Storia proibita di una geisha

978-88-541-3566-6

Titolo: Storia proibita di una geisha

Autore: Mineko Iwasaki

Editore: Newton Compton

Anno: 2012

Pagine: 318

Prezzo: 9,90 euro

SINOSSI:

Un’infanzia felice e solitaria trascorsa in un piccolo paese lontano dal Giappone delle grandi città. Mineko è una bambina schiva e appartata. A sei anni, strappata alla famiglia e con il cuore spezzato, si trasferisce in un’okiya nel distretto di Kioto e lì intraprende il duro cammino per diventare geisha, imparando l’antica arte del ballo, del canto, del saper parlare e vestire. È l’estenuante studio del cerimoniale rigido e severo di una corte millenaria che rende le donne maestre di etichetta, eleganza e cultura. Mineko studia con tenacia, senza mai distrarsi, coltivando un solo grande sogno: ballare. Diventa la geisha più brava, ricercata e corteggiata. Tutti la vogliono, politici, artisti, star dello spettacolo. Audace e orgogliosa, testarda e fiera, si muove in un mondo che non vuole ribelli, ma lei ha l’ardire di osare e di infrangere regole austere. Con il suo coraggio rompe il velo che da sempre avvolge un universo frainteso: si racconta con eleganza e audacia, ironia e leggerezza, e ci accompagna attraverso le trame e i segreti di una cultura millenaria e ritrosa. Mineko si confessa e denuncia un mondo che vuole rimanere nascosto, ci racconta della fatica e della tenacia per diventare la geisha più amata per poi, al culmine della sua carriera, voltare le spalle al successo e scegliere altro, una famiglia, un figlio, la normale eccezione dell’essere donna.

LA RECE DELLA KATE:

Proprio dalla storia di questa donna, nel 1997, è nato il famoso romanzo Memorie di una geisha che, scopro solo ora, è stata la causa di una denuncia per diffamazione che la Iwasaki ha sporto contro l’autore del bellissimo (e precedente) romanzo.

Secondo la Iwasaki, Golden non solo aveva stravolto l’immagine delle geishe, ma aveva anche reso pubblico il suo nome senza il suo consenso citandola nei ringraziamenti, cosa che le procurò minacce di morte e richieste di censura.

Che dire?

La causa venne chiusa con un accordo extragiudiziale, per una somma di denaro che non è mai stata resa pubblica (povero, povero Golden!).

Con quei soldi, probabilmente, la famosa signora è riuscita a ritirarsi definitivamente dalle scene, calare (metaforicamente) la serranda e dedicarsi alla stesura del libro che – secondo lei – avrebbe ridato lustro alla figura della geisha.

Ahimè. Il libro è a volte noioso e lento, un filo troppo autoreferenziale e mancante di ritmo.

La scrittura è tipicamente orientale: asciutta, a tratti secca, il risultato quasi infantile.

Ma signori, non importa. Non importa proprio niente. Quello che è importante è che abbandoniate il vostro mondo e seguiate Mineko. Ecco, prendetela per mano e fatevi guidare nel mondo magico, fascinoso, profumato e segreto delle geishe di Gion Kobu. Un mondo al femminile immerso nell’arte, nella danza, in una ferrea disciplina e nell’eterna lotta per la sopravvivenza e l’affermazione di sé.

Se la prosa non sempre aiuta, se a volte il tono dell’Io narrante risulta un poco saccente, ugualmente l’atmosfera del Giappone degli anni ’60 vi abbraccerà e riuscirà a trasportarvi altrove, lontano, tra il rumore degli zoccoli delle geishe e gli odori di cibo che si sprigionano tra le strade dei quartieri, sognando di essere anche voi, per una volta, abbracciate da un prezioso kimono riccamente decorato.

Buona lettura!

P.s.: se non aveste letto né l’uno né l’altro, consiglio di leggere prima Memorie di una geisha e, solo dopo, questo.

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