, una città dentro la città a misura di autistici. Sogna con noi, e ci sentiamo onorati e anche commossi quando lui stesso ammette che no, non se ne farà mai niente. Che sono solo sogni.
E’ un libro breve, si legge in trequattro ore e ve lo consiglio tanto.

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